Raid in iran con soldati usa feriti: accuse a trump e pentagono per informazioni nascoste

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Raid in iran con soldati usa feriti: accuse a trump e pentagono per informazioni nascoste

Le dinamiche della guerra nel Medio Oriente tornano al centro dell’attenzione con nuove ricostruzioni su possibili attacchi iraniani precedenti al raid di venerdì scorso. Secondo quanto riportato dal New York Times, la difesa statunitense avrebbe omesso la divulgazione di altri tre episodi avvenuti nella settimana immediatamente precedente, episodi che avrebbero colpito forze Usa in Giordania e nell’area, lasciando tracce su mezzi e personale.

attacchi iraniani precedenti al raid: cosa riporta il new york times

Nella settimana prima dell’operazione di venerdì scorso, che ha causato la morte di due soldati statunitensi e il disperso di un militare in Giordania, l’Iran avrebbe condotto altri tre attacchi contro le forze Usa nel Paese. La ricostruzione del New York Times, basata su dichiarazioni di funzionari statunitensi che hanno parlato in condizione di anonimato, indica che quegli attacchi avrebbero ferito decine di militari statunitensi e danneggiato diversi elicotteri.

La stessa fonte sottolinea che il Pentagono non avrebbe divulgato né i dettagli di quegli eventi né le conseguenze in termini di vittime e danni.

pentagono e comando centrale: sicurezza operativa vs informazione pubblica

L’episodio evidenzierebbe il contrasto tra due esigenze: la sicurezza operativa, definita come priorità dal Dipartimento della Guerra statunitense, e l’obbligo di informare il pubblico sullo svolgimento della guerra. Il New York Times rileva che, dopo gli attacchi, il Comando Centrale degli Stati Uniti avrebbe dichiarato di essere impegnato a rispondere agli attacchi iraniani contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, senza includere nel racconto pubblico i colpi iraniani contro basi Usa nella regione, compresa quella in Giordania.

motivazioni sulla mancata divulgazione delle conseguenze

Secondo un funzionario militare statunitense riportato dal New York Times, l’ente non sarebbe tenuto a rendere pubbliche informazioni sui militari feriti, soprattutto nei casi in cui rientrino rapidamente in servizio. La posizione attribuita al funzionario sottolinea che la diffusione di dettagli potrebbe risultare controproducente, perché fornirebbe elementi utili all’Iran.

aggiornamenti sulla guerra: briefing rari e dati incompleti

Dal momento del crollo della tregua tra Teheran e Washington e a quasi cinque mesi dall’inizio della guerra, il Pentagono avrebbe fornito poche informazioni sulla strategia militare statunitense. Il New York Times ricorda che l’ultimo briefing sulla guerra risalirebbe ai primi di maggio.

La testata segnala inoltre che, negli ultimi mesi, l’amministrazione guidata da Donald Trump non avrebbe reso noti i modi in cui il conflitto abbia inciso sulle riserve statunitensi di armi costose e fondamentali. Risulterebbe mancante anche un quadro su come l’Iran abbia mantenuto e ricostruito la propria capacità missilistica.

numero dei feriti: aggiornamenti ridotti nelle ultime settimane

Secondo il Comando Centrale, dall’inizio delle ostilità sarebbero rimasti oltre 400 militari statunitensi feriti. Inizialmente il Pentagono avrebbe riportato con regolarità il numero totale di feriti e il rientro in servizio dei militari. Nelle ultime settimane l’aggiornamento della cifra complessiva sarebbe invece cessato.

Le informazioni emerse sul possibile quadro degli attacchi precedenti rafforzerebbero quindi l’attenzione su una gestione della comunicazione pubblica centrata su limiti e selezione dei dati, tra necessità di sicurezza e obblighi di trasparenza.

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