Decreto autovelox in vigore 1.200 apparecchi verranno spenti

• Pubblicato il • 4 min
Decreto autovelox in vigore 1.200 apparecchi verranno spenti

Da domenica entra pienamente in vigore il decreto ministeriale sull’omologazione degli autovelox, firmato dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Il provvedimento mira a mettere ordine in una vicenda durata decenni, segnata da confusione tra procedure diverse, polemiche e contrasti emersi anche davanti alla Corte di Cassazione. La prima ricaduta pratica riguarda il destino di una parte dei dispositivi attualmente in funzione: alcuni potranno continuare a rilevare le velocità, altri dovranno essere disattivati perché non risultano pienamente riconducibili ai modelli ritenuti conformi secondo quanto previsto dal decreto.

decreto ministeriale autovelox: cosa cambia dalla mezzanotte

Il decreto, operativo dall’inizio della giornata indicata, produce un effetto immediato sul parco apparati. La conseguenza indicata è la disattivazione di numerosi autovelox: a partire dalla mezzanotte, 2.856 apparecchi possono continuare a emettere sanzioni, mentre 1.204 dispositivi andranno spenti. Il riferimento è di Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e referente dell’Anci, che chiarisce come la decisione non dipenda da malfunzionamenti, ma dalla classificazione dei modelli rispetto all’elenco previsto dal decreto.

perché 1.204 autovelox dovranno essere spenti

La ragione della disattivazione è legata alla conformità formale dei dispositivi. I dispositivi destinati allo spegnimento non sono descritti come difettosi: risultano esclusi dall’insieme dei modelli considerati dal ministero conformi ai requisiti e quindi automaticamente considerati omologati. Il decreto, in sostanza, interviene per distinguere in modo più netto tra ciò che rientra nelle categorie riconosciute secondo le procedure indicate e ciò che non vi rientra.

la disputa nata 34 anni fa: omologazione e autorizzazione

Per comprendere l’impatto del provvedimento bisogna risalire al quadro normativo del passato. Nel 1992, il regolamento di esecuzione e attuazione del Codice della Strada aveva previsto che le apparecchiature impiegate per l’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità dovessero essere “omologate” e “approvate” dal ministero. Il nodo, secondo quanto ricostruito, è che per molti anni non sarebbero stati definiti iter e criteri operativi dell’omologazione. In assenza di un percorso chiaro, gli autovelox sarebbero stati trattati come autorizzati dal ministero, senza arrivare a una effettiva omologazione secondo quanto previsto dal quadro regolamentare.

In tempi più recenti, diverse sentenze della Corte di Cassazione, rispondendo ai ricorsi di alcuni automobilisti, avrebbero ribadito che si tratta di due procedure distinte e che entrambe sarebbero necessarie. Questa interpretazione avrebbe generato difficoltà e contenziosi, con particolare riferimento alle amministrazioni comunali, coinvolte nella gestione e nell’impiego dei dispositivi.

allegato b e modelli “si intendono omologati”: cosa prevede il decreto

Con il decreto odierno, la disciplina si applica sia ai nuovi dispositivi sia a quelli già utilizzati. Per i nuovi apparecchi, viene indicato che dovranno essere tutti omologati secondo caratteristiche, requisiti e procedure definite dal provvedimento. Per gli apparati già in uso, interviene l’Allegato B, in cui sono elencati i modelli di 25 prototipi approvati in precedenza: il ministero li considera conformi e quindi “si intendono omologati”.

Di conseguenza, l’apparecchio che non rientra in tale elenco deve essere spento: le multe emesse tramite dispositivi non compresi verrebbero considerate nulle. Il testo precisa anche che la riattivazione potrebbe avvenire solo se quel prototipo ottenesse l’omologazione seguendo l’iter regolato dal ministero. Secondo quanto riportato, in questa categoria rientrerebbero circa 1.200 dispositivi su oltre 4mila censiti.

timori su sicurezza stradale e reazioni dal territorio

La misura viene accompagnata da preoccupazioni sulla fase immediatamente successiva allo spegnimento. Altamura esprime un timore operativo: la situazione si collocherebbe all’inizio dell’esodo estivo, con la speranza che non passi il messaggio secondo cui sia possibile accelerare senza controlli. Il rischio indicato è che spegnerli dove serve possa produrre un effetto complessivo percepito come un “liberi tutti”.

Intervengono anche associazioni legate alle famiglie delle vittime della strada, che manifestano apprensione richiamando il ruolo degli apparecchi di rilevazione della velocità nel contribuire, nel tempo, al salvataggio di migliaia di vite. La vicenda viene inoltre descritta come fortemente seguita e influenzata dal dibattito politico.

ruolo politico della battaglia sugli autovelox

Nel racconto della vicenda emerge che la contestazione contro la presenza e l’impiego degli autovelox sarebbe stata portata avanti in modo particolare dal ministro Matteo Salvini. Secondo quanto riportato, Salvini avrebbe a lungo sostenuto l’esigenza di contrastare quella che definirebbe la “giungla degli autovelox”, da lui collegata all’idea che i dispositivi siano diventati strumenti dei Comuni per “tassare e tartassare i lavoratori”.

figure citate

  • Matteo Salvini
  • Luigi Altamura
Autovelox, domenica entra in vigore il decreto sull’omologazione: “1.200 apparecchi su 4 mila verranno spenti”

Per te