Petrolio non esplode perché navi fantasma nello stretto di hormuz
Il traffico nello Stretto di Hormuz è sceso, nell’arco di circa tre mesi, a una frazione dei livelli pre-conflitto. Nonostante ciò, il prezzo del petrolio resta ancorato sotto i 100 dollari al barile, generando dubbi tra trader, analisti e banche d’affari. La mancata esplosione delle quotazioni alimenta interrogativi sulle ragioni della tenuta del mercato: interpretazioni convergono su una combinazione di fattori strutturali e su possibili flussi ancora in circolo anche mentre la rotta appare più rischiosa e controllata.
stretto di hormuz e prezzo del petrolio sotto 100 dollari: perché non è arrivato il rialzo atteso
Con la circolazione ridotta, molti si aspettavano un rapido incremento delle quotazioni. L’andamento osservato ha invece mantenuto i livelli dei prezzi su una soglia più contenuta. Una prima chiave interpretativa viene individuata nel comportamento della domanda: la Repubblica popolare cinese ha ridotto in modo marcato le importazioni di greggio, contribuendo a tamponare la carenza globale di offerta e a frenare la spinta rialzista.
In parallelo, secondo diverse stime, potrebbe aver influito anche un altro elemento: una parte del petrolio del Golfo continuerebbe a muoversi attraverso rotte e pratiche logistiche che rendono più complessa la ricostruzione del percorso del greggio.
china e riduzione delle importazioni: fattore di stabilizzazione della domanda
Il calo delle importazioni da parte della Cina è indicato come misura capace di ridurre l’urto sul mercato internazionale. In questo scenario, la minore necessità di approvvigionamento consente al sistema di assorbire meglio la contrazione dei transiti attraverso Hormuz, mantenendo l’equilibrio tra offerta disponibile e domanda.
petrolio del golfo fuori dal radar: transiti con sistemi spenti e trasferimenti ship-to-ship
Un’ipotesi centrale collega la tenuta dei prezzi alla possibilità che una quota del greggio continui a uscire dal Golfo Persico senza un tracciamento pienamente affidabile. Il punto di partenza è la presenza di petroliere che, attraversando lo Stretto, avrebbero i sistemi di localizzazione spenti.
Le stime attribuite alla dinamica dei flussi indicano che il greggio potrebbe essere caricato su navi di dimensioni ridotte impegnate nella tratta più delicata. Durante l’attraversamento verrebbero disattivati i transponder AIS, dispositivi che per scopi di sicurezza comunicano coordinate, nome e dimensioni delle imbarcazioni. Una volta superata l’area più sorvegliata, avverrebbero poi operazioni di trasferimento su altre petroliere tramite manovre ship-to-ship (STS).
ipotesi attribuita a javier blas: indicazioni su scorte e operazioni fuori dallo stretto
L’interpretazione è stata rilanciata da Javier Blas, editorialista di Bloomberg specializzato in materie prime. Secondo Blas, il calo delle scorte di greggio negli Emirati Arabi Uniti e l’aumento delle operazioni di trasferimento tra petroliere poco fuori dallo Stretto sarebbero segnali coerenti con l’esistenza di flussi che continuano a raggiungere i mercati internazionali.
Un ulteriore indicatore richiamato riguarda una gara per la vendita di circa 14 milioni di barili da parte di Abu Dhabi National Oil Company, seguita a breve distanza da una seconda offerta pari a 2 milioni di barili. Nel quadro delineato, questi elementi si inseriscono in una dinamica in cui il greggio potrebbe muoversi con modalità pensate per ridurre la capacità di monitoraggio.
stime di volumi e modalità: transiti “al buio” e pagamenti per corridoi di uscita
Le quantità associate ai movimenti clandestini vengono collegate a valutazioni di banche e analisti. In base a quanto indicato da JP Morgan, nelle ultime due settimane di maggio i flussi avrebbero raggiunto 2,1 milioni di barili al giorno.
Un’indicazione aggiuntiva arriva da Jan Stuart, stratega energetico di Piper Sandler, che in un’intervista alla CNN ha stimato che nel mese complessivo siano riusciti a uscire dal Golfo Persico circa 2,9 milioni di barili al giorno. Di questi, 900mila barili verrebbero da transiti descritti come “al buio”, effettuati da navi che navigano senza rendere disponibili i dati di localizzazione. Altri 2,1 milioni di barili sarebbero invece legati a modalità basate su pagamenti o accordi con soggetti collegati all’Iran.
limiti quantitativi: perché i flussi non bastano da soli a spiegare la stabilità
Le cifre citate restano comunque insufficienti se confrontate con il traffico precedente al conflitto. Prima della guerra, attraverso Hormuz transitavano circa 15–16 milioni di barili al giorno. Per questo motivo, la stabilità dei prezzi non viene attribuita esclusivamente a questi volumi, ma a una combinazione di fattori che includono domanda ridotta, aumento dell’offerta alternativa e misure di gestione delle scorte.
riduzione della domanda, export americano e bypass via oleodotti: elementi che sostengono il mercato
La tenuta dei prezzi viene ricondotta a più leve contemporanee. Oltre alla riduzione dell’import cinese, viene segnalato l’aumento delle esportazioni americane. Parallelamente, viene evidenziata la capacità dei produttori del Golfo di utilizzare oleodotti che consentono di bypassare Hormuz.
Tra gli esempi richiamati figurano l’East-West Pipeline saudita, che collega i giacimenti dell’est al porto di Yanbu sul Mar Rosso, e un collegamento tra Abu Dhabi e il terminale di Fujairah. In parallelo, cresce il ricorso alle riserve strategiche, viste come ulteriore ammortizzatore.
scorte e rischio di picco: quando l’utilizzo delle riserve si avvicina ai minimi operativi
La calma percepita dal mercato, secondo le dinamiche descritte, non può essere considerata permanente. Man mano che le scorte si avvicinano ai livelli operativi minimi, si riduce la disponibilità effettiva di greggio, perché il petrolio residuo serve a mantenere in funzione raffinerie, oleodotti, depositi e reti di distribuzione.
In questo contesto aumenta il rischio di una violenta esplosione dei prezzi. Un rialzo brusco dovrebbe, in prospettiva, distruggere una parte della domanda sufficiente a compensare il crollo dell’offerta.
figure citate nelle stime sui flussi energetici
- Javier Blas
- Jan Stuart
