Alzheimer: test del sangue che anticipa i sintomi di 2 anni

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Alzheimer: test del sangue che anticipa i sintomi di 2 anni

Una svolta potenziale arriva dalla ricerca biomedica: un esame del sangue basato sui circRna sembra in grado di segnalare con anticipo chi potrebbe avvicinarsi all’insorgenza dei sintomi dell’Alzheimer. In uno studio sostenuto dai National Institutes of Health statunitensi, un team della Washington University School of Medicine di St. Louis ha individuato un insieme di molecole capaci di riflettere eventi biologici con una finestra temporale che, secondo quanto riportato, precederebbe di 2-4 anni la comparsa dei sintomi. Il risultato offre una prospettiva concreta per test più orientati non solo alla diagnosi della patologia, ma anche alla sua progressione.

circRna: biomarcatore-spia della progressione dell’Alzheimer

Lo studio descrive i circRna come “piccoli anelli di materiale genetico”. Secondo gli Nih, queste molecole potrebbero rappresentare indicatori forti dell’imminente comparsa dei sintomi dell’Alzheimer. La ricerca riporta che livelli elevati di alcuni Rna circolari triplicherebbero quasi il rischio per i pazienti di sviluppare sintomi. In questo quadro, i circRna si mostrerebbero più sensibili all’insorgenza dei sintomi rispetto ai biomarcatori tradizionali della malattia di Alzheimer.

limiti dei test attuali e bisogno di previsioni cliniche

Gli attuali test ematici per l’Alzheimer, come richiamato dagli Nih, puntano sulla rilevazione di marcatori legati alle placche amiloidi, considerate un segno distintivo della patologia. Tuttavia, questi esami possono risultare positivi anche decenni prima del deterioramento cognitivo e forniscono informazioni più limitate su come e quando la malattia possa evolvere in un singolo paziente.

identificare i pazienti sull’orlo dei sintomi

Nel contesto clinico, la possibilità di riconoscere le persone sull’orlo della comparsa dei sintomi viene descritta come un elemento di grande valore. L’idea è che disporre di queste informazioni possa contribuire a selezionare i pazienti più adatti per gli studi clinici e a stabilire con maggiore precisione quali trattamenti si rivelino più efficaci nel prevenire il declino cognitivo.

cosa sono i circRna e perché potrebbero essere più informativi

Rispetto alle placche amiloidi, che si accumulano lentamente nel cervello, i circRna vengono presentati come molecole più dinamiche, capaci di riflettere l’attività cerebrale più recente. Gli Nih sottolineano inoltre che, in uno studio precedente, Carlos Cruchaga e colleghi avevano collegato i circRna cerebrali sia alla demenza sia alla gravità neuropatologica. La nuova ricerca si è resa necessaria per verificare se tali associazioni potessero essere osservate anche nei circRna circolanti nel sangue, un campione più facilmente accessibile.

lo studio sui circRna nel sangue: 34 molecole e modelli predittivi

Per valutare il potenziale clinico dei circRna circolanti, il gruppo di Cruchaga ha analizzato dati ematici di oltre 1.200 partecipanti distribuiti in coorti indipendenti. Da questa analisi è stato identificato un insieme di 34 circRna associati alla malattia di Alzheimer. I modelli costruiti su queste correlazioni hanno permesso di riconoscere i pazienti affetti da Alzheimer con prestazioni comparabili a quelle dei modelli addestrati sui dati della proteina pTau217, indicata come uno dei principali biomarcatori ematici clinici per la patologia.

previsione a lungo termine superiore rispetto alla pTau217

Secondo i risultati riportati, il modello basato sui circRna avrebbe superato di gran lunga quello fondato sulla pTau217 sul piano della previsione a lungo termine. In particolare, i 34 circRna si sono dimostrati predittori più affidabili della progressione verso l’Alzheimer sintomatico. Ulteriori sperimentazioni indicano che i livelli di queste molecole sembrano discostarsi dalla norma circa 2-4 anni prima dell’insorgenza dei sintomi.

implicazioni per terapie e monitoraggio dei pazienti

Gli Nih evidenziano che questi risultati potrebbero rivelarsi fondamentali per lo sviluppo di test capaci di identificare i candidati a nuove terapie e, in parallelo, di monitorare la risposta, soprattutto per i farmaci che agiscono sulle placche amiloidi. Viene richiamato che pazienti trattati con terapie mirate alla rimozione della beta-amiloide possono risultare negativi alla proteina tau pur continuando ad avere la malattia di Alzheimer. In tale scenario, i circRna potrebbero offrire una visione più completa della biologia complessiva della patologia.

sviluppo di test clinici applicabili

In collaborazione con partner commerciali, i ricercatori stanno lavorando allo sviluppo di test clinici utilizzabili sui circRna nel sangue. Gli obiettivi indicati includono il passaggio da basi scientifiche e modelli affidabili a strumenti capaci di aiutare le persone.

Personaggi e figure citate nello studio:

  • Richard Hodes
  • Carlos Cruchaga

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