G8 genova zucca sulla diaz una copertura mai chiarita

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G8 genova zucca sulla diaz una copertura mai chiarita

Il caso della scuola Diaz durante il G8 del 2001 continua a riaccendere interrogativi su responsabilità, gestione dei poteri e trasparenza. L’ex magistrato Enrico Zucca, già procuratore generale di Genova e in precedenza pubblico ministero nell’inchiesta sulla Diaz, affronta il nodo che ritiene rimasto fuori dalle letture rassicuranti usate per spiegare le violenze contro i manifestanti. Al centro delle sue parole compaiono copertura istituzionale, opacità dei controlli e debolezza della garanzia democratica, con uno sguardo esteso anche al modo in cui oggi vengono gestite le piazze.

tortura alla scuola diaz e copertura istituzionale: perché restano domande aperte

Zucca collega la difficoltà di parlare apertamente della tortura alla scuola Diaz a due aspetti: la presenza, nella copertura, di funzionari apicali e di una catena di comando rimasta in grado di incidere sui passaggi successivi. Il punto di rottura, secondo la ricostruzione dell’ex magistrato, riguarda le domande non risolte che emergono quando la spiegazione si ferma alla metafora delle “mele marce”.

Nel suo ragionamento, la questione diventa anche una verifica di sistema: episodi come Diaz e Bolzaneto sarebbero stati eccezioni oppure avrebbero mostrato finestre su pratiche che potevano riguardare luoghi normalmente non accessibili, come carceri e cpr.

violazioni, arresti illegittimi e verbali falsificati secondo l’impostazione di zucca

Zucca descrive il quadro delle condotte attribuibili alle forze di polizia evidenziando che, in una situazione non definita eccezionale, le “forze ordinarie” avrebbero mostrato la capacità di deviare da ogni regola. Tra i punti richiamati compaiono violenze nelle strade e in luoghi di cura, insieme a una percentuale di due terzi degli arresti dichiarati illegittimi.

Nel racconto dell’ex magistrato rientrano anche verbali falsificati e una operazione di mistificazione definita “scellerata”. Da qui si sviluppa una domanda diretta: chi avrebbe “insegnato” modalità operative come la falsificazione dei verbali e la realizzazione di arresti quando non sussistevano i presupposti.

corte europea dei diritti dell’uomo e mancata collaborazione con la magistratura

Zucca richiama un passaggio della corte europea dei diritti dell’uomo: la polizia, secondo quanto indicato, si sarebbe impunemente rifiutata di collaborare con la magistratura. L’ex magistrato sottolinea che “impunemente” significherebbe senza sanzioni. Inoltre, afferma che la sentenza avrebbe indicato nomi e cognomi, ma tali nominativi sarebbero stati ignorati.

Ne deriva, nel suo punto di vista, una conseguenza attuale: l’impossibilità di effettuare ricerche sulla polizia in Italia. Zucca evidenzia la mancanza di dati accessibili su abusi e condanne degli agenti.

bodycam e identificazione: limiti di tracciabilità e controllo indipendente

Nel ragionamento dell’ex magistrato, l’esistenza delle bodycam non risolve il problema. Pur essendo attivate a discrezione degli operatori, non sostituirebbero codici identificativi né l’esistenza di organismi indipendenti capaci di verificare in modo autonomo.

polizia nelle piazze e criteri di gestione: riduzione del danno, necessità e proporzione

Zucca estende la questione alla gestione delle piazze nel presente. In uno stato di diritto, sostiene, le forze dell’ordine dovrebbero essere guardiane delle libertà costituzionali e non ridursi a una funzione subordinata a un potere contingente, descritta come “la polizia del presidente” o il “braccio armato” del governo di turno.

Secondo la sua impostazione, l’aumento dei reati e l’introduzione di pene considerate “medievali” non migliorerebbero la sicurezza. Al contrario, afferma che tali scelte deprimerebbero la volontà di protestare e di recarsi in piazza.

Il conflitto, nel suo quadro interpretativo, appartiene alla democrazia e la polizia dovrebbe gestirlo seguendo tre criteri fondamentali: riduzione del danno, necessità e proporzione.

informazione e magistratura: stampa “asservita” e difficoltà di comprensione dei fatti

Zucca formula anche un giudizio severo sulle condizioni dell’informazione in Italia. Richiamando il racconto del G8 e dei relativi processi, afferma che i giornalisti dei principali quotidiani si sarebbero mostrati completamente asserviti agli interessi della polizia. Nel suo racconto, sarebbero state rilanciate le versioni delle forze dell’ordine e ci si sarebbe schierati contro le indagini dei magistrati genovesi, già abbastanza soli.

La stampa descritta da Zucca finisce così per essere ridotta a un terminale delle fonti di polizia, con ufficiali di collegamento con il viminale. In questa impostazione, il risultato sarebbe l’impossibilità per i cittadini di comprendere pienamente i fatti e l’ostacolo a un confronto interno sugli eventuali abusi.

diritti e dignità anche per chi commette reati: la distanza dalla logica della “divisa”

Nel discorso dell’ex magistrato emerge una linea di principio: “il cattivo non se le merita”. Anche chi commette un reato, afferma, conserva diritti e dignità. La condotta violenta, secondo la sua formulazione, non può essere giustificata da un contesto operativo: se cinque poliziotti si accaniscono contro un manifestante disarmato a terra, non sarebbero poliziotti ma “vigliacchi”, e la divisa non consentirebbe quel tipo di comportamento.

Zucca aggiunge che le istituzioni non avrebbero mai reso pubblico il percorso di revisione seguito dopo Genova. Di conseguenza, sostiene che mancherebbero elementi per sapere se e quali riflessioni siano state svolte.

quadro attuale: restrizioni del diritto di manifestare e sorveglianza estesa

Secondo Zucca, la situazione sarebbe oggi ancora più fragile. Il diritto a manifestare verrebbe ristretto tramite nuove fattispecie penali e pene sproporzionate. In parallelo, la sorveglianza riguarderebbe spazi più ampi, mentre i riferimenti alla costituzione e alla convenzione europea dei diritti dell’uomo sarebbero apertamente messi in discussione.

Le limitazioni, nel suo racconto, avanzerebbero lentamente e colpirebbero gruppi selezionati. Una parte della popolazione, attraverso disinformazione, finirebbe per convincersi che tali restrizioni riguarderebbero sempre “gli altri”.

materiale audiovisivo della videointervista: concessione e utilizzo nelle consulenze tecniche

Le immagini di archivio impiegate nella videointervista sono indicate come concesse da carlo bachschmidt. Le stesse immagini sarebbero state utilizzate nella consulenza tecnica depositata nei processi relativi ai fatti del G8 di Genova, con l’obiettivo di sostenere la difesa dei manifestanti e contribuire alla ricostruzione delle violenze e delle torture avvenute nella scuola Diaz.

persone citate

  • enrico zucca
  • carlo bachschmidt
Categorie: PoliticaCronaca

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