Israele ponga fine all occupazione: cosa dice la corte e come è peggiorata la situazione in due anni
Impegni giuridici, responsabilità internazionali e conseguenze concrete per milioni di persone: il quadro delineato dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 19 luglio 2024 chiarisce obblighi precisi per lo Stato di Israele e per tutti gli altri Stati. La distanza tra norme e azioni resta al centro dell’attenzione, soprattutto a due anni dalla pronuncia, quando le misure richieste avrebbero dovuto tradursi in cambiamenti tangibili. Una questione che riguarda direttamente il rispetto del diritto internazionale e la tutela dei diritti umani, con effetti che si estendono su Gaza e in Cisgiordania.
corte internazionale di giustizia 19 luglio 2024: gli obblighi su israele
La pronuncia attribuisce a Israele un insieme di obblighi definiti e immediatamente rilevanti. In particolare, viene indicato che lo Stato di Israele deve:
- porre fine alla sua presenza illecita nel territorio palestinese occupato il più rapidamente possibile;
- cessare immediatamente tutte le nuove attività di insediamento ed evacuare tutti i coloni dal territorio palestinese occupato;
- fornire la piena riparazione per i danni causati dagli atti internazionalmente illeciti a tutte le persone fisiche o giuridiche interessate nel territorio palestinese occupato.
corte internazionale di giustizia: responsabilità di tutti gli altri stati
Accanto agli obblighi attribuiti a Israele, la pronuncia identifica doveri specifici anche per gli altri Stati, collegati alla necessità di non consolidare o legittimare la situazione descritta. È indicato che gli altri Stati devono:
- non riconoscere come legittima la situazione derivante dalla presenza illecita di Israele nel territorio palestinese occupato;
- astenersi dall’instaurare trattative economiche o commerciali con Israele che riguardino il territorio palestinese occupato;
- adottare misure per prevenire relazioni commerciali o di investimento che possano contribuire al mantenimento della situazione illegale.
due anni senza misure coerenti: il nodo politico-amministrativo
La distanza tra gli obblighi individuati dall’organo giurisdizionale delle Nazioni Unite e l’attuazione concreta viene descritta come un elemento critico. Dopo due anni, con poche eccezioni, risulta che nessun paese abbia introdotto misure ritenute conseguenti alle indicazioni della Corte. In questo contesto viene segnalato che l’Italia non avrebbe fatto eccezione.
Secondo la ricostruzione riportata, l’Italia verrebbe collocata in posizioni di coda in una ipotetica graduatoria di conformità, anche per il fatto di non avere assunto nessuna posizione concreta rispetto alle misure cautelari emesse dalla Corte nei tre pronunciamenti relativi alla possibile violazione della convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio.
campagna “©palestina” e richiesta di cambio di rotta
Una parte rilevante del contenuto collega la pronuncia della Corte a un’azione di sensibilizzazione e pressione rivolta alle istituzioni. La campagna “©Palestina, tutti i diritti riservati” è presentata come uno strumento per chiedere che l’Italia passi dall’inerzia all’azione e assuma un ruolo più determinato nel garantire diritti fondamentali del popolo palestinese, indicati come sistematicamente violati e
