Wired italia chiude: lettera d’addio per i lettori e messaggio redazione

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Wired italia chiude: lettera d’addio per i lettori e messaggio  redazione

Wired Italia chiude i battenti: la decisione arriva dopo l’annuncio del CEO di Condé Nast e si inserisce in un quadro più ampio in cui, nonostante una crescita complessiva dell’azienda nel 2025, le singole testate non risultano redditizie. La chiusura, fissata al 30 giugno 2026, segna la fine della rivista dedicata a tecnologia, cultura digitale e innovazioni, nata nel 2009.

wired italia chiusura annunciata e motivazioni aziendali

Il CEO di Condé Nast, Roger Lynch, aveva comunicato che la rivista Wired Italia non sarebbe stata più pubblicata. Nella motivazione ufficiale, Lynch ha fatto riferimento a una situazione economica in cui tre testate non risultano redditizie, mentre l’attuale impostazione gestionale inciderebbe sulla possibilità di investire in idee e aree capaci di sostenere la crescita futura.

La nota attribuisce quindi alla gestione nella forma attuale un limite concreto: ridurre gli spazi di investimento e orientare risorse e strategie verso priorità considerate determinanti per il futuro.

la lettera della redazione: chiusura editoriale e messaggi al lettore

La redazione ha condiviso una lunga lettera di chiusura, strutturata come un messaggio diretto a chi legge. Il testo descrive la chiusura come un passaggio fisico e simbolico: Wired Italia oggi chiude e il lettore viene chiamato in causa rispetto al tempo in cui arriva sulla scena.

Attraverso immagini evocative, la redazione richiama la propria uscita dalla scena editoriale e il senso di attesa che accompagna l’arrivo di un nuovo lettore. Il tono è costruito su una sequenza narrativa in cui vengono citate azioni come finire il trasloco, chiudere gli scatoloni e spegnere la luce, fino alla chiusura definitiva.

30 giugno 2026 e le domande sul cambiamento

Tra i passaggi principali emerge l’amarazza legata alle domande rimaste aperte. La redazione sottolinea che, dopo lo spegnimento dei motori il 30 giugno 2026, rimangono interrogativi su ciò che avrebbe potuto emergere dopo l’ennesima curva.

Il messaggio include riflessioni su scenari plausibili e trasformazioni attese, chiedendosi se, durante il periodo in cui il lettore continua a leggere, i robot siano diventati compagni quotidiani e colleghi di lavoro. Il testo domanda anche se, fuori dalla finestra, il paesaggio sia tornato a colorarsi di tonalità descritte come un ritorno alla normalità e come un segnale di impegno contro le catastrofi climatiche.

l’orizzonte tecnologico, l’AI e la fiducia nella scienza

Nel prosieguo della lettera vengono sollevati interrogativi sull’uso delle tecnologie e sul significato sociale del progresso. La redazione chiede se sia stato possibile mettere radici sulla Luna e se sia passato il messaggio secondo cui chi non ha nulla da nascondere non dovrebbe temere l’essere controllato in ogni momento.

Il testo introduce poi un’ulteriore domanda sull’utilizzo dell’AI per il bene comune e sulla capacità di tornare a riporre una giusta fiducia nella scienza e nei suoi progressi. L’ultimo tratto della lettera allarga l’orizzonte alle scelte quotidiane e agli ambiti di vita, chiedendo dove viaggiamo, cosa mangiamo e in quali casi abitiamo.

quadro complessivo: non più pubblicazione di una rivista nata nel 2009

La chiusura di Wired Italia pone fine a un progetto editoriale nato nel 2009 e dedicato a tecnologia, cultura digitale e innovazioni. L’annuncio del CEO di Condé Nast e le spiegazioni sulla redditività delle testate definiscono il contesto della decisione, mentre la lettera della redazione lascia spazio alle domande sul futuro e sul ritmo con cui si trasformano società, strumenti e aspettative legate al progresso.

Personaggi e figure citate:

  • Roger Lynch (CEO di Condé Nast)
“Oggi Wired Italia chiude.  E questo messaggio è per te. No, non ci conosciamo”: la lettera d’addio della redazione
“In Italia ci sono ancora molti bigotti, nessun cartello vietava di fare ciò che ho fatto”: 105 euro di multa perché prendeva il sole in topless, il caso finisce in tribunale
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