Giordania nel mirino dell iran perché amman è diventata un obiettivo analisi

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Giordania nel mirino dell iran perché amman è diventata un obiettivo analisi

La Giordania si ritrova sempre più al centro delle tensioni che coinvolgono gli Stati Uniti e l’Iran, fino a essere percepita come un obiettivo “legittimo” da Teheran. La dinamica si alimenta dopo i raid che hanno causato la morte di due militari statunitensi e la scomparsa di un terzo, cui si aggiungono i lanci di droni e missili attribuiti all’Iran e intercettati dalle autorità giordane. In parallelo, emerge una cornice di cooperazione militare e operativa tra Washington e Amman che rende più complesso, per il regno, sottrarsi alla spirale del conflitto.

giordania tra usa e iran: perché amman è esposta

La posizione giordana cresce di importanza nelle operazioni statunitensi contro l’Iran, trasformando il Paese in un punto sensibile. Nel racconto che emerge dalle ricostruzioni disponibili, la Giordania si trova stretta tra attori belligeranti senza aver scelto di entrare in una guerra. Il regno cerca di difendersi e al tempo stesso di evitare di essere trascinato nel conflitto, con l’obiettivo di non deteriorare relazioni strategiche e di non innescare tensioni interne.

cooperazione militare usa-giordania e basi sul territorio

La collaborazione tra Stati Uniti e Giordania è già consolidata su ambito militare, intelligence e antiterrorismo. In territorio giordano sono ospitate anche basi aeree statunitensi, fattore che spiega perché Washington, nei periodi più delicati della guerra contro l’Iran, abbia aumentato il ricorso ad Amman.

trasferimenti di truppe e riduzione della capacità operativa altrui

Funzionari statunitensi citati da fonti giornalistiche hanno riferito che, prima e nelle fasi iniziali della campagna contro l’Iran, il Pentagono avrebbe trasferito truppe da Paesi arabi del Golfo, come Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Qatar, verso località considerate relativamente più sicure, tra cui la Giordania e il vicino Israele. La crescita del ruolo giordano sarebbe maturata anche perché altri alleati regionali avrebbero limitato la possibilità per gli Stati Uniti di stazionare forze e di far operare aerei dai propri territori.

presenza statunitense e rapporto di dipendenza

Secondo un rapporto del Congresso, le forze armate statunitensi operano da tempo da basi presenti in Giordania e nel Paese sarebbero presenti quasi quattromila militari americani. La Giordania, a differenza di nazioni del Golfo caratterizzate da maggiori risorse, risulta fortemente dipendente dagli aiuti esteri statunitensi e non avrebbe margini sufficienti per opporsi alle scelte di Washington.

nuova fase del conflitto e attacchi contro basi giordane

All’inizio della guerra, l’Iran avrebbe concentrato le azioni di rappresaglia soprattutto contro Israele e contro i Paesi arabi del Golfo che avrebbero sostenuto gli Stati Uniti. Con l’evoluzione del quadro e con il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran che risulta progressivamente indebolito, la tensione avrebbe cambiato traiettoria, coinvolgendo anche la Giordania.

raid presso king faisal e colpimento di muwaffaq salti

Settimane fa, il primo attacco attribuito all’Iran contro la Giordania avrebbe colpito una struttura residenziale presso la base aerea King Faisal, causando cinque feriti tra militari statunitensi. Un secondo raid avrebbe interessato una base nella Giordania orientale, danneggiando alcuni elicotteri Black Hawk americani.

Due giorni dopo, secondo le autorità, missili iraniani avrebbero colpito la base aerea di Muwaffaq Salti ad Azraq, indicata come un importante centro operativo dell’aeronautica statunitense, con circa 20 soldati americani feriti. La base sarebbe stata colpita nuovamente venerdì, con due soldati uccisi e quattro feriti.

intercettazioni: droni e missili balistici abbattuti

Nel seguito degli eventi, l’esercito di Amman ha dichiarato di aver abbattuto almeno cinque droni e tre missili balistici.

incontri sulla cooperazione e aiuti economici-militari statunitensi

Le ricostruzioni indicano che a inizio luglio si sarebbe svolto un incontro tra il capo dell’esercito giordano, generale Yousef Hunaiti, e il sottosegretario alla Difesa statunitense per gli affari di sicurezza internazionale, Daniel Zimmerman. Nel meeting, secondo quanto riportato da agenzie di stampa, sarebbero state discusse l’espansione della cooperazione e forme di partenariato militare e di difesa tra i due Paesi.

Le fonti citate fanno anche riferimento agli aiuti economici e militari statunitensi alla Giordania, risalenti agli anni ’50 e triplicati negli ultimi 15 anni. Nel 2025, secondo un rapporto del Congresso, gli Stati Uniti avrebbero fornito alla Giordania 1,45 miliardi di dollari in aiuti economici e militari.

vulnerabilità delle strutture nelle basi: limiti di protezione

Un soldato statunitense schierato alla base aerea di Muwaffaq Salti, dove due militari Usa sono stati uccisi, ha descritto condizioni operative che renderebbero le installazioni difficili da proteggere. Molti edifici sarebbero costituiti da container o da strutture metalliche e tende, elementi che non garantirebbero una resistenza adeguata ad attacchi con razzi, mortar o droni.

Secondo la stessa testimonianza, anche costruzioni più recenti realizzate in alcune aree della regione e rinforzate con muri spessi non assicurerebbero protezione da un colpo diretto di un missile balistico. La valutazione riportata è che le forze statunitensi stiano affrontando perdite e pressione su più fronti.

personaggi citati

  • Curtis Ryan
  • Omid Memarian
  • Yousef Hunaiti
  • Daniel Zimmerman

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