Stretto di Hormuz: piano di Oman e Iran sui pedaggi
La gestione dello Stretto di Hormuz continua a rappresentare un nodo decisivo nel negoziato tra Stati Uniti e Iran, in un contesto che segue l’accordo quadro capace di fermare il conflitto. Mentre si prepara un nuovo passaggio diplomatico in Qatar, emergono indiscrezioni su un possibile meccanismo di pagamento per il transito delle navi: un tema che, insieme alla sicurezza della rotta, polarizza le posizioni e condiziona l’evoluzione dei colloqui.
colloqui indiretti in qatar sullo stretto di hormuz
Martedì sono previsti colloqui indiretti tra delegazioni iraniane e statunitensi, organizzati a Doha con la mediazione del Qatar. L’obiettivo dichiarato riguarda lo Stretto di Hormuz e la stabilità regionale.
Le ricostruzioni riportano che, oltre ai percorsi diplomatici già programmati, continuano a circolare informazioni sull’eventuale presenza di esponenti statunitensi a Doha. Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche riportate da Reuters, sarebbero arrivati gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Al momento, viene indicato che non sono attesi incontri diretti ad alto livello con la delegazione iraniana, con la possibilità che si limitino a contatti tecnici tramite il Qatar. Anche altre ricostruzioni parlano di colloqui ancora in fase preparatoria.
piano iran-o-mano per un corrispettivo sul transito delle navi
Un ulteriore elemento entra nella partita negoziale: l’ipotesi che Iran e Oman stiano lavorando a un piano per la riscossione di un corrispettivo alle navi che attraversano lo stretto. La ricostruzione attribuisce la proposta a Muscat, che avrebbe già avanzato una formulazione formale agli Stati Uniti e ad altri alleati occidentali.
Secondo la ricostruzione, Washington manifesta riserve su alcuni aspetti del modello proposto. Le differenze non riguarderebbero solo il principio del pagamento, ma soprattutto la sua natura giuridica e la distinzione tra diritti di transito e compensi connessi a servizi.
sicurezza della rotta e mine: rotte alternative per le navi
Il rischio legato alla presenza di mine nelle vicinanze della rotta centrale, utilizzata a lungo dalle navi commerciali, ha portato a modifiche operative. Le imbarcazioni sarebbero state spinte a seguire percorsi alternativi, tra cui una rotta meridionale vicino all’Oman e una rotta settentrionale vicino all’Iran.
La dimensione della minaccia e le limitazioni della navigazione, secondo la ricostruzione giornalistica, avrebbero contribuito a rafforzare in Iran la percezione dello stretto come strumento negoziale nei confronti degli Stati Uniti.
diritto internazionale, pedaggio e contributi: divergenze tra oman e iran
Il punto di frizione principale riguarda come dovrebbe essere strutturato l’eventuale pagamento e quale rapporto abbia con il diritto internazionale. Le posizioni attribuite a Oman e Iran divergono, soprattutto sulla distinzione tra pagamento per il semplice transito e compensi collegati a funzioni di servizio.
oman: tariffa di transito ritenuta illegale, spazio ai servizi marittimi
Oman sostiene, almeno pubblicamente, che imporre un pedaggio per il diritto di transito sarebbe contrario al diritto internazionale. Il ministro degli Esteri Badr al-Busaidi avrebbe operato una distinzione tra una tariffa di transito, considerata illegale, e compensi per servizi forniti dagli Stati rivieraschi.
Tra gli esempi indicati figurano la sicurezza della navigazione, la gestione delle rotte e altri servizi marittimi. Il modello richiamato sarebbe quello dello Stretto di Malacca, dove esisterebbe un sistema di contributi volontari destinati alla sicurezza della navigazione.
Oman, inoltre, manterrebbe un equilibrio diplomatico sempre più delicato: quando sarebbe emersa la possibilità di cooperare con l’Iran per l’applicazione di tariffe di servizio nello stretto, il presidente Trump avrebbe espresso una minaccia di intervento militare.
iran: pagamenti obbligatori e intesa con muscat come condizione
Per l’Iran, secondo la ricostruzione riferita a un funzionario, i pagamenti dovrebbero invece essere obbligatori. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi avrebbe dichiarato che Teheran mira a una intesa con Muscat per la gestione dello stretto, ma ha indicato che, in assenza di accordo, l’Iran sarebbe pronto a agire autonomamente.
stati uniti: no a pedaggi sul transito, possibile apertura su contributi legati alla sicurezza
Nel frattempo, le posizioni statunitensi restano nette. Il segretario di Stato Marco Rubio avrebbe ribadito che un accordo finale non potrà includere pedaggi imposti dall’Iran per il passaggio delle navi. Anche il presidente Donald Trump avrebbe definito inaccettabile l’ipotesi di tariffe sul transito.
Resta invece meno chiaro se Washington possa accettare un sistema basato su contributi volontari collegati ai servizi di sicurezza, come prospettato dall’Oman.
fondi congelati e andamento dei contatti diplomatici
Parallelamente, continuano a circolare informazioni sullo stato di avanzamento del pacchetto finanziario collegato alla fine del conflitto. Secondo l’emittente saudita Al Arabiya, entro la fine della settimana l’Iran dovrebbe ricevere circa 3 miliardi di dollari di fondi congelati nell’ambito del memorandum che avrebbe posto fine al conflitto.
Le ricostruzioni su Doha indicano che i contatti restano centrati sul percorso di avvio dei colloqui, con la possibilità di scambi tecnici attraverso la mediazione del Qatar, mentre ulteriori incontri di livello superiore non risulterebbero ancora pianificati.
personalità citate nelle ricostruzioni
- Marco Rubio
- Donald Trump
- Steve Witkoff
- Jared Kushner
- Badr al-Busaidi
- Kazem Gharibabadi
