Metano in Ue stop alle norme: dodici paesi, Italia inclusa, chiedono blocco e la posta climatica cresce
Nei giorni in cui l’Europa affronta livelli di caldo sempre più intensi e riaccende il confronto sulla lotta al cambiamento climatico, a Bruxelles arriva una richiesta destinata a far discutere. La Commissione Europea riceve una proposta di rinvio che riguarda direttamente un regolamento pensato per limitare le emissioni di metano lungo l’intera filiera dei combustibili fossili. La tensione ruota attorno a obblighi vincolanti di monitoraggio, rendicontazione e riduzione e, soprattutto, sul tema della sicurezza energetica.
richiesta di rinvio del regolamento sul metano 2024/1787
Undici nazioni europee chiedono alla Commissione Europea di rinviare l’applicazione del regolamento 2024/1787, entrato in vigore il 4 agosto 2024. Il provvedimento introduce obblighi vincolanti per imporre standard relativi al metano lungo la filiera dei combustibili fossili: petrolio, gas e carbone. Tali obblighi coinvolgono non soltanto gli operatori europei, ma anche chi intende vendere idrocarburi nel mercato dell’Unione.
La richiesta è sostenuta da ragioni definite sul piano giuridico ed economico, con un accento marcato sulla sicurezza energetica. Tra le criticità segnalate figurano intoppi burocratici, poiché la Commissione non avrebbe ancora certificato quali paesi extra-UE rispettino standard equivalenti. Sullo sfondo si colloca la preoccupazione per possibili interruzioni delle forniture: l’ipotesi avanzata è che paesi produttori meno conformi possano ridurre o sospendere la vendita verso l’Europa, dirottando le esportazioni verso mercati meno esigenti.
Per queste ragioni, dodici paesi ritengono necessario bloccare per tre anni l’applicazione del regolamento.
coalizione favorevole allo stop e motivazioni collegate
La posizione coinvolge un ampio gruppo di Stati. Durante il Consiglio Energia del 26 giugno si segnala anche l’aggiunta della Germania alla lista iniziale dei paesi che sostengono la richiesta di rinvio.
perché l’ue regola il metano e cosa impone il regolamento
La regolamentazione del metano trova la sua giustificazione nella rilevanza del gas come secondo gas serra per impatto sul riscaldamento globale. Il metano viene descritto come un moltiplicatore silenzioso della crisi climatica, responsabile di circa il 30% dell’aumento delle temperature registrato dai tempi della rivoluzione industriale.
Il testo evidenzia due aspetti: su un arco di vent’anni, il metano riscalda l’atmosfera 84-87 volte più della CO₂ secondo i dati dell’IPCC; inoltre, a differenza della CO₂ che resterebbe in cielo per secoli, il metano si dissolverebbe in circa una dozzina d’anni. Questa caratteristica renderebbe la riduzione dell’uso di metano uno degli strumenti più immediati per rallentare il riscaldamento nel breve periodo: ogni tonnellata in meno oggi produrrebbe un effetto di raffreddamento tangibile nell’arco di uno o due decenni.
perdite, venting e flaring lungo la filiera
Nelle aree da cui l’Europa importa metano vengono indicati casi di dispersione nell’atmosfera attraverso venting, flaring e perdite legate alle infrastrutture. L’elenco dei paesi citati include Algeria, Egitto, Libia, Azerbaijan e Stati Uniti, con riferimento a decine di miliardi di metri cubi di gas dispersi ogni anno, descritti come spreco e fonte di impatto climatico.
obblighi e tempistiche previste dal 2024/1787
Il regolamento 2024/1787 viene presentato come primo tentativo al mondo di imporre standard climatici a chi vende combustibili fossili. La logica alla base è semplice: chi vuole vendere petrolio, gas o carbone in Europa deve dimostrare di non contribuire ad avvelenare il pianeta attraverso perdite di metano facilmente riducibili.
Il percorso indicato è progressivo. Sono previsti obblighi di trasparenza dal 2025, standard equivalenti dal 2027 e soglie massime vincolanti a partire dal 2030.
pressioni esterne e possibile ampliamento della coalizione
La richiesta di rinvio trova eco anche all’esterno dell’Europa. Nel testo si riportano posizioni critiche verso il regolamento da parte di Stati Uniti, Qatar, Algeria e Nigeria, con la dichiarazione che il regolamento non venga gradito. In particolare viene citata l’avvertenza del Segretario all’Energia americano Chris Wright, secondo cui l’energia americana andrà semplicemente altrove.
In seguito al Consiglio Energia del 26 giugno, si osserva che la coalizione che chiede lo stop potrebbe essersi ampliata fino a circa 16-17 paesi.
opposizioni e richieste di proseguire con i tagli al metano
Accanto alle richieste di sospensione, il testo descrive anche un fronte contrario. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, lancia un appello globale chiedendo tagli immediati al metano. Anche negli Stati Uniti vengono riportate prese di posizione: parlamentari democratici scrivono una lettera a Ursula von der Leyen, sostenendo che attenuare il regolamento sarebbe un segnale devastante per chi avrebbe già investito in monitoraggio e riduzione.
La Commissione, per quanto riportato, dichiara di non voler attuare la sospensione. Tuttavia il testo segnala un aumento della pressione e un rischio legato alla possibilità di sacrificare uno strumento considerato determinante nel contrasto alle emissioni e al riscaldamento globale, aprendo spazio a interessi legati a multinazionali del gas e a paesi esportatori dai quali l’Europa risulta ancora dipendente.
personalità citate
- António Guterres
- Ursula von der Leyen
- Chris Wright
paesi che chiedono il rinvio del regolamento
La richiesta di rinviare l’applicazione del regolamento è attribuita a un gruppo specifico di Stati europei. I paesi citati includono Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Belgio, Bulgaria, Ungheria, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Svezia e Italia, con l’aggiunta della Germania menzionata durante il Consiglio Energia del 26 giugno.
