Trump vince 7 elezioni su 7 in america latina: avanzata continua e risultati
Il successo elettorale di Abelardo De La Espriella a Bogotà si inserisce in un quadro più ampio che sta rimodellando gli equilibri politici in America Latina. Nel giro di meno di un anno la destra pro-Trump ha conquistato sette elezioni su sette in più Paesi, rafforzando un allineamento che cresce con il coinvolgimento degli Stati Uniti. Contemporaneamente, rimangono aree di resistenza e percorsi differenti, mentre l’ondata conservatrice si intreccia con tagli ai programmi di sviluppo, cambiamenti nelle politiche di sicurezza e una crescente “battaglia culturale” che mira a ridefinire il linguaggio pubblico e i confini del dibattito politico.
elezioni in america latina: avanzata pro-trump e paesi in controtendenza
In un periodo molto breve, la destra pro-Trump risulta vincente in Bolivia, Cile, Colombia, Costarica, Ecuador, Honduras e Perù, descrivendo una regione sempre più orientata verso gli Stati Uniti. Ogni Paese viene accompagnato, nelle dinamiche politiche, da indicazioni di voto coerenti con la linea di influenza che si consolida nel tempo.
Restano due eccezioni principali: il Brasile e il Messico, con condizioni elettorali e scelte legislative differenti. Il 4 ottobre il Brasile si recherà alle urne (primo turno) per scegliere tra Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro, italo discendente e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Nel Messico, Claudia Sheinbaum ha introdotto una norma che vietа per legge le ingerenze straniere nelle elezioni.
Diverse, anche se non uniformi, appaiono le situazioni di Cuba e Nicaragua. A Cuba l’Avana resiste, quasi in isolamento, a sanzioni descritte come illegali e disumane. A Managua la strategia viene presentata come più pragmatica, orientata a un appeasement con la Casa Bianca.
tagli usaid e ribilanciamento delle politiche: sviluppo giù, sicurezza su
La traiettoria politica viene collegata all’archiviazione dell’idea di integrazione regionale legata all’“Utopia concreta” citata da Hugo Chávez. Negli ultimi decenni la spinta avrebbe coinvolto almeno dieci Paesi, con reti e organizzazioni transnazionali come Alba, Celac e Unasur, sostenute dall’obiettivo dell’integrazione regionale.
Secondo la fonte, pesa anche l’impatto del taglio dell’83% dei fondi Usaid, indicato come una delle prime decisioni dell’amministrazione Trump. La riduzione viene descritta come collegata alla cancellazione di interventi di Welfare, con ricadute che arrivano dall’istruzione al contrasto delle povertà. L’osservazione riportata è che nessun candidato di sinistra abbia vinto elezioni nella regione nel periodo successivo ai tagli, secondo quanto sostiene l’analista Mary Rooke.
Fonti del Partito repubblicano presentano la decisione come un successo, collegandola all’interruzione di una governance “Dem” nel sud del mondo. La giustificazione richiamata attribuisce la scelta a un’operazione di controllo: identificare e bloccare l’invio di fondi destinati a scopi considerati estranei agli aiuti umanitari reali. Nella ricostruzione riportata, la narrativa ufficiale viene affiancata da effetti concreti sul terreno.
tagli in colonna: chiusure di associazioni e riduzione dell’assistenza
In Colombia, la fonte indica che la maggior parte delle associazioni sostenute da Usaid ha chiuso le attività. Il dato si concentra su organizzazioni attive nella costa caraibica o lungo le aree al confine con il Venezuela. Le ripercussioni vengono descritte come particolarmente rilevanti in luoghi citati nel racconto, come Maicao e il campo rifugiati “La Pista”, dove il supporto minimo risulta venuto meno. La situazione viene associata al fatto che i rifugiati, prevalentemente venezuelani, non possono più contare sull’assistenza di un tempo.
