Candidato indagato per ndrangheta nella lista di Cannizzaro: epicentro 2

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Candidato indagato per ndrangheta nella lista di Cannizzaro: epicentro 2

Parole forti pronunciate in campagna elettorale, poi la necessità di fare i conti con dettagli emersi in seguito. Nel contesto reggino, l’attenzione torna sulla lotta alla ‘ndrangheta e sul tema dei voti puliti, mentre un nome legato a una competizione amministrativa compare nelle carte di un’indagine che ha portato a misure cautelari.

Le dichiarazioni attribuite al neosindaco Francesco Cannizzaro sono accomunate da una linea netta: contrasto senza compromessi a ogni forma di infiltrazione mafiosa, con l’idea che il valore della dignità debba prevalere anche rispetto all’urgenza politica. A distanza di settimane, il quadro descritto dagli atti giudiziari introduce nuovi elementi riguardanti una candidatura legata al centrodestra e a “Alternativa popolare”.

francesco cannizzaro e la linea contro la ‘ndrangheta

Durante la campagna elettorale, Cannizzaro ha ribadito posizioni di assoluta fermezza: “Noi siamo contro la ‘ndrangheta senza se e senza ma, sotto ogni forma”. Nel medesimo contesto è stata richiamata l’esigenza di voti puliti, liberi e trasparenti, con un messaggio sintetico legato alla tutela della dignità futura anche a costo di rinunciare a qualcosa nel presente.

Le frasi pronunciate collegano il rifiuto dell’infiltrazione mafiosa a una scelta di metodo, riemersa ora alla luce di quanto emerge dall’inchiesta di cui porta traccia un candidato non eletto.

massimo ripepi e deleghe: il ruolo in calabria e in alternativo popolare

Nei giorni successivi alle elezioni, Cannizzaro avrebbe avviato un confronto interno affidando le deleghe a un neo-assessore, Massimo Ripepi. Le competenze indicate riguardano la protezione civile, l’edilizia residenziale pubblica e le politiche dell’area integrata dello stretto.

La ricostruzione fornita delinea anche un profilo politico già noto: in passato Ripepi risulta candidato al Senato con Fratelli d’Italia, mentre oggi opera in ambito regionale come espressione di Alternativa popolare, connessa alla nomina a leader regionale.

francesco stillittano: candidatura, voti e iscrizione nel registro degli indagati

Tra gli aspiranti consiglieri sostenuti dalla lista collegata a Ripepi compare Francesco Stillittano, indicato come commercialista di 58 anni. Il candidato non risulta eletto ma avrebbe raccolto 261 voti al centrodestra e ad Alternativa popolare.

Nel contesto delle carte dell’inchiesta, il nome di Stillittano compare nell’operazione denominata “Epicentro 2”, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia. L’attività investigativa avrebbe portato, secondo la ricostruzione, all’arresto di 79 persone, incluso Domenico Stillittano, figlio del commercialista.

Nella descrizione delle informazioni disponibili, Stillittano sarebbe privo di “pregiudizi penali e di polizia”, ma al tempo stesso risulterebbe iscritto nel registro degli indagati nell’ambito della stessa indagine.

inchiesta epicentro 2: “il vangelo” e il presunto coinvolgimento nelle dinamiche mafiose

La vicenda contestata trova spazio nelle conversazioni intercettate richiamate nelle ricostruzioni relative all’indagine. Secondo quanto riportato, durante il percorso che avrebbe portato alla laurea di Domenico Stillittano nel 2024 in “economia e commercio”, il padre avrebbe richiesto a Nicola Gattuso—indicato come “capo locale” di Oliveto—un premio legato a logiche criminali.

Negli scambi citati, il riferimento richiesto viene descritto come una “dote” di ‘ndrangheta, in particolare il “vangelo”. Le conversazioni riportate includono anche la risposta di Gattuso, rappresentata come un diniego: non sarebbe possibile attribuire quel tipo di premio a un figlio.

