Pfas nelle uova di Vicenza: valori dieci volte sopra i limiti UE
Un caso di contaminazione alimentare che porta al centro le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) emerge dai controlli effettuati su uova prelevate in un pollaio dell’area di Vicenza. I risultati segnalano una concentrazione abnorme e fanno riferimento a un episodio di adulterazione delle acque tra i più gravi accertati in Italia negli ultimi decenni, con epicentro indicato nell’azienda Miteni di Trissino.
concentrazione di Pfas nelle uova: valori sopra i limiti europei
Nel campione analizzato è stata rilevata una concentrazione pari a 13.600 nanogrammi/chilo per la somma di quattro Pfas: Pfos, Pfoa, Pfna e Pfhs. Il dato è messo in relazione a un riferimento normativo dell’Unione Europea, secondo cui tali sostanze non dovrebbero superare 1.700 nanogrammi/kg.
La presenza di Pfas nelle produzioni alimentari viene quindi presentata come un elemento critico, con un livello di rischio ritenuto elevato per la tutela della salute collettiva, anche alla luce dell’attenzione posta sulla diffusione delle contaminazioni in filiere agricole e zootecniche.
segnalazione ufficiale e destinatari della pec alle autorità
La denuncia pubblica del caso è stata esposta circa una settimana prima, durante un convegno a Vicenza, dalla Rete Pfas Zero. Il convegno era presieduto da Massimiliano Zaramella, indicato come presidente del consiglio comunale di Vicenza e medico con attenzione ai fenomeni di danni ambientali e salute.
Secondo quanto riferito, la segnalazione non si è fermata alla dimensione divulgativa: è stata inviata una pec con comunicazione del caso sia alle autorità amministrative e sanitarie del Veneto, sia al carabinieri del Noe.
I destinatari della comunicazione includono:
- sindaco di Vicenza
- assessore comunale all’ambiente di Vicenza
- Dipartimento Prevenzione Ulss 8 Berica
- Direzione Prevenzione, sicurezza alimentare e veterinaria della Regione Veneto
- Arpa Veneto
- Arpav Vicenza
- Prefettura di Vicenza
- Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Venezia e Treviso
prelievo a Carpaneda e contesto dell’allevamento
Le analisi sulle uova sono state condotte dopo un prelievo in un pollaio privato situato in località Carpaneda, a ovest di Vicenza.
La Rete precisa che le uova provengono da un allevamento seguito con attenzione e da una famiglia impegnata da anni nel movimento No Pfas. Viene indicato che le galline sono state alimentate con acqua di acquedotto e con scarti di cibo selezionati provenienti dalla propria cucina.
Nella stessa cascina di Carpaneda risultano presenti da diversi anni due orti sperimentali monitorati dall’Università degli Studi di Padova (Agripolis a Legnaro). Resta sullo sfondo la questione relativa alla situazione degli allevamenti che, nel territorio, utilizzano acqua prelevata da falde inquinate, tema ritenuto centrale nel quadro della contaminazione.
date dei controlli e criticità sui monitoraggi regionali
Le analisi risalgono al 2024. Pur riferendosi a un periodo specifico, il risultato viene considerato indicativo della gravità del problema, in un contesto in cui la presenza di Pfas negli ortaggi e nei prodotti dell’agricoltura e della zootecnia viene descritta come sottovalutata.
La Rete Pfas Zero sottolinea che, sulla base di monitoraggi precedenti, le uova risultano tra gli alimenti con maggiore concentrazione di Pfas, dopo il pesce. Al contempo viene evidenziata l’assenza di dati pubblici relativi ai piani di monitoraggio degli alimenti animali e vegetali della Regione Veneto.
Per questo, viene riportato che i dati sono stati presentati al dottor Zaramella in occasione di un convegno dedicato alla “cultura dell’Acqua” a Vicenza, nel contesto dell’era dei Pfas e del periodo post-Miteni.
rischio per la salute e riferimento alle richieste di intervento
La questione dell’analisi degli alimenti viene descritta come uno dei temi più allarmanti per i Pfas, indicati come potenziale pericolo per la salute collettiva. La preoccupazione riguarda non soltanto le province di Vicenza, Verona e Padova, ritenute coinvolte dal fenomeno collegato all’inquinamento della Miteni, ma anche la capacità di intercettare e limitare gli effetti lungo la filiera.
Nel 2021, per ottenere dalla Regione Veneto i risultati degli accertamenti relativi alle aree più compromesse, le Mamme No Pfas e Greenpeace avrebbero dovuto ricorrere al Tar, a causa dell’opposizione delle strutture regionali.
Le richieste formulate includono l’invito a mettere in atto azioni per mitigare i danni alla salute della popolazione e a sostenere la categoria dei produttori, con possibile impatto economico. Viene richiamato inoltre che sussistono obblighi normativi derivanti da regolamenti e raccomandazioni UE su monitoraggio degli alimenti e sulla pianificazione e rendicontazione degli esiti dei controlli, con indicazione di intervento urgente ed effettivo a tutela della salute pubblica e a supporto degli agricoltori colpiti.
personalità e soggetti citati
Nel quadro descritto compaiono diverse figure e organizzazioni coinvolte nella denuncia, nella presidenza del convegno o nelle iniziative di tutela.
- Massimiliano Zaramella
- Marzia Albiero
- Rete Pfas Zero
- Mamme No Pfas
- Greenpeace
- carabinieri del Noe
- Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Venezia e Treviso
- Università degli Studi di Padova (Agripolis a Legnaro)
