Parla la mamma di Alberto Stasi e il timore sul ritorno a casa tra innocente e colpevole

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Parla la mamma di Alberto Stasi e il timore sul ritorno a casa tra innocente e colpevole

Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, torna a parlare della vicenda giudiziaria del figlio e lo fa pochi giorni dopo un’intervista rilasciata da Marco Poggi nel programma Quarto Grado. Il racconto, rivolto a Repubblica, mette al centro l’andamento dell’ultimo anno, la valutazione sulle indagini recenti e la percezione della società, intrecciando aspetti processuali e momenti di vita quotidiana.

elisabetta ligabò e alberto stasi: parole dopo l’intervista

Ligabò afferma di tornare su un tema a lungo tenuto lontano dai riflettori, dopo aver scelto una distanza maggiore dalla narrazione pubblica. La nuova presa di posizione arriva nel contesto di quanto emerge sul piano investigativo, con un riferimento a una figura chiamata in causa anche sul versante degli elementi raccolti.

Nel racconto compare una frase che indica una possibile agenda dei prossimi incontri: “La prima cosa che faremo insieme io e Alberto? Penso che andremo al cimitero da Chiara”. L’immagine è legata al rapporto con la giovane Chiara Poggi e alla memoria personale, più che a una dinamica processuale.

nuovi indizi su andrea sempio: gli “elementi forti” secondo ligabò

L’intervista prende avvio dai nuovi indizi a carico dell’indagato Andrea Sempio. Ligabò definisce questi riscontri “elementi forti” e associa tale valutazione a una fiducia più ampia: “Sì, a questo punto, certo che ci credo!”.

La madre sostiene che il proprio convincimento risale a molto tempo fa, affermando: “Spero fin dal 2007”. Spiega inoltre un punto che considera essenziale: l’incapacità di accettare ciò che stava accadendo ad Alberto e l’idea che, se fossero emersi anche soltanto “il minimo sospetto”, lei e il marito avrebbero voluto rivolgersi ai carabinieri.

fiducia nella procura e replica alle critiche

Ligabò riconosce che, dopo la condanna del 2014, la fiducia nella giustizia ha iniziato a “traballare”. Nonostante questo, ribadisce un giudizio positivo sul lavoro svolto: sostiene che “questa Procura ha lavorato in modo eccellente”.

Alle critiche rivolte alla Procura risponde in modo netto, spiegando che chi attacca il lavoro degli inquirenti, a suo avviso, lo fa perché “non vogliono che si venga a sapere come sono andate le cose”.

vita a garlasco e opinione pubblica: il cambiamento percepito

Nel passaggio successivo l’intervista si concentra sulla dimensione personale. Ligabò racconta la vita a Garlasco e sostiene di non aver mai avvertito “uno sguardo addosso”, almeno nella forma percepita da lei. Specifica che nessuno degli amici si è allontanato e che, nel complesso, ha continuato a seguire una quotidianità tranquilla: preferisce stare in casa ed evita di muoversi troppo, pur dovendo occuparsi del negozio per sei anni con due dipendenti dopo la morte del marito.

Secondo quanto dichiara oggi, la situazione appare differente. Ligabò nota una sorta di mutamento nell’atteggiamento della gente, spiegando che l’opinione pubblica avrebbe “cambiato idea”. Riferisce di aver ricevuto conforto da persone vicine nei momenti difficili, e racconta episodi concreti: quando esce in paese per le commissioni, incontra persone che la fermano e le chiedono un abbraccio, sostenendola con parole dirette.

Tra questi ricorda un episodio avvenuto tre giorni prima dell’intervista, quando si è recata in Comune per rinnovare la carta d’identità. La descrizione dell’evento è precisa: una persona mai vista prima l’ha guardata e poi ha detto “forza, vedrà che questa volta ce la facciamo”. Ligabò aggiunge che si tratta di dettagli che aiutano ad andare avanti.

rapporto con alberto stasi e lutto: continuità e difficoltà

Ligabò descrive il rapporto con il figlio Alberto come un percorso di sostegno reciproco: “Ci siamo dati forza l’uno con l’altra”. Aggiunge che, nella sua percezione, la componente di sostegno da parte di Alberto verso di lei sarebbe stata persino maggiore, pur precisando che non era fisicamente presente.

Nel racconto rientra anche il dolore legato alla morte del marito, indicato come un momento molto sofferto per loro. La madre afferma che oggi lei e Stasi hanno l’opportunità di vedersi e di frequentarsi di più, e sottolinea che questa possibilità “vuol dire molto”. Pur rimarcando che non si tratta di un cambiamento radicale del rapporto, afferma che la vita li ha messi alla prova: “Certamente la vita ci ha messo a dura prova”.

la prima uscita di insieme: il cimitero da chiara

Alla domanda sulla prima azione che svolgerebbero assieme al ritorno di Stasi, Ligabò risponde con parole che spostano ancora l’attenzione sul piano dei ricordi. Quando viene posta la richiesta su come si muoveranno “da innocente o colpevole”, la madre dichiara: “Siamo già andati sulla tomba di mio marito Nicola”, precisando che quella è stata la prima volta in cui il figlio ha potuto muoversi. Poi aggiunge: “Penso che andremo al cimitero da Chiara”.

chiara poggi: il ricordo della madre di alberto stasi

Ligabò ricorda Chiara Poggi raccontando frequenza e contesti. Spiega che Chiara veniva a casa loro, non con grande regolarità, e cita anche un periodo legato a una casa al mare dove i due ragazzi si incontravano. Descrive i due come “due ragazzi stupendi” e conserva soprattutto un dettaglio: “Mi rimane il suo sorriso: sorrideva sempre”.

Indica inoltre l’ultima volta in cui l’ha vista, nel luglio 2007, quando Stasi aveva già iniziato a trovarsi fuori per Londra. Racconta che Chiara andò a prendere dei vestiti per portarli su: aveva una gonnellina rossa e una maglietta bianca. Nel ricordo la descrive sorridente e felice di andare a trovare Alberto. Nel racconto resta centrale anche una convinzione personale: Chiara è sempre nei suoi pensieri e nelle sue preghiere e, secondo quanto crede, “da lassù ci sta proteggendo”.

Ligabò riferisce di non voler inviare un messaggio alla famiglia Poggi: preferisce di no. Analogamente, dichiara di non avere parole per Sempio e per la famiglia. Nel momento in cui immagina il destino dell’uomo accusato, aggiunge un auspicio legato a vent’anni trascorsi: sostiene di sperare che, se l’omicidio fosse stato commesso da lui, “abbia vissuto male tutto questo tempo” e che, se esiste una coscienza, non abbia trovato serenità. Conclude precisando che non desidera il male, ma ritiene importante che non sia stato raggiunto un senso di pace.

personaggi citati nel racconto

  • Elisabetta Ligabò
  • Alberto Stasi
  • Marco Poggi
  • Selvaggia Lucarelli
  • Andrea Sempio
  • Chiara Poggi
  • Nicola (marito di Elisabetta Ligabò)
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