La ricostruzione introduce inoltre un ulteriore elemento citato nelle carte: Fortunato Marino, indicato come altro “capo locale” della frazione di Aretina, avrebbe espresso accordo e avrebbe collegato la questione a un’idea di credibilità interna ai gruppi.

condivisione delle doti: “non è lui” e l’assenza di accordo sul “vangelo”

Secondo le intercettazioni richiamate, Marino sostiene che Gattuso dovrebbe chiarire che a Stillittano, per il figlio, sarebbero stati fatti tre regali. La lettura degli investigatori si concentra sull’idea che, nonostante la giovane età di Domenico Stillittano (classe 2001), in passato gli sarebbero state conferite altre doti di ‘ndrangheta.

quadro probatorio: organica partecipazione all’associazione mafiosa

Nei confronti di Francesco Stillittano, i carabinieri ritengono di aver acquisito “elementi indizianti” che avrebbero consentito di delineare un quadro probatorio robusto. In base alla descrizione contenuta nelle carte, si afferma una “piena organicità” alla associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta.

La ricostruzione parla di una “consapevole, stabile e perdurante compartecipazione” alle dinamiche criminali. Tra i passaggi indicati figurano conversazioni in cui Stillittano pronuncerebbe frasi associate alla gestione delle doti, con riferimento anche a una “Santa”, presentata come ulteriore elemento dote di ’ndrangheta.

moneta falsa: acquisto di banconote e presunta commercializzazione

Oltre all’associazione mafiosa, Francesco e Domenico Stillittano risultano sotto indagine anche per un presunto illecito giro di moneta falsa. La contestazione indicata riguarda una proposta avanzata l’11 dicembre 2023, quando padre e figlio avrebbero prospettato a Fortunato Marino l’acquisto di banconote contraffatte realizzate con “carta vaticana”.

Nel racconto delle intercettazioni riportate, Stillittano garantirebbe che si tratterebbe di “fatti perfetti” e descriverebbe l’uso di filigrana e carta. Nello stesso scambio viene indicato anche il prezzo: Marino, secondo quanto riferito, dovrebbe pagare venticinque per centomila complessivi, con la possibilità di eliminare “qualche fesseria” e gestire una quota presentata come “personale”.

La ricostruzione attribuisce a Francesco e Domenico Stillittano la presunta commercializzazione di alcune banconote, con frasi riportate come: “Io dove li ho passati se li sono presi” e indicazioni di luoghi dove le banconote sarebbero state spese, con riferimenti anche a un bar e a un esercizio nella zona di Piazza del Popolo.

Secondo la descrizione, Marino avrebbe manifestato titubanze e sarebbe stato il figlio a tentare di convincerlo, citando che “un paio li ho cambiati io” e che alcune banconote sarebbero state scambiate in luoghi dove, secondo il dialogo, avrebbero agito compratori descritti come “marocchini”. La narrazione riporta infine l’idea che quelle banconote sarebbero tornate utili, con un riferimento collegato ai benefici futuri per il figlio del candidato.

magistrati e conferenza stampa: riferimenti omessi e presenza nelle carte

Il racconto degli elementi dell’operazione “Epicentro 2” viene attribuito a Giuseppe Borrelli e Walter Ignazitto durante una conferenza stampa sul blitz. Nella ricostruzione viene indicato che, per via delle linee guida denominate “bavaglio” dettate dal Csm, sarebbero stati omessi i riferimenti all’identità del commercialista.

Allo stesso tempo, si afferma che l’identità di Francesco Stillittano risulterebbe presente nell’ordinanza di custodia cautelare.

persone citate nella ricostruzione

La ricostruzione include i seguenti nominativi:

  • Francesco Cannizzaro
  • Massimo Ripepi
  • Francesco Stillittano
  • Domenico Stillittano
  • Giuseppe Borrelli
  • Walter Ignazitto
  • Nicola Gattuso
  • Fortunato Marino
Inchiesta “Epicentro 2”, indagato per ‘Ndrangheta era candidato (non eletto) di Alternativa popolare alle comunali di Reggio Calabria
Categorie: PoliticaCronaca

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