Cuba infiltrata nel governo Usa: 70 anni di spionaggio legati al dossier Trump
Una nuova ricostruzione ufficiale degli Stati Uniti rimette al centro Cuba e la sua presunta influenza oltreoceano, delineando un quadro di “sovversione” anti-Usa che, secondo Washington, durerebbe da decenni. Il punto di partenza è un dossier pubblicato dal Dipartimento di Stato, che attribuisce all’Avana un ruolo di primo piano nel “reclutamento”, nella “formazione” e nell’eventuale orchestrazione di attività considerate terroristiche sul suolo americano, inserendole in una narrazione politica più ampia legata al comunismo, al Terzomondismo e all’export della rivoluzione attraverso specifiche organizzazioni.
cuba e “sovversione” anti-usa secondo il dipartimento di stato
Il dossier intitolato “Cuba, il comunismo del 21° secolo” sostiene che L’Avana avrebbe infiltrato “le più alte sfere” del governo federale. Secondo la ricostruzione americana, l’isola avrebbe inoltre reclutato e formato intere generazioni di attivisti negli Stati Uniti, dando vita a una presunta “ondata senza precedenti di terrorismo di sinistra” negli Usa. La lettura dell’amministrazione Trump inserisce questa tesi tra le infiltrazioni di intelligence più rilevanti e pericolose mai verificatesi, secondo quanto affermato nel rapporto.
comunismo cubano, terzomondismo e obiettivi attribuiti a l’avana
Nel documento viene evidenziata una presunta evoluzione del comunismo cubano rispetto a quello sovietico. La versione statunitense collega tale trasformazione a “preoccupazioni più pratiche” associate, in modo esplicito, a una “grande potenza”. Allo stesso tempo, Palazzo della Revolución viene descritta come attraversata da un’“ossessione” legata alla liberazione del Sud globale dagli oppressori coloniali occidentali.
La strategia indicata nel dossier mira alla distruzione del regime imperialista Yankee e viene interpretata come la creazione di una “variante diversa” della sinistra rivoluzionaria, ritenuta “particolarmente pericolosa”. Nella ricostruzione Usa, la lotta di classe sarebbe stata sostituita da scontri razziali, sociali e di civilizzazione. Tale impostazione viene presentata in continuità con la dottrina del Terzomondismo, coniata nel 1966 a L’Avana, descritta come successivamente diventata “capitale della sinistra radicale”.
organizzazioni citate come canali di esportazione della rivoluzione
Il dossier attribuisce a Cuba l’azione di “export” della rivoluzione tramite gruppi e strutture come Fair play Cuba committee e la Brigada “Venceremos”. Nella stessa cornice vengono menzionati anche movimenti come Eln e M-19 (Colombia), i Montoneros (Argentina) e altre organizzazioni, con l’obiettivo di sostenere la diffusione di iniziative considerate parte della strategia complessiva delineata da Washington.
cuba in africa e venezuelA: combattenti, istruttori e agenti
Il dossier cita numeri molto ampi per descrivere la presenza cubana all’estero. Secondo quanto riportato, sarebbero stati oltre 380mila i combattenti e gli istruttori cubani in Africa, con un corrispondente numero di agenti in Venezuela durante l’era di Chávez. L’impianto narrativo collega tali presenze a una capacità di influenza protratta nel tempo.
infiltrazioni presso enti e istituzioni statunitensi
Per le presunte infiltrazioni in ambito statunitense vengono indicati specifici casi. Il dossier cita Víctor Manuel Rocha, descritto come infiltrato per 50 anni nel Consiglio di sicurezza nazionale. Sono menzionati anche Walter Kendall Myers e Gwendolyn Myers, associati al Dipartimento di Stato, come esempi utili a rafforzare la tesi di una penetrazione informativa o operativa in settori sensibili.
vertice anti-terrorismo di sinistra e posizionamento di marco rubio
La pubblicazione del dossier arriva poco dopo un vertice contro il terrorismo di sinistra convocato il 16 luglio a Washington D.C. alla presenza di sessantasei Stati, indicati tra cui anche l’Italia. In quell’occasione, il segretario di Stato Marco Rubio avrebbe anticipato le tesi contenute nel rapporto, scagliandosi contro i movimenti progressisti e in particolare contro Antifa, già designata da Washington come “organizzazione terroristica”.
