Social vietati agli under 16: perché serve il patentino digitale secondo l’esperto
Il dibattito sulla sicurezza online torna centrale con l’idea di un divieto per i minori di 16 anni all’uso dei social media. La misura, annunciata dal premier britannico Keir Starmer, si inserisce in una discussione più ampia che riguarda non soltanto l’età e le piattaforme, ma il modo in cui i ragazzi vengono introdotti alla vita digitale.
divieto social sotto i 16 anni: educazione e responsabilità al centro
Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione nazionale dipendenze tecnologiche, gap e cyberbullismo (DiTe), esprime condivisione per il divieto dei social ai minori di 16 anni. Il punto decisivo, secondo la sua posizione, non è fermarsi al solo limite imposto: il rischio indicato è considerare il divieto come una soluzione sufficiente, senza affrontare il tema di ciò che precede l’accesso e di ciò che lo rende potenzialmente sicuro o dannoso.
Nel ragionamento di Lavenia, la domanda reale riguarda il percorso: non solo quando un ragazzo entra nel digitale, ma come vi entra. L’obiettivo diventa proteggere i minori attraverso un’educazione che accompagni l’utilizzo, così da rendere consapevoli rischi, opportunità e responsabilità connesse alla vita digitale.
patentino digitale: il passaggio dall’età alla competenza
Lavenia ribadisce un impegno portato avanti da oltre dieci anni: l’introduzione del Patentino digitale. La proposta parte da un principio di metodo: un adolescente non dovrebbe essere messo in condizione di affrontare ambienti complessi senza formazione adeguata.
educazione obbligatoria come condizione del divieto
Se il divieto viene considerato uno strumento di tutela, deve essere accompagnato da un percorso educativo obbligatorio. Lavenia paragona l’ingresso nel mondo digitale all’accesso alla guida: come non si permetterebbe di mettersi al volante senza regole della strada, allo stesso modo non sarebbe coerente lasciare che i ragazzi attraversino contesti capaci di incidere su emozioni, identità, relazioni e comportamenti senza una vera educazione digitale.
accesso ai social dopo la verifica delle conoscenze
La soglia dei 16 anni, secondo l’impostazione riportata, dovrebbe essere legata alla possibilità di accedere ai social soltanto dopo aver dimostrato la conoscenza di rischi, opportunità e responsabilità che caratterizzano la vita digitale. La logica del Patentino digitale sposta l’attenzione dalle sole piattaforme e dall’età, verso ciò che le persone sanno e sanno fare.
educazione digitale estesa anche all’intelligenza artificiale
Il tema non viene limitato ai social media. Lavenia sottolinea che il discorso deve riguardare anche l’intelligenza artificiale. L’argomentazione centrale è che ai ragazzi vengano consegnati strumenti molto potenti, capaci di informare, orientare, consolare, persuadere e persino sostituirsi al confronto umano, senza che venga insegnato come usare tali strumenti in modo critico e consapevole.
tecnologia dopo l’educazione: competenze e consapevolezza
Secondo la posizione riportata, l’educazione deve venire sempre prima della tecnologia. Altrimenti, la discussione rischia di restare concentrata su età, piattaforme e algoritmi, mentre il nodo reale diventa la consapevolezza e le competenze di chi utilizza strumenti digitali.
In conclusione, il Patentino digitale viene descritto non come un ostacolo, ma come una forma di cura, con l’indicazione di sostenere una visione in cui la formazione accompagna l’accesso e rende più solida la protezione dei minori.
Personaggi citati:
- Keir Starmer
- Giuseppe Lavenia