Divieto social per i minori: australia raddoppia le multe per big tech

• Pubblicato il • 5 min
Divieto social per i minori: australia raddoppia le multe per big tech

La salute dei bambini diventa sempre più un nodo centrale nel dibattito globale sulla sicurezza digitale. Mentre diversi governi spingono per limitare l’accesso ai social network ai più giovani, emergono anche elementi che mettono in discussione l’effettiva efficacia delle misure adottate dalle grandi piattaforme. Tra sanzioni, proposte legislative e nuove evidenze accademiche, il confronto si intensifica con l’obiettivo dichiarato di ridurre rischi e impatti sullo sviluppo dei minori.

social network e salute dei minori: l’allarme globale e l’impatto delle scelte digitali

La questione viene presentata come urgente, perché le scelte digitali influenzano la crescita di bambini e giovani. In Francia, il presidente Emmanuelle Macron ha avviato un’iniziativa collegata a un intervento editoriale firmato con il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesu. L’appello sostiene che i ragazzi non devono essere trattati come “cavie da esperimento”, né come un mercato o una merce, e richiama la necessità di costruire ambienti digitali capaci di proteggere e supportare lo sviluppo sano.

Nel contesto delle misure annunciate, Macron spinge per un divieto di accesso per i minori. L’indicazione include una road map legata all’approvazione di una legge entro una data ravvicinata, con l’obiettivo di imporre alle piattaforme la chiusura dei profili registrati da ragazzi sotto i 15 anni a partire da settembre.

pedro sanchez e l’impostazione legislativa contro le elusioni

In Spagna, anche il premier Pedro Sanchez sostiene un rafforzamento delle regole. Su X, annuncia l’inserimento nel progetto di legge sulla protezione dei minori negli ambienti digitali di tre misure considerate fondamentali: il divieto di accesso ai social network per chi ha meno di 16 anni, la qualificazione come reato della manipolazione degli algoritmi e dell’amplificazione di contenuti illegali, e l’attribuzione di responsabilità penale ai dirigenti in caso di mancata rimozione dei contenuti illeciti.

La posizione spagnola si inserisce in un messaggio diretto contro i grandi gruppi tecnologici, presentati come “tecno-oligarchi” e accusati di non garantire condizioni di sicurezza adeguate per i giovani.

ricerca accademica: le protezioni delle piattaforme non raggiungono i risultati attesi

Accanto alle iniziative governative, un contributo accademico afferma che le misure di sicurezza sviluppate dalle piattaforme avrebbero limiti sostanziali. Secondo lo studio, le protezioni offerte dai colossi a tutela dei minori non funzionano come promesso.

analisi di 86 strumenti di sicurezza su instagram, snapchat, tiktok e youtube

La ricerca indica che i ricercatori hanno analizzato 86 strumenti di sicurezza presenti su Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube. Per ciascuna piattaforma, il tasso di inefficacia risulterebbe pari o superiore al 50%, con risultati complessivamente al di sotto delle aspettative.

Per la valutazione sono stati impiegati profili falsi riferiti a tre categorie: bambini, adolescenti e adulti. Lo scenario considerato includeva l’uso standard dei social da parte di un minore, il tentativo di un adolescente di aggirare i blocchi e l’azione di un adulto malintenzionato per eludere le protezioni dedicate.

inefficienze nelle impostazioni e differenze tra annunci e risultati

Il quadro descritto dalla ricerca è di una bocciatura complessiva degli strumenti proposti. Tra le criticità evidenziate emerge che alcune funzionalità sarebbero complesse da scovare da parte degli utenti, in particolare consultando il menù delle impostazioni privacy. Inoltre, una parte delle funzioni annunciate risulterebbe assente, mentre altre verrebbero rilevate in modalità diverse da quanto dichiarato.

Tra gli esempi indicati, su Snapchat gli account di adulti avrebbero potuto cercare e inviare messaggi diretti ai profili dei minori senza restrizioni. Su TikTok, l’algoritmo avrebbe suggerito chiavi di ricerca collegate all’anoressia a utenti registrati come adolescenti.

contestazione di meta: errori di fondo e incomprensione tecnica

Le società coinvolte avrebbero contestato la validità della ricerca. Un portavoce di Meta sostiene che gli autori non avrebbero compreso le soluzioni tecniche realizzate dalle piattaforme. La replica descrive la presenza di “errori di fondo” e un’incomprensione del funzionamento degli strumenti, aggiungendo che, in molti casi, le affermazioni sarebbero vaghe o basate su descrizioni imprecise, oppure prive di esempi o prove a supporto.

stretto sull’età: australia, multe e verifica nonostante l’elusione

In Australia la normativa prevede un divieto di accesso ai social network per i minori di 16 anni, con obbligo per le piattaforme di verificare l’età degli utenti. Nonostante il quadro legale, i dati ufficiali dell’esecutivo indicano che circa 7 adolescenti su 10 eludono le regole.

anika wells accusa le big tech: obblighi non rispettati

La ministra delle Comunicazioni Anika Wells accusa le multinazionali americane sostenendo che le leggi australiane siano adeguate, ma che le piattaforme non assolvano agli obblighi. L’impostazione sottolinea la possibilità di applicare l’obbligo di ban, richiamando la disponibilità tecnica delle grandi aziende.

Nel quadro delle preoccupazioni espresse vengono citati Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube. Inoltre, viene indicato che, grazie alla legge, sarebbero stati cancellati oltre cinque milioni di account riconducibili a minori di 16 anni.

evidenze su efficacia limitata: studio sul british medical journal

Parallelamente, uno studio pubblicato sul British Medical Journal mette in evidenza che le evidenze sarebbero insufficienti per concludere l’esistenza di un effetto sostanziale del divieto sull’uso dei social da parte degli adolescenti sotto i 16 anni. La prosecuzione dell’attività online sarebbe collegata a elusioni delle verifiche dell’età tramite profili intestati a maggiorenni, creazione di falsi account, accesso tramite browser in forma anonima e utilizzo di VPN.

La lettura delle conseguenze non è uniforme: alcuni commentatori collegano l’esempio australiano a un fallimento, mentre il governo interpreta la protezione della salute dei minori come un principio non negoziabile, attribuendo alle piattaforme un obbligo di applicazione della stretta.

multe raddoppiate e rafforzamento dei controlli

La strategia australiana si concentra sul pugno duro, con un raddoppio delle multe: la sanzione passa da 49,5 a 99 milioni di dollari australiani. In aggiunta, viene indicato un rafforzamento dei poteri degli organismi di controllo su Big Tech. Data la dimensione economica dei gruppi coinvolti, con fatturati che arriverebbero fino a 200 miliardi l’anno, la misura viene presentata come potenzialmente rilevante, ma comunque non garantita come sufficiente.

personalità citate

  • Pedro Sanchez
  • Emmanuelle Macron
  • Tedros Adhanom Ghebreyesu
  • Anika Wells
Social e minori, Macron e Sanchez spingono il divieto: “Non cederemo ai tecno-oligarchi”. E l’Australia raddoppia le multe per Big Tech

Per te