Rubio avrebbe sostenuto che non si tratterebbe di “cellule isolate”, bensì di reti interconnesse. Nel quadro delle accuse, i movimenti sarebbero considerati in grado di collaborare con Stati stranieri ostili, come Iran, che “condividono la loro missione”.
pressione economica, proteste e sanzioni: scenario interno a cuba
L’offensiva anti-Cuba descritta dagli Stati Uniti si colloca, secondo la ricostruzione fornita, in un contesto sempre più critico per l’isola. Vengono citati blackout sempre più frequenti e duraturi attribuiti al blocco petrolifero. Tra gli esempi indicati figura la località Veguita de Galo, riportata come 26 giorni senza luce.
Sul piano sociale, il racconto menziona un aumento del malcontento: nel mese di giugno risultano 107 proteste, secondo Occ, Observatorio cubano de conflictos. In parallelo viene indicata l’espansione del regime sanzionatorio Usa, con l’estensione che, oltre al Grupo de administración especial S.A., ora colpirebbe il Ministero del Turismo e imprese statali dedicate al commercio estero e al trasporto marittimo.
riforme all’avana e dossier: tensioni su dialogo e prigionieri politici
Nel contesto descritto emerge anche l’attenzione verso una fase di aperture da parte di L’Avana. Il racconto richiama che lo scorso 10 luglio sarebbero state introdotte 176 riforme. Tra le misure citate figurano il via libera all’iniezione diretta di capitali stranieri nell’isola tramite imprese private locali, oltre all’ampliamento dei diritti di superficie fino a 99 anni per investitori stranieri.
risposte di miguel díaz-canel e condizioni poste dagli usa
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel avrebbe denunciato la strategia Usa, sostenendo che l’obiettivo sarebbe allontanare gli investitori da Cuba. La posizione attribuita a Díaz-Canel afferma che gli interessi a investire nell’isola non sarebbero limitati agli Stati Uniti, ma riguarderebbero anche altre regioni del pianeta.
Restano comunque sullo sfondo le tensioni collegate alle proteste del 2021, riemerse dopo l’arrivo a Miami dell’artista e attivista Luis Manuel Otero Alcántara, giunto nell’area statunitense nel fine settimana. Per L’Avana, concedere la fuoriuscita del dissidente viene presentato come un passo rilevante nella gestione del rapporto con Washington.
La risposta Usa, secondo quanto riportato, resta invece centrata su condizioni precise: Rubio avrebbe richiesto il rilascio di “700 prigionieri politici”, con l’obiettivo di inceppare qualsiasi dialogo. Nel racconto viene indicato che gli Stati Uniti non considererebbero accettabili le alleanze di Cuba con Cina, Iran, Russia e altri “nemici” nell’emisfero americano.
In replica, Díaz-Canel proseguirebbe nel denunciare la “punizione collettiva” di Washington contro il popolo cubano. Il quadro descritto sottolinea anche che la preoccupazione non riguarderebbe soltanto l’isola, poiché, secondo la narrazione, chi governa gli Usa mira a convalidare la persecuzione di ogni alternativa.
personaggi citati nel quadro di accuse e tensioni
Nel racconto compaiono diverse figure collegate alle accuse, alle riforme e alle posizioni istituzionali richiamate. Le persone menzionate sono:
- Marco Rubio
- Miguel Díaz-Canel
- Víctor Manuel Rocha
- Walter Kendall Myers
- Gwendolyn Myers
- Chávez
- Luis Manuel Otero Alcántara
