Società: telefono rotto e ritorno alla vita analogica

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Società: telefono rotto e ritorno alla vita analogica

Jeremy Allen White torna sotto i riflettori non solo per i nuovi impegni cinematografici, ma anche per le sue considerazioni sempre più determinate sul rapporto tra tecnologia, social network e vita quotidiana. Le parole attribuite all’attore puntano a un possibile ritorno a un modo di vivere più “analogico”, con un’attenzione particolare alla crescita delle figlie.

jeremy allen white e il ritorno alla vita analogica

Nel racconto rilanciato da Vanity Fair, l’interprete di The Bear descrive una posizione chiara: vuole allontanare schermi e dispositivi dalla quotidianità, soprattutto in una fase delicata come l’educazione delle bambine. L’idea centrale è il desiderio di tornare a una dimensione più analogica, come risposta all’onnipresenza dei social e alla loro capacità di condizionare le abitudini.

the social reckoning e la connessione con il tema social

White sarà presto al cinema con The Social Reckoning, sequel firmato da Aaron Sorkin. Nel film interpreta un giornalista del Wall Street Journal coinvolto in un’inchiesta che avrebbe contribuito a portare alla luce alcuni aspetti oscuri legati a Facebook. Partendo da questo contesto narrativo, l’attore collega il proprio interesse personale al modo in cui i social si inseriscono nella vita pubblica e privata.

uso dei social, limiti e dipendenza digitale

Le riflessioni di White ruotano attorno a un punto: l’uso delle piattaforme può diventare dipendente e richiede l’adozione di confini. L’attore sottolinea l’effetto pervasivo del fenomeno, affermando che serve una correzione. Secondo quanto riportato, non si tratta di pensare a una scomparsa totale del digitale, ma di definire limiti e linee guida per ridurre l’impatto nella quotidianità.

White descrive anche un sentimento di allarme legato alla velocità dei cambiamenti: tutto evolverebbe troppo rapidamente, generando una certa preoccupazione. In questa cornice, l’idea di un ritorno a un approccio analogico diventa un obiettivo concreto e non solo teorico.

cancelli le app e riduci l’accesso agli schermi

Il suo metodo personale si basa su un distacco progressivo dai dispositivi. White racconta che cancella alcune app, soprattutto quando è impegnato sul lavoro. L’attore evidenzia però la difficoltà di liberarsene del tutto, perché i social si sarebbero infiltrati nelle vite delle persone.

Per contenere l’utilizzo, afferma anche di avvalersi di un iPhone molto datato e malfunzionante, una scelta che mira a rendere più difficoltoso restare costantemente connessi.

educazione delle figlie e distanza dagli schermi

La parte più rilevante delle sue dichiarazioni riguarda la quotidianità familiare. White afferma che le figlie, in questo momento, non hanno accesso a dispositivi personali. L’obiettivo è tenerle lontane dagli schermi il più possibile.

Il pensiero espresso mette in evidenza un’intenzione precisa: se dovessero in futuro entrare nel mondo dei dispositivi, potrebbero almeno ricordare un periodo in cui non facevano parte della loro vita. L’attore collega questa scelta anche a un segnale emergente tra gli adolescenti.

un possibile cambio culturale tra i giovani

White sostiene che stia accadendo qualcosa di nuovo tra i ragazzi: sarebbe più “cool” avere meno follower, pubblicare meno e risultare meno connessi. Da qui l’interrogativo sul fatto che possa avvenire una rivoluzione tra le nuove generazioni, quando arriveranno all’adolescenza e all’età adulta. La possibilità di un’inversione di tendenza viene presentata come una speranza.

personaggi citati

Nel contesto delle dichiarazioni e del progetto cinematografico vengono menzionati:

  • Jeremy Allen White
  • Aaron Sorkin
  • Addison Timlin
“Cancello le app, uso un telefono rotto e spero che le mie figlie crescano lontane dagli schermi. Spero in un ritorno alla vita analogica”: così Jeremy Allen White
“Porto il corsetto quasi 24 ore al giorno per arrivare ad avere il girovita più stretto del mondo, punto ai 38 centimetri. Se lo tolgo perdo progressi, quindi ci dormo anche”: la storia di Sarah Belle
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