Propriocezione: la nuova chiave che spiega come la pelle inganna il cervello

• Pubblicato il • 5 min
Propriocezione: la nuova chiave che spiega come la pelle inganna il cervello

Una componente spesso trascurata della percezione corporea gioca un ruolo decisivo nel capire dove si trovano le dita: lo stiramento della pelle. Uno studio coordinato tra Università di Pisa, Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e Università di Roma Tor Vergata mostra che la deformazione cutanea che attraversa le articolazioni durante il movimento volontario attivo contribuisce alla stima della posizione delle dita. La ricerca introduce anche un dispositivo indossabile, TWIST (Tactile Wearable Interface for Skin sTretch), progettato per modificare in modo controllato la sensazione legata allo stiramento, aprendo prospettive in protesi, riabilitazione e realtà virtuale.

propriocezione e stiramento cutaneo: come si percepisce la posizione delle dita

La possibilità di conoscere la posizione delle mani e delle dita anche senza guardarle è legata alla propriocezione, descritta come una capacità subconscia che percepisce posizione e movimento del corpo nello spazio. A sostenerla concorrono recettori dei muscoli e dei tendini, spesso richiamati come parte del cosiddetto “sesto senso”.

La ricerca evidenzia un ulteriore contributo: lo stiramento della pelle che, mentre il movimento avviene in modo volontario e attivo, attraversa le articolazioni. L’obiettivo è chiarire come questa informazione influenzi la percezione della postura delle dita.

TWIST: il dispositivo indossabile per amplificare lo stiramento della pelle

Per studiare il fenomeno in condizioni più vicine alla normale dinamica del movimento, il gruppo ha sviluppato TWIST, un’interfaccia indossabile e non invasiva. Il dispositivo è pensato per amplificare lo stiramento naturale della pelle attorno all’articolazione interfalangea prossimale (PIP), indicata come l’articolazione centrale del dito indice.

La logica sperimentale separa l’effetto della modifica dello stiramento dalla semplice presenza del dispositivo, distinguendo tra utilizzo attivo e condizione di dispositivo spento.

test sulla percezione: dita e confronto tra condizioni

Durante l’esperimento, i partecipanti dovevano riprodurre con una mano la posizione che ritenevano fosse assunta dall’altra, prima a mano nuda e poi indossando TWIST. In questo modo veniva misurata la relazione tra la sensazione alterata dello stiramento e l’azione compensatoria.

risultati principali: l’amplificazione dello stiramento altera la stima della flessione

Quando lo stiramento della pelle veniva aumentato, i partecipanti mostravano un comportamento coerente con l’idea che il dito apparisse più flesso di quanto fosse realmente. La compensazione avveniva mantenendo il dito leggermente più esteso rispetto alla posizione reale.

Questo risultato è interpretato come una prova del fatto che il sistema nervoso incorpora attivamente la deformazione della pelle nella stima della postura del corpo.

condizione di controllo: nessuna differenza con TWIST spento

Un aspetto metodologico rafforza la specificità dell’effetto: non è stata rilevata alcuna differenza significativa tra la mano nuda e la condizione in cui TWIST risultava spento. Ne consegue che l’alterazione percettiva dipende dallo stiramento amplificato e non dalla sola presenza del dispositivo.

ricadute e applicazioni: protesi, riabilitazione e realtà virtuale

Le implicazioni della ricerca riguardano soprattutto le tecnologie indossabili, descritte come elemento centrale del progetto PERCEIVING, finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza (FIS). L’approccio viene collegato a possibili applicazioni future in ambiti diversi, a partire dalla riabilitazione dopo un ictus, con l’obiettivo di sostenere recupero e controllo motorio.

La ricerca viene inoltre associata alla possibilità di fornire un feedback sensoriale più intuitivo a persone che utilizzano protesi robotiche. Un ulteriore campo indicato è l’interazione in realtà virtuale e la teleoperazione, dove la trasmissione di informazioni sulla postura dell’arto risulta rilevante tanto quanto altri segnali, come tatto o forza.

sviluppi futuri: TWIST verso più articolazioni e configurazioni complete della mano

Tra gli sviluppi previsti, il gruppo intende realizzare un prototipo indossabile su più articolazioni. Lo scopo sarà studiare come pattern distribuiti di deformazione cutanea possano contribuire alla percezione dell’intera configurazione della mano.

pelle, recettori e controllo dei movimenti fini della mano

Il lavoro richiama il ruolo della pelle e dei recettori presenti al suo interno nel controllo del movimento. Il fatto che la pelle si stiri e si deformi in modo caratteristico quando le dita vengono aperte e chiuse è indicato come un input utilizzato dal cervello per i movimenti fini della mano. Sfruttando questo principio, il dispositivo viene descritto come uno strumento in grado di generare illusioni percettive di movimento.

Il concetto viene spiegato attraverso un’analogia con una lente di ingrandimento: come la vista può percepire oggetti più grandi, anche la propriocezione può essere “ingannata” facendo apparire i movimenti delle dita più ampi rispetto alla realtà.

principi fisici e neurali per macchine capaci di percepire il proprio corpo

La comprensione dei principi fisici e neurali che governano la propriocezione è presentata come una base abilitante per la prossima generazione di macchine in grado di percepire e controllare il proprio corpo nel mondo. L’attenzione include sistemi che mirano a muoversi e interagire con l’efficienza del corpo biologico, collegando le soluzioni ingegneristiche alla conoscenza della percezione corporea e del movimento.

Personaggi e membri del gruppo citati:

  • Eleonora Fontana
  • Matteo Bianchi
  • Alessandro Moscatelli
  • Antonio Bicchi
Categorie: SaluteTecnologia

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