Costo sigarette più efficace delle immagini shock: la posizione di Di Maio
Un aumento deciso del prezzo dei prodotti del tabacco viene indicato come leva capace di ridurre sensibilmente i consumi, con effetti misurati in Paesi europei e con un impatto potenzialmente più rilevante rispetto ad altre misure finora adottate. Nel contesto della campagna “5 euro contro il fumo”, l’Associazione italiana oncologia medica presenta una proposta fondata su evidenze considerate consolidate, puntando a un cambiamento strutturale delle abitudini legate alla nicotina.
5 euro contro il fumo: aumento del prezzo e riduzione dei consumi
Durante una conferenza dedicata alla campagna “5 euro contro il fumo”, Massimo Di Maio, presidente di Aiom, ha spiegato che la proposta si basa su dati utilizzati per dimostrare come un incremento significativo del prezzo dei prodotti del tabacco sia tra gli strumenti più efficaci per abbassare i consumi. Il focus viene posto sull’incremento di 5 euro, definito come misura diversa rispetto a piccoli ritocchi sperimentati in passato, ritenuti capaci di generare malcontento senza incidere davvero sulle scelte dei fumatori.
Secondo quanto riportato, l’esperienza di Francia e Irlanda viene utilizzata come riferimento: aumenti sostanziosi del prezzo avrebbero seguito una riduzione del consumo intorno al 30%, corrispondente a milioni di fumatori in meno. Il risultato viene descritto come più incisivo rispetto ad approcci differenti, come le immagini di avvertimento sui pacchetti di sigarette, ritenute capaci di un’efficacia limitata nel guidare verso la cessazione del fumo.
Massimo Di Maio: limiti dei dispositivi alternativi e rischio di consumo duale
Nel corso dell’intervento, Di Maio ha aggiunto che anche i dispositivi di nuova generazione non sarebbero in grado di rappresentare una soluzione efficace per smettere di fumare. La valutazione riportata evidenzia due criticità: da un lato risultati scarsi nel supportare la cessazione; dall’altro la possibilità di favorire il consumo duale, mantenendo il contatto con la dipendenza e in alcuni casi avvicinando alla dipendenza persone che non fumavano prima, con un rischio segnalato soprattutto per i più giovani.
Per questo, la fiducia riposta sulla proposta si collega all’ipotesi che anche in Italia un aumento deciso del prezzo possa generare effetti simili a quelli osservati in altri contesti europei, con particolare attenzione alla platea giovanile, descritta come più sensibile al potere deterrente di un rincaro consistente dei prodotti del tabacco e della nicotina.
Perché la legge punta sul fumo: priorità basata sui fattori di rischio
Di Maio ha chiarito anche l’impostazione della proposta, rispondendo a possibili interpretazioni secondo cui l’attenzione sarebbe rivolta esclusivamente al fumo. La scelta di intervenire su questa area, secondo la ricostruzione fornita, nasce dal fatto che si tratterebbe di una proposta di legge e quindi sarebbe necessario individuare una priorità. Viene indicato che non sarebbe stato realistico costruire un provvedimento capace di affrontare contemporaneamente tutti i fattori di rischio oncologico.
La motivazione centrale, “dati alla mano”, sarebbe la posizione del fumo come principale fattore di rischio evitabile per i tumori. La responsabilità attribuita al fumo viene descritta come pari, se non superiore, a quella riconducibile a tutti gli altri fattori di rischio