Cancro dell’ovaio: 1 donna su 3 aspetta oltre 1 anno per la diagnosi

• Pubblicato il • 5 min
Cancro dell’ovaio: 1 donna su 3 aspetta oltre 1 anno per la diagnosi

Ogni anno, una parte significativa delle donne colpite da tumore dell’ovaio incontra difficoltà lungo il percorso che porta alla diagnosi e alla presa in carico. I risultati di una survey online condotta nel periodo di luglio 2026, basata su circa 300 pazienti ed ex pazienti distribuite in tutto il Paese, mettono in evidenza criticità concrete su tempi diagnostici, accesso ai centri ad alto volume, valutazione del rischio eredo-familiare, supporto psiconcologico e innovazione terapeutica, oltre a bisogni legati a nutrizione e riabilitazione.

tempi di diagnosi del tumore dell’ovaio: attese prolungate e criticità nelle under 40

Il dato centrale emerso dalla survey riguarda i ritardi nella diagnosi: il 30% delle donne attende oltre un anno prima di ricevere un’informazione diagnostica. La problematica appare rilevante anche considerando le attese superiori ai tempi iniziali di valutazione clinica: il 46% delle intervistate dichiara di aver atteso più di 3 mesi per l’individuazione della malattia, mentre il 30% segnala un’attesa che supera 12 mesi.

La lettura dei risultati sottolinea che il ritardo diagnostico rappresenta il primo bisogno espresso dalle partecipanti, con conferma soprattutto tra le under 40, nelle quali il sospetto clinico tenderebbe a essere meno immediato. La survey collega questa fase alle difficoltà legate a sintomi spesso aspecifici, che possono contribuire a rallentare l’iter verso la diagnosi.

ritardi e invio ai centri ad alto volume: la necessità di diagnosi tempestive

La gestione dei tempi diagnostici viene associata alla necessità di migliorare l’informazione e favorire invii più rapidi verso centri ad alto volume. Nel quadro emerso dall’indagine, risultano importanti anche la disponibilità di test molecolari e biomarcatori che guidano la terapia, insieme all’obiettivo di garantire accesso rapido e percorsi coordinati per tutte le pazienti.

accesso ai centri: impatto diretto sulla soddisfazione della presa in carico

Le risposte raccolte evidenziano una relazione tra presa in carico e soddisfazione del percorso. Secondo quanto riportato, la gestione in un centro ad alto volume modifica in modo marcato l’esperienza delle pazienti: la quota di insoddisfazione scende dal 17% al 4% quando il follow-up è affidato a una struttura dedicata.

Parallelamente, le donne che dichiarano di non ricevere alcun supporto passano dal 60% al 36%. Anche la percezione sull’approfondimento del rischio ereditario risulta differente: la quota di chi lo giudica insufficiente scende dal 31% al 17% nelle situazioni di presa in carico in centri di riferimento.

centri di riferimento come luogo di percorso multidisciplinare

Nel quadro delineato dalla survey, il centro di riferimento viene descritto non solo come sede di cure specialistiche, ma come contesto in cui costruire un percorso multidisciplinare: dalla diagnosi fino ai servizi di supporto. La disponibilità di percorsi strutturati e facilmente accessibili viene indicata come fattore determinante per garantire qualità, equità e uniformità dell’assistenza sul territorio.

rischio eredo-familiare: valutazione non uniforme e bisogno di percorsi dedicati

La survey include un focus sul rischio eredo-familiare, rilevando un bisogno di maggiore attenzione. Nel campione, 1 donna su 5 giudica poco approfondita o insufficiente la valutazione ricevuta. La percentuale cresce fino a quasi 1 su 3 tra le pazienti non seguite in un centro di riferimento.

consulenza genetica e Pdta dedicati per rendere la presa in carico comparabile

Le indicazioni emerse richiamano il passaggio da un problema legato alla presenza o meno della valutazione a una questione di appropriatezza del percorso. Viene evidenziata l’esigenza di strutturare iter con consulenza genetica, approfondimenti adeguati e Pdta dedicati, così da garantire lo stesso livello di assistenza indipendentemente dalla Regione di residenza.

differenze territoriali nei servizi di supporto: psiconcologia, nutrizione e riabilitazione

Un altro punto centrale riguarda la disomogeneità dei servizi di supporto lungo il territorio. Il supporto psicologico raggiunge il 54% delle pazienti nel Nord, mentre scende al 35% nel Centro e al 34% nel Sud e nelle Isole. Anche la quota di donne che dichiarano di non aver ricevuto alcun sostegno varia in modo consistente: dal 34% nel Nord sale al 47% nel Centro e al 49% nel Sud e Isole.

Nel quadro delineato, viene sottolineato che la presa in carico multidisciplinare risulta ancora incompleta. La survey richiama inoltre l’idea che servizi come supporto psiconcologico, supporto nutrizionale e riabilitativo debbano entrare stabilmente nei percorsi assistenziali, incidendo sulla qualità di vita delle pazienti e delle loro famiglie.

preservazione della fertilità: informazione insufficiente nelle pazienti sotto i 45 anni

Tra le donne con meno di 45 anni, il 62% dichiara di non aver ricevuto informazioni sulla preservazione della fertilità prima dell’inizio delle cure. Questo dato mette in evidenza un bisogno considerato spesso trascurato, legato alla possibilità di acquisire informazioni utili per scelte consapevoli sul proprio futuro.

informazioni sulla fertilità parte integrante del percorso di cura

Le indicazioni raccolte nella survey evidenziano la necessità di trattare la fertilità come elemento integrato del percorso assistenziale, in particolare per le pazienti under 45. Viene richiamata l’importanza di conoscere opzioni di preservazione e la disponibilità di centri per crioconservazione e fecondazione assistita.

innovazione terapeutica: urgenza percepita e accesso ostacolato

Un’ulteriore area prioritaria riguarda l’accesso all’innovazione terapeutica. Più della metà delle pazienti indica questa dimensione tra gli aspetti su cui intervenire con maggiore urgenza: le percentuali riportate variano tra il 52% e il 61% a seconda dell’area del Paese.

La survey collega la richiesta di innovazione alla percezione dell’importanza di accedere rapidamente a trattamenti più avanzati. L’obiettivo indicato è investire nella ricerca e ridurre gli ostacoli, anche di natura burocratica, che rallentano l’arrivo dei nuovi trattamenti nella pratica clinica, con l’intento di garantire opportunità di cura uniformi per tutte le pazienti.

campagna insieme di insiemi e promotori della survey

L’indagine rientra nelle attività della campagna Insieme di Insiemi. Il progetto è promosso dalle associazioni Acto Italia, Loto Odv, aBRCAdabra, Alto e Mai più sole, in collaborazione con i gruppi scientifici Mito e Mango. La survey riporta anche un supporto non condizionante di AstraZeneca, Gsk, Pharma& e Abbvie.

Personaggi citati (interviste e commenti):

  • Sandro Pignata
  • Domenica Lorusso
  • Ornella Campanella
  • Ilaria Bellet
  • Sandra Balboni
  • Marilena Serra
  • Vincenza Bologna
Categorie: Salute

Per te