Hiv sicilia il modello per estendere le terapie long acting
Le terapie long acting stanno emergendo come una delle innovazioni più rilevanti nella gestione dell’Hiv, con un impatto che coinvolge aderenza terapeutica, riduzione dello stigma e organizzazione dei servizi sanitari. Un confronto istituzionale promosso per definire un modello regionale di presa in carico ha messo al centro accessibilità e uniformità dei percorsi assistenziali, integrandoli con le strategie di prevenzione legate alla PrEP.
terapie long acting hiv: obiettivi del progetto istituzionale
Il progetto istituzionale “Hiv e terapie long-acting: un passo verso infezioni zero”, promosso da Sanitanova e ospitato presso il Complesso Monumentale Steri di Palermo, ha raccolto il patrocinio della Simit, della Università degli Studi di Palermo e del dipartimento Promise. L’incontro, secondo quanto riportato dalla nota di riferimento, è stato pensato per favorire una definizione condivisa di un modello organizzativo regionale in grado di rendere le terapie a lunga durata d’azione più accessibili ai pazienti.
Nel corso dei lavori è stata evidenziata l’esigenza di uniformare i percorsi assistenziali e di rafforzare l’integrazione con le iniziative di prevenzione, in continuità con le strategie basate sulla PrEP. Tra i punti emersi con maggior rilievo compare anche la necessità di mantenere la aderenza terapeutica come elemento decisivo non solo per la salute individuale, ma anche per ridurre la trasmissione del virus. Il riferimento concettuale indicato è il principio “U=U” (Undetectable = Untransmittable).
aderenza, stigma e continuità di cura: i temi al centro
Giuseppe Nunnari, presidente Simit Sicilia e professore ordinario di Malattie infettive presso l’Università di Catania, ha illustrato il ruolo delle terapie long acting. Secondo la sua esposizione, queste terapie rispondono a due bisogni essenziali: garantire la continuità di cura, con effetti sull’aderenza, e contribuire a ridurre lo stigma che può ancora accompagnare molte persone con Hiv.
La somministrazione periodica, svolta da un operatore sanitario, viene descritta come un fattore in grado di rafforzare sia la regolarità dell’aderenza sia la frequenza del dialogo medico-paziente. In questo modo si mira a intercettare precocemente i bisogni e a limitare la “visibilità non voluta” connessa all’assunzione della terapia quotidiana.
organizzazione dei servizi e accesso omogeneo alle opportunità terapeutiche
Un altro aspetto prioritario riguarda l’organizzazione dei servizi. Antonio Cascio, direttore dell’Uoc Malattie infettive e del Centro regionale di riferimento Aids del Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, ha collegato l’innovazione terapeutica a modelli assistenziali capaci di rendere più semplice la presa in carico e più efficiente l’intero percorso.
Secondo quanto riportato, l’obiettivo è rendere i trattamenti più fruibili attraverso un assetto che faciliti accesso e uniformità. L’indicazione centrale riguarda la possibilità di assicurare un accesso omogeneo alle nuove opportunità terapeutiche in tutta la regione, garantendo equità delle cure.
sostenibilità e valutazione dell’impatto complessivo sul sistema sanitario
Il valore della sostenibilità è stato approfondito da Giacomo Matteo Bruno, professore di Hta-Health technology assessment e Farmacoeconomia presso l’Università di Pavia. Durante i lavori è stato sottolineato che le terapie long acting vanno valutate considerando l’impatto complessivo sul sistema sanitario.
Nel dettaglio, l’analisi proposta riguarda vari elementi tra cui più aderenza, meno ricoveri evitabili e un impiego più efficiente delle risorse. In base a quanto affermato, questo approccio mira a generare benefici concreti sia per i pazienti sia per il Servizio sanitario, includendo tutte le variabili coinvolte.
lavori, dati regionali e percorso assistenziale condiviso
Nel corso dell’incontro, secondo la nota, sono stati presentati i dati epidemiologici regionali e analizzati gli aspetti economici delle terapie a lunga durata d’azione. Sono state inoltre condivise le esperienze maturate dai principali centri siciliani.
La giornata si è conclusa con un workshop operativo dedicato alla definizione di un percorso assistenziale regionale condiviso, che costituirà la base per future raccomandazioni organizzative.
partecipanti e figure di riferimento citate
Rappresentanti istituzionali e professionisti coinvolti nel confronto hanno contribuito alla definizione del modello regionale. Nel resoconto vengono citati i seguenti nominativi:
- Giuseppe Nunnari
- Antonio Cascio
- Giacomo Matteo Bruno