Passione dei giapponesi per i robot: cosa c’è dietro e perché affascina così tanto

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Passione dei giapponesi per i robot: cosa c’è dietro e perché affascina così tanto

Sui social si moltiplicano le reazioni dopo l’annuncio della fine delle vendite di Aibo in Giappone: commenti carichi di stupore e tristezza raccontano lo smarrimento di chi aveva scelto un pet-robot come compagno quotidiano. Tra i post circolati, un utente riporta di essere frastornato e di attendere ulteriori informazioni, con l’intenzione di evitare che la decisione impatti la propria routine.

stop vendite aibo in giappone e reazioni sui social

La notizia riguarda la multinazionale Sony, che ha dichiarato l’intenzione di porre fine alle vendite di Aibo nel mercato giapponese, una scelta che colpisce un pubblico affezionato da anni. Aibo, entrato nelle case nipponiche (e anche all’estero) a partire dal primo modello “Wan Wan” del 1999, viene descritto come un animale tecnologico amato per la sua presenza domestica e per il comportamento capace di adattarsi alle interazioni quotidiane.

Nei commenti che accompagnano la notizia, la difficoltà principale emerge dall’idea di uno stop legato all’esaurimento delle scorte. Molte persone esprimono l’urgenza di completare un acquisto che rischia di diventare impossibile, mentre altre segnalano il disagio di non avere certezze immediate sul futuro. In parallelo, Sony ha comunicato che continuerà a vendere Aibo negli Stati Uniti e che manterrà servizi di riparazione e assistenza esistenti a livello globale.

ers-1000 aibo più intelligente: dati, cloud e apprendimento

L’ultima versione citata, Aibo ERS-1000, viene presentata come un passo ulteriore in termini di intelligenza: è in grado di raccogliere e accumulare dati sulle interazioni con i diversi proprietari. Questi elementi vengono poi utilizzati da un sistema di intelligenza artificiale basato su cloud, che può apprendere dalla conoscenza collettiva generata da esperienze condivise.

Dal punto di vista dell’esperienza percepita, la descrizione si concentra anche sul design: un cagnolino di 30 centimetri, con orecchie semoventi, grandi occhi capaci di esprimere emozioni diverse e una telecamera sul naso. La combinazione tra estetica e funzioni contribuisce a spiegare l’attenzione che Aibo ha attirato nel periodo iniziale di lancio: nei primi sei mesi avrebbe conquistato 20.000 clienti, con un investimento medio di circa 2.500 euro per vederlo muoversi e interagire negli appartamenti.

perché in giappone aibo diventa un legame naturale

Il legame tra persone e pet robot viene ricondotto a una visione culturale specifica. Ishiguro Hiroshi, direttore del Laboratorio di Robotica Intelligente dell’Università di Osaka e indicato come padre della generazione androide nipponica, collega l’interesse giapponese per i robot dotati di AI a “diverse motivazioni”. Nel racconto attribuito alle sue parole, l’approccio punta a riconoscere una presenza anche negli oggetti comuni: bottiglie, scrivanie e sedie avrebbero un’anima.

La spiegazione include anche un’idea di società omogenea: in famiglia non si farebbero distinzioni tra i membri, e analogamente non si separerebbe il valore di gatti e cani domestici. La conseguenza è una concezione in cui ogni elemento possiede lo stesso tipo di anima, un’idea che aiuterebbe a rendere più “naturale” l’inserimento di esseri artificiali nella quotidianità.

sonzai kan e sensazione di presenza con i robot

Quando una persona rientra a casa dopo il lavoro e viene accolta da Aibo che scodinzola, muove la testa, interagisce e modula il comportamento in base alla personalità della compagna o del compagno umano, risulta più semplice sviluppare affezione. Nel testo emerge un concetto giapponese che descrive come la relazione tra umani e robot possa apparire non solo possibile, ma anche naturale: sonzai kan, traducibile come “sensazione di presenza”.

In ambito filosofico e nella disciplina dell’interazione uomo-computer (HCI), la nozione rimanda a un’atmosfera affettiva, talvolta molto intensa, che nasce quando si percepisce la presenza di un altro essere umano anche a distanza. Il riferimento include situazioni in cui la persona è un avatar o è completamente artificiale, come accade con robot umanoidi citati tra cui Pepper.

animali ai oltre ad aibo: lovot, qoobo, bocco emo e nekojita fufu

Le richieste per ulteriori versioni basate su animali robot entrano già nel discorso pubblico, con l’idea di un progetto felino. Attualmente vengono elencati diversi “animali AI”, tra cui LOVOT, Qoobo, Bocco Emo e Nekojita FuFu.

lovot: robot caldo, telecamere e reazione all’umore

LOVOT è descritto come un robot di dimensioni ridotte che ricorda vagamente un pinguino. Il progetto risale al 2018 ed è attribuito all’inventore dell’umanoide Pepper, Kaname Hayashi, con l’obiettivo di stimolare coccole e trasmettere affetto. LOVOT non parla, ma risponde con versi considerati “carini” che richiamano quelli di un bebè.

Il sistema include telecamere a 360 gradi e la capacità di reagire all’umore del proprietario o della proprietaria. È indicato anche un corpo caldo al tatto e la funzione di mappare la casa per avvisare se qualcuno si avvicina alla porta. Nel contesto riportato, ai vari robot viene attribuito anche un possibile scopo terapeutico in ospedale, rivolto a pazienti di età diverse, dai più piccoli fino agli anziani.

qoobo: cuscino con coda e studi in case di cura

Qoobo assume la forma di un cuscino con una coda che ricorda quella di un gatto. Viene indicato che, quando viene accarezzato, scodinzola anche solo per salutare. L’effetto dei movimenti della coda è descritto come oggetto di sperimentazione: sarebbero stati coinvolti 40 uomini e donne ospitati in case di cura e in strutture di assistenza agli anziani.

La presenza del robot avrebbe generato risposte significative: secondo la citazione riportata, avrebbe toccato il loro cuore spingendoli a commentare o ad accarezzarlo e avrebbe favorito una maggiore interazione.

bocco emo: lettura ad alta voce da smartphone e sensori domestici

Per monitorare la casa, Bocco Emo è descritto come un robot da tavolo che evita l’uso di schermi. Il sistema si basa su riconoscimento vocale e riconoscimento di movimenti per leggere ad alta voce messaggi inviati dagli smartphone dei familiari. Il dispositivo include anche vari sensori, tra cui quelli che rilevano se le porte sono aperte o chiuse.

nekojita fufu: gatto minuscolo che soffia aria

Nekojita FuFu viene presentato come il più “kawaii” tra i robot recenti citati: un minuscolo robot a forma di gatto che soffia aria per raffreddare bevande e cibi. Può essere agganciato a una tazza oppure posizionato accanto a un piatto. Il gattino avrebbe diverse modalità di soffio ed è descritto come particolarmente irresistibile.

personaggi citati

Nel contenuto compaiono persone legate alla ricerca o alla progettazione dei robot:

  • Yachi
  • Ishiguro Hiroshi
  • Kaname Hayashi
Giappone in lutto per lo stop alle vendite di un cane robot. E spopolano gli “animali AI” che somigliano a gatti o pinguini
Categorie: NewsTecnologia

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