Viking row conquista i mondiali: storia della vogata norvegese
La “Vikings Row” è diventata subito il simbolo più riconoscibile dei Mondiali per la Norvegia: un gesto collettivo che attraversa stadi e città, passando da MetLife Stadium fino a Times Square, con lo stesso ritmo, gli stessi richiami e la stessa emozione. La squadra ha staccato il pass per i sedicesimi di finale con un turno d’anticipo grazie alla vittoria sul Senegal, e quel successo ha acceso una celebrazione che, ormai, non resta più confinata al calcio.
Il quadro che emerge è chiaro: movimenti sincronizzati, sorrisi, tamburi e un grido che accompagna la remata, trasformano un momento sportivo in una tradizione di massa. Un entusiasmo che, nell’arco di pochi giorni, si è fatto vedere anche nei centri commerciali, in metropolitana e tra i grandi schermi urbani.
Norvegia, “Vikings Row” e pass per i sedicesimi di finale
La vittoria contro il Senegal ha permesso alla Norvegia di superare la fase a gironi. Il primo posto del Gruppo I verrà deciso nella giornata finale, quando la squadra si giocherà il confronto con la Francia.
La celebrazione ha seguito immediatamente l’evento sul campo: i giocatori e lo staff si sono ritrovati seduti fianco a fianco, con il bomber Erling Braut Haaland in prima fila mentre il capitano Martin Ødegaard ha assunto un ruolo centrale, cambiando volto rispetto alla partita e guidando la carica del gruppo. Il momento è stato scandito da due colpi di tamburo, poi dalla remata accompagnata dal grido “Ro”, in un ritmo che culmina nell’applauso finale.
MetLife Stadium: la celebrazione che unisce giocatori e tifosi
Al MetLife Stadium l’atmosfera è stata descritta come un’esplosione di festa. Sugli spalti si sono radunate migliaia di persone, pronte a sostenere la squadra nel modo più visibile possibile, mentre sul terreno di gioco calciatori e staff ripetevano il rito in modo coordinato.
Il passaggio centrale della “Vikings Row” è la sincronizzazione: movimenti che si allineano, velocità progressivamente crescente e il grido “Ro” che accompagna la fase di spinta prima della chiusura con l’applauso. In questo modo il successo sul campo si traduce in un linguaggio condiviso, capace di coinvolgere chi guarda, oltre a chi scende in campo.
Vikings Row a Times Square e nelle città americane
L’entusiasmo è stato raccontato come diffuso ovunque. La Norvegia ha esportato la propria vogata come da tradizione, con tifosi che hanno iniziato a farla già in contesti quotidiani, come sulle scale mobili di un centro commerciale o in metro diretti allo stadio.
A New York e Boston la celebrazione è arrivata in mezzo a condizioni non facili, con pioggia e la possibilità di fulmini menzionate nel racconto. Il momento più simbolico si è concentrato poi a Times Square: centinaia di tifosi si sono radunati con elmetti e corni vichinghi, con la faccia pitturata e con la maglia rossa della Nazionale, per poi scendere e vogare insieme sotto lo sguardo dei grattacieli.
Il gesto è presentato come un modo per rendere parte della festa anche chi di solito non manifesta emozioni in modo immediato, creando un collegamento tra pubblico, tifo e tradizione.
La “celebrazione reale”: la vicinanza della famiglia reale norvegese
Nel racconto compare anche un elemento di forte visibilità istituzionale: la principessa Ingrid Alexandra e il principe Sverre Magnus hanno mostrato vicinanza alla squadra partecipando alla vogata e incitando anche loro. La scena viene descritta come significativa proprio perché riguarda persone che, normalmente, non si scompongono mai.
La presenza non si è limitata solo a quell’area: nel racconto si fa riferimento anche a movimenti a ritmo di vogata da parte di figure presenti tra i banchi del Parlamento norvegese, con l’obiettivo di caricare la squadra a distanza. Il grido finale riportato è “Heia Norge”.
Origini della Vikings Row: “The Vikings are coming” e drakkar
La celebrazione nasce dall’idea di celebrare il ritorno della Norvegia a un Mondiale dopo l’ultima apparizione a Francia ’98. Per farlo è stata richiamata la tradizione, con il motto “The Vikings are coming”, accompagnato dalla presenza di calciatori e membri dello staff in uniforme con elmi, corni e scudi.
Il racconto collega poi questo richiamo storico alle drakkar, le imbarcazioni utilizzate dai vichinghi per attraversare il Nord Atlantico tra il VII e l’XI secolo, con l’idea di riprendere quel viaggio simbolico verso l’America. L’elemento della vogata viene quindi presentato come un ponte tra storia e momento sportivo.
chi viene nominato nel racconto
- Erling Braut Haaland
- Martin Ødegaard
- Ingrid Alexandra
- Sverre Magnus


