Prima terapia genica iniettata nel cervello di un neonato: cosa sappiamo e perché è importante

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Prima terapia genica iniettata nel cervello di un neonato: cosa sappiamo e perché è importante

Un neonato di otto mesi è diventato il primo caso al mondo in cui una terapia genica sperimentale è stata iniettata direttamente nel cervello. L’intervento, realizzato presso lo Schneider Children’s Medical Center in Israele, mirava a correggere una forma rarissima di epilessia genetica con conseguenze estremamente gravi. A distanza di poco più di un mese dall’operazione, le crisi epilettiche che avevano compromesso la sopravvivenza del piccolo risultano azzerate, con dimissione ospedaliera.

terapia genica nel cervello di un neonato: il primo caso al mondo

La procedura è stata eseguita su un bambino affetto da una condizione neurologica determinata da un difetto genetico. Il trattamento non si è limitato a un approccio palliativo, ma ha previsto l’introduzione di una copia sana del gene direttamente nel sistema nervoso centrale. La risposta osservata nelle prime settimane è stata immediata: durante il periodo di follow-up iniziale non si sono presentate le crisi epilettiche che prima risultavano persistenti e resistenti.

crisi epilettiche precoci e diagnosi genetica

Il quadro clinico ha avuto inizio già intorno alle sei settimane di vita, quando sono comparsi episodi convulsivi continui e difficili da controllare con qualsiasi terapia farmacologica. La diagnosi è stata ricondotta ai test genetici, che hanno identificato la sindrome di WOREE, un’encefalopatia epilettica correlata al gene WWOX. Si tratta di una condizione in cui la mancata corretta funzione del gene compromette lo sviluppo e la stabilità dei circuiti neurali, generando una forma di epilessia a esordio precoce, con gravissimi ritardi nello sviluppo e un alto rischio di morte prematura.

il ruolo del gene WWOX nel funzionamento cerebrale

Il gene WWOX è descritto come un supervisore dello sviluppo della rete neuronale, contribuendo a mantenerne l’equilibrio. Quando il gene risulta difettoso o mancante, i circuiti possono andare incontro a instabilità marcata, fino a un fallimento del controllo elettrico cerebrale. Da qui derivano sia le convulsioni sia le conseguenze sullo sviluppo neurologico.

come funziona l’intervento: vettore AAV9 e gene WWOX sano

La terapia è stata progettata per veicolare nel cervello una versione funzionante del gene. Per realizzare l’approccio, i ricercatori hanno utilizzato un virus spento e modificato in laboratorio, indicato come AAV9. Il vettore è stato privato della componente infettiva e rifornito con una copia sana del gene WWOX.

consegna al nucleo dei neuroni

Il vettore virale impiegato possiede la capacità di raggiungere le cellule nervose e di trasferire il proprio carico biologico fino al nucleo dei neuroni. L’obiettivo della strategia è permettere al materiale genetico introdotto di supportare la correzione del difetto responsabile della malattia.

programma di uso compassionevole e neurochirurgia di precisione

Considerata la gravità della situazione clinica e l’assenza di alternative efficaci, i medici hanno attivato un programma di uso compassionevole. Questo percorso prevede l’autorizzazione all’impiego di terapie sperimentali quando mancano opzioni terapeutiche comparabili. Il trattamento è stato somministrato attraverso un intervento neurochirurgico di precisione, con l’infusione eseguita direttamente nel cervello.

risultati nelle prime settimane e necessità di monitoraggio

La valutazione precoce ha mostrato un funzionamento del trattamento già subito dopo l’intervento. Nel mese successivo all’operazione non si sono verificate le crisi epilettiche che avevano dominato il decorso clinico. La cautela resta centrale: trattandosi del primo caso al mondo, non esistono certezze sulle evoluzioni future. Il bambino dovrà essere seguito per anni per verificare se il gene sano continuerà a svolgere la propria funzione e se lo sviluppo cerebrale potrà recuperare parte del terreno compromesso.

un punto di svolta per la neurologia pediatrica e le terapie genetiche

Oltre al beneficio immediato osservato in questo singolo paziente, l’evento viene presentato come un passaggio di fase per la cura di malattie neurologiche infantili legate a mutazioni genetiche. Le alterazioni del gene WWOX sono descritte come rare, con una frequenza particolarmente alta tra alcune comunità di origine yemenita, pur essendo presenti in tutto il mondo.

Il valore della tecnica adottata risiede nella possibilità di applicare lo stesso principio ad altre patologie dello sviluppo cerebrale ad oggi senza cure definitive. L’idea riportata è che la medicina possa diventare sempre più personalizzata, con interventi capaci di correggere le componenti specifiche responsabili della malattia genetica, arrivando a incidere in modo diretto su un organo complesso come il cervello di un bambino.

team di ricerca e guida dello studio

Il progetto si basa su un lavoro descritto come ultradecennale, condotto da un gruppo di ricerca guidato da Rami Aqeilan dell’Università Ebraica di Gerusalemme. Prima della sperimentazione clinica, la malattia è stata ricreata in modelli animali e sono stati osservati miglioramenti dopo il reinserimento del gene sano, fornendo la base per il salto verso l’applicazione sull’essere umano.

Personaggi menzionati:

  • Rami Aqeilan
  • Valentina Arcovio
Prima terapia genica iniettata nel cervello contro una rara forma di epilessia: il paziente è un bimbo di 8 mesi

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