In Ecuador, la fonte riferisce chiusure anche per quanto riguarda strutture dell’Unhcr: gli uffici a Ibarra, Huaquillas e Cuenca risultano chiusi, mantenendo l’operatività a Quito. Tra gli elementi citati: ridimensionamento degli aiuti alimentari e dell’assistenza psicologica, con l’indicazione che molte persone sarebbero state lasciate senza supporto sufficiente. Nel racconto riportato compare il commento di Josué Marquez, già operatore umanitario a Cuenca.
cifre dei tagli e aumento della sicurezza: la coalizione shield of the americas
Nel complesso, la fonte quantifica i tagli regionali come equivalenti a 1,7 miliardi di dollari. Il disinvestimento nello sviluppo viene indicato come proporzionale all’incremento degli investimenti in materia di sicurezza, collegati alla neonata coalizione Shield of the Americas. La ricostruzione attribuisce alla coalizione il compito di custodire risorse naturali della regione, citando Arco Minero e Vaca Muerta.
La fonte collega l’accordo alla presenza di forze militari straniere in Ecuador, autorizzate tramite Decreto esecutivo 424, includendo anche il riferimento a immunità.
battaglia culturale in america latina: lessico, politica e legittimazione
Oltre alle dinamiche elettorali e finanziarie, emerge un ulteriore terreno di confronto definito “battaglia culturale”. Nella ricostruzione riportata, la capacità di imporsi nella cultura viene presentata come un passaggio necessario per prevalere nella politica. Viene citata la posizione di Javier Milei, che attribuisce al campo culturale il ruolo di luogo in cui si disputano concetti usati come giustificazione delle politiche pubbliche.
Ne deriva la creazione di un lessico condiviso associato a riferimenti statunitensi, nel quale ricorrono parole come “narcoterrorismo” e si collega l’immigrazione alla criminalità. Nella fonte è richiamato come leader come Trump e Bukele ripetano che il socialismo venga descritto come “una malattia mentale”, “un cancro” o un parassita”.
parole come strumento di dominio: il ruolo del linguaggio nel nord-sud
Il meccanismo viene interpretato come un modo per legittimare schemi di dominio e subalternità che altrimenti verrebbero ritenuti inaccettabili. A sostegno di questa lettura, la fonte richiama le parole dell’attivista e scrittrice Silvia Rivera Cusicanqui, secondo cui nel mondo coloniale le parole avrebbero una funzione specifica: “inferiorizzare l’altro” per “estrarre valore”, facendo emergere “pregiudizi razziali intrinseci” nei rapporti tra nord e sud.
Finora, la battaglia culturale avviata dalla destra latinoamericana risulterebbe capace di costruire alleanze con chiese evangeliche, classi imprenditrici definite “tecno feudatari” e giovani di ceto medio-alto. La fonte descrive un desiderio comune, citando ancora Cusicanqui, legato a voler essere “bianchi e occidentali” come unica via di salvezza.
Il consenso non sarebbe totale: il malcontento inizia a emergere in contesti come il Cile. Nel racconto è riportato che il governo di José Antonio Kast, nei primi cento giorni, avrebbe tagliato 488 milioni di dollari alla sanità pubblica e 142 programmi sociali, provocando contestazioni nelle piazze. Uno scenario simile viene descritto anche in Bolivia, dove un taglio del 30% della spesa pubblica avrebbe destabilizzato il governo di Rodrigo Paz, che avrebbe dovuto ricorrere allo stato di emergenza. Anche in Colombia si registrano prove di malcontento, con disordini a Bogotà e Cali dopo i primi risultati a favore di De La Espriella.
Nel quadro complessivo, la battaglia—culturale o meno—viene presentata come appena iniziata.
Personalità citate:
- Abelardo De La Espriella
- Donald Trump
- Luiz Inácio Lula da Silva
- Flávio Bolsonaro
- Jair Bolsonaro
- Claudia Sheinbaum
- Hugo Chávez
- Mary Rooke
- Merarys De Uzcategui
- Josué Marquez
- Javier Milei
- Silvia Rivera Cusicanqui
- Trump
- Bukele
- José Antonio Kast
- Rodrigo Paz
