Tassa sui miliardari in california: 100 miliardi in 5 anni

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Tassa sui miliardari in california: 100 miliardi in 5 anni

La California si prepara a un appuntamento elettorale capace di riaccendere il confronto sulla tassazione della ricchezza negli Stati Uniti: il 3 novembre gli elettori saranno chiamati a esprimersi su un referendum che introduce una tassa una tantum sui miliardari. La consultazione, collegata alle elezioni di midterm, può incidere in modo significativo sul dibattito politico nazionale e fungere da possibile riferimento per altri Stati guidati dai democratici.

referendum california 3 novembre: tassa una tantum sui miliardari

Dopo mesi di pressione politica, ricorsi e raccolte di firme, la proposta è arrivata ufficialmente al voto. Il percorso ha visto anche una campagna multimilionaria finanziata da esponenti di spicco della Silicon Valley, impegnati a fermare la misura. I promotori hanno presentato 1,6 milioni di firme, superando abbondantemente la soglia di circa 875mila necessaria per portare la proposta alle urne.

tassa del 5% sui patrimoni: come funziona la proposta

La misura prevede un’imposta straordinaria del 5% sui patrimoni superiori a 1,1 miliardi di dollari detenuti dai residenti californiani al primo gennaio 2026. I contribuenti potenzialmente interessati sarebbero circa 200 persone.

destinazione del gettito e obiettivi principali

La proposta stabilisce che il 90% del gettito sia destinato al sistema sanitario dello Stato, indicato come particolarmente colpito dai tagli federali approvati dall’amministrazione Trump. Il restante 10% verrebbe utilizzato per scuole pubbliche e programmi di assistenza alimentare.

calcolo del patrimonio e pagamento in rate

L’imposta verrebbe calcolata sul patrimonio netto mondiale detenuto al 31 dicembre 2026, con alcune esclusioni, tra cui gli immobili posseduti direttamente. Il versamento non sarebbe in un’unica soluzione: l’importo sarebbe suddiviso in cinque rate annuali dell’1%. Le stime indicano un gettito complessivo di circa 100 miliardi di dollari nel periodo 2027-2031, corrispondenti a circa 20 miliardi all’anno.

accademici ed economisti: ruolo nella stesura tecnica

La progettazione tecnica della misura include anche il contributo di accademici. Tra i principali citati compare Emmanuel Saez di Berkeley, economista noto per lo studio delle disuguaglianze e tra i sostenitori delle wealth tax. Saez risulta coautore di molti lavori con Thomas Piketty e Gabriel Zucman, impegnati a sostenere la necessità di una tassazione minima dei grandi patrimoni a livello globale.

campagna per il sì e opposizione: Silicon Valley contro il referendum

Per i sindacati e le organizzazioni che hanno promosso la consultazione, la convocazione del referendum è già considerata una vittoria, anche alla luce dell’offensiva messa in campo da grandi nomi della Silicon Valley per impedire l’arrivo alle urne. I finanziamenti destinati alla campagna contro la proposta includono, secondo quanto riportato, il cofondatore di Google Sergey Brin, con un contributo oltre 50 milioni di dollari, e Eric Schmidt, ex amministratore delegato del motore di ricerca, con oltre 3 milioni.

timore fuga dei patrimoni e Stati più favorevoli

La linea degli oppositori mette al centro l’ipotesi di una fuga dei grandi patrimoni verso giurisdizioni più favorevoli dal punto di vista fiscale, con riferimenti a Texas e Florida. Nel contesto viene richiamata anche l’azione di Elon Musk, che negli ultimi anni avrebbe trasferito aziende e residenza fuori dalla California.

frattura nel Partito democratico: Newsom contro la linea progressista

Il referendum diventa anche terreno di scontro tra le due anime del Partito democratico: quella moderata del governatore californiano Gavin Newsom e quella socialista democratica guidata da Bernie Sanders. Newsom, con l’obiettivo di una candidatura presidenziale nel 2028, avrebbe cercato fino all’ultimo di arrivare a un compromesso, con l’impostazione secondo cui una patrimoniale introdotta da un singolo Stato potrebbe ridurre il gettito fiscale, spingendo miliardari e grandi investitori a cambiare residenza. Una posizione che, nelle settimane più recenti, dopo il successo della raccolta firme, sarebbe evoluta fino a un contrattacco che riconduce la discussione ai temi sostenuti dalla sinistra dem.

piano nazionale di tassazione dei grandi patrimoni

In parallelo, Newsom avrebbe dichiarato la necessità di un “reset economico” per fronteggiare il rischio che la concentrazione della ricchezza metta in pericolo la democrazia. Nel piano presentato sarebbe prevista una tassa minima federale per chi possiede oltre 100 milioni di dollari, nuove regole per impedire che i super ricchi finanziino lo stile di vita tramite prestiti garantiti dalle azioni senza pagare imposte, una stretta sulle successioni e la creazione di un fondo pubblico che detenga partecipazioni nelle aziende dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è che “ogni americano” possieda una quota del futuro costruito tramite l’IA.

confronto con proposte analoghe nel campo progressista

La visione viene collegata a idee già avanzate in passato: nel testo citato viene riportato che Sanders ha proposto che grandi società del settore cedano fino al 50% del capitale a un fondo sovrano pubblico. Il cambiamento di rotta non avrebbe convinto l’ala progressista, con critiche espresse, tra gli altri, dal deputato della California Ro Khanna, che avrebbe accusato Newsom di “schivare” lo scontro con i miliardari della Silicon Valley.

Trump trasforma il referendum in una questione contro i democratici

Anche Donald Trump avrebbe inserito il referendum dentro l’offensiva contro i democratici. Intervenendo alla conferenza della Faith & Freedom Coalition, il presidente ha sostenuto che i “comunisti” rappresentino la minaccia più grande per gli Stati Uniti e che mirino a distruggere “il nostro stile di vita”. L’esempio richiamato sarebbe “quello che sta succedendo a New York e in California”, presentato come la prova di un’America destinata a vivere “nello squallore”.

protagonisti citati nella vicenda

La campagna sul referendum e il dibattito politico vengono associati a numerose figure e organizzazioni, con ruoli diversi tra promotori, sostenitori e oppositori:

  • Emmanuel Saez
  • Thomas Piketty
  • Gabriel Zucman
  • Bernie Sanders
  • Gavin Newsom
  • Ro Khanna
  • Donald Trump
  • Sergey Brin
  • Eric Schmidt
  • Elon Musk
  • SEIU United Healthcare Workers West
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