Non sono antifascista: cosa penserei se mia figlia me lo dicesse

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Non sono antifascista: cosa penserei se mia figlia me lo dicesse

Le trasformazioni dell’educazione contemporanea emergono con forza nelle parole di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, regista e attore siciliano. Nel contesto del Karlovy Vary International Film Festival, presente per presentare il suo ultimo film, Pif affronta il tema dell’educazione dei figli e descrive come la crescita di una figlia, oggi Emilia di sei anni, richieda scelte, tempi e percorsi specifici. L’attenzione si concentra su etica, formazione del cittadino e su momenti condivisi che superano la semplice routine quotidiana.

pif e l’educazione dei figli: etica e visione del mondo

Durante una lunga intervista, Pif collega l’educazione a un lavoro continuo che coinvolge mente, sensibilità e valori. Per Emilia, la proposta educativa include corsi intensivi dedicati a un tema complesso come la “morte come concetto”, con un’attenzione particolare ai significati legati al mancato battezzo e, soprattutto, all’etica. Pif definisce l’obiettivo come “la formazione di un cittadino”, sottolineando che il percorso non si limita a spiegazioni astratte, ma mira a costruire un quadro di responsabilità e di appartenenza.

Il regista collega la genitorialità a una trasformazione personale: i bambini portano a un cambiamento profondo e, nello stesso tempo, un figlio o una figlia proietta in avanti. La necessità diventa anche pensare a “dopo la morte” e a come preparare quel “dopo”. L’idea centrale resta contribuire alla crescita civica: formare un cittadino, lasciando poi a Emilia la possibilità di scegliere la propria strada.

il significato educativo del confronto con i valori

Un passaggio guida del discorso riguarda anche il modo in cui l’educazione influisce sulla visione del mondo. Pif afferma che, se Emilia un giorno dichiarasse di non essere antifascista, arriverebbe a pensare di aver sbagliato qualcosa. Il punto non riguarda la sola identità personale, ma le basi culturali e morali che devono emergere dall’ambiente di crescita.

pif e le attività condivise con emilia: via d’amelio, capaci e sensibilità

Quando si parla del tempo trascorso insieme, Pif descrive scelte precise, basate su esperienze concrete. Racconta di aver portato Emilia due-tre volte a via D’Amelio e tre volte a Capaci. In questi momenti il racconto non è centrato direttamente sulla mafia: l’obiettivo è che Emilia “respiri” quei luoghi, senza trasformare subito il confronto in un discorso tematico specifico.

Il piano educativo, secondo Pif, prevede una scansione per età. L’idea è cominciare a raccontare più avanti a partire da circa sette anni, e poi, quando Emilia avrà dodici anni, farle vedere La mafia uccide solo d’estate. La crescita, quindi, viene accompagnata da strumenti e contenuti calibrati sul momento, per favorire comprensione progressiva.

educazione alla disabilità: un’assenza da colmare

Un altro asse fondamentale riguarda la disabilità. Pif dichiara l’intenzione di far frequentare molto il mondo della disabilità, motivando che in questo paese non c’è un’educazione al riguardo. Secondo la prospettiva espressa, manca una sensibilità adeguata e non si trova un approccio chiaro su come comportarsi. Pif evidenzia un punto: spesso la vera disabilità si definisce anche nel modo in cui la società la affronta, poiché i disagi derivano da chi non sa come relazionarsi e quindi non adotta comportamenti consapevoli.

educazione come incrocio tra ambiente e carattere

Pif riassume la propria visione in una formula diretta: l’educazione nasce dall’incrocio tra l’ambiente in cui si cresce e il carattere. In questa cornice, torna il riferimento a un criterio valoriale molto preciso: se Emilia sostenesse di non essere antifascista, Pif direbbe di pensare che ci sia stato un errore. La formazione, quindi, non coincide con una sola lezione o un singolo evento, ma con la costruzione di basi coerenti rispetto a ciò che si ritiene giusto.

Nel racconto convivono anche attività quotidiane e immagini note della vita familiare, con l’idea di “fare l’asso politico di quadri”: momenti comuni come andare al cinema, mangiare un gelato, giocare o pedalare in bicicletta, fino ad arrivare al tema politico e morale dell’educazione, che diventa il filo conduttore dell’intero percorso.

programma di formazione per emilia: tappe e contenuti citati

La struttura delle tappe educative descritta da Pif include esperienze nei luoghi citati e contenuti audiovisivi previsti per età. La narrazione segue una progressione: via D’Amelio e Capaci per favorire familiarità con i luoghi; poi l’avvio di un racconto specifico a partire da circa sette anni; infine la visione di La mafia uccide solo d’estate a dodici anni, come strumento educativo ulteriore.

personalità citate nel racconto

Il contenuto ruota attorno alle figure principali legate all’esperienza familiare e ai riferimenti cinematografici menzionati:

  • Pierfrancesco Diliberto (Pif)
  • Emilia
  • La mafia uccide solo d’estate
Pif: “Adesso devo pensare anche a dopo la morte, cosa succederà, preparare il dopo. Se mia figlia mi dicesse ‘non sono antifascista’, penserei di aver sbagliato qualcosa”
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