Max Pezzali si racconta: successo, inadeguatezza e il desiderio di salutare prima della morte

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Max Pezzali si racconta: successo, inadeguatezza e il desiderio di salutare prima della morte

Una conversazione intensa, attraversata da ricordi, timori e lucidità, restituisce il ritratto di Max Pezzali come cantautore capace di parlare del proprio percorso senza maschere. Nel racconto emerge una sensazione di inadeguatezza che non scompare con il successo, anzi continua a fare da sfondo al lavoro quotidiano e alla vita sul palco. A confermarlo sono parole dirette su ciò che si prova prima di salire sul palco, sui nodi emotivi che ritornano e sulle esperienze che hanno formato il modo di guardare gli altri.

max pezzali e la sensazione di inadeguatezza che non cambia

Di fronte al valore di un traguardo percepito come grande e concreto, il cantautore ribadisce un punto fermo: il successo, anche quando appare enorme, non cancella quella sensazione di essere inadeguati. Pezzali richiama l’immagine di sé da ragazzo, descrivendosi come “nerd”, con occhiali e difficoltà a stabilire contatti nelle feste. Il suo interesse per il modellismo militare, insieme allo studio dei colori delle livree, viene collegato a un’esperienza personale che gli ha permesso di comprendere chi si sente fuori posto.

Nel racconto Pezzali usa anche l’etichetta di “sfigatello” per definire quel proprio modo di stare al mondo, mettendo al centro un patrimonio emotivo che resta presente anche mentre il lavoro cresce. L’idea viene rafforzata dall’immagine del tempo che corre prima dell’esibizione: tra la consapevolezza di dover salire sul palco e il momento in cui accade fisicamente, affiorano critiche alle scelte e il riemergere della sindrome dell’impostore.

paure da palco, sindrome dell’impostore e immagini che ritornano

La discussione sulla pressione emotiva diventa più concreta attraverso esempi che rendono immediata la dinamica interiore. Pezzali descrive l’ansia come una sequenza mentale che precede la performance, dove si attivano dubbi e autocritica. La sensazione di essere giudicati o di finire nel posto sbagliato viene associata a un episodio immaginato: un posto di blocco, la consegna alle autorità, e la frase “vada vada” come espressione che chiude senza spiegare davvero.

Da questa prospettiva, la coscienza di essere un artista di successo viene affiancata dal ricordo di quanto la mente possa restare legata a un sentimento di vulnerabilità. Anche quando il risultato è misurabile, come nel caso dei biglietti venduti in quella fase indicata come particolarmente rilevante, resta attiva la componente emotiva legata all’inadeguatezza.

ricordi di prime volte e canzoni cult: l’amore del mito in sei minuti

La narrazione prosegue con dettagli biografici che collegano il presente a momenti giovanili. Pezzali torna a un ricordo di quando aveva 17 anni citando Luciana, indicata come la sua fidanzatina per un periodo. La conversazione si sposta poi su un brano diventato riconoscibile nel tempo: “Sei un mito”, raccontato come la storia di un amore che sembrava impossibile.

Viene ricostruito il contesto: estate 1992, con l’anno del successo di “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”. Pezzali racconta che lui e Mauro Repetto facevano avanti e indietro tra Riccione, per le feste di Radio Deejay, e Pavia, descritta come vuota e deserta. Una sera si sarebbe creato il clima da isola deserta, con il ruolo della donna descritta come il “mito”.

Alla domanda su chi fosse il mito, Pezzali non fornisce il nome, limitandosi a dire che andò bene, ma che dal giorno dopo non si fece più sentire. Il racconto mette così insieme l’intensità del momento e l’interruzione improvvisa, tratteggiando il legame tra memoria e scrittura musicale.

vita di oggi, famiglia e sguardo sul tempo politico

La parte dedicata alla vita attuale introduce il rapporto con il figlio adolescente, indicato con il nome Hilo. Il significato del nome viene collegato a un riferimento geografico e culturale: “come una città delle Hawaii che prende il nome da un esploratore polinesiano”. Il ruolo del figlio diventa anche un punto di osservazione: Pezzali racconta di aver imparato da lui a guardare gli avvenimenti lungo la timeline, trasformando la percezione del passato in un confronto immediato con ciò che accade nel presente.

Nella stessa dinamica rientra il commento su figure politiche citate nella conversazione. Pezzali parla di Meloni riconoscendo doti e la capacità, in un periodo descritto come difficile e “delirante”, di barcamenarsi come immagine internazionale. Su Schlein, dichiarando di averla conosciuta a un concerto, sottolinea una simpatia personale e la percezione che “conosce il tempo in cui viviamo”.

Il confronto con Vannacci è impostato sulla critica a ciò che viene percepito come obsolete. Pezzali usa un’immagine storica e tecnologica: la distanza di Cleopatra rispetto all’iPhone, e l’idea che, quando lui nacque, nessuno fosse ossessionato da ciò che accadde 80 anni prima, mentre oggi gli sembra che Vannacci resti “avvitato” sul 1945.

festival, superstizioni e la “maledizione di sanremo”

Il dialogo include anche il tema del Festival. Pezzali afferma che chi lavora in ambito musicale ha superstizioni e indica la propria: la maledizione di Sanremo. Racconta una memoria legata agli 883: nel 1995 con “Senza averti qui”, oltre al ruolo come autori di “Finalmente tu” di Fiorello.

La pressione emotiva viene ricostruita attraverso i dettagli della situazione: viene citato Fiore come favorito ma non vincitore, e viene ricordato anche il fidanzamento con una delle presentatrici. Pezzali collega tutto ciò a un livello di stress tale da far ritorno a casa con herpes, sfoghi cutanei e 40 di febbre.

rapporto con dio, morte e desiderio di tempo

Il tema spirituale viene affrontato con una formula concreta e personale. Pezzali dichiara di credere in qualcosa paragonabile allo spirito della natura e a una spiritualità coerente con un bisogno comune. La spiritualità, però, non viene trasformata in un’immagine: non c’è la necessità di ridurla a un’effigie.

Anche il discorso sulla morte resta essenziale. Pezzali la definisce ineluttabile. Riporta un punto di vista del padre: il desiderio di addormentarsi e non svegliarsi più per paura della sofferenza. Pezzali invece esprime un’altra esigenza: avere il tempo di salutare tutte le persone a cui vuole bene.

personaggi citati nel racconto di max pezzali

  • Max Pezzali
  • Luciana
  • Mauro Repetto
  • Hilo
  • Meloni
  • Schlein
  • Vannacci
  • Fiorello
  • Cleopatra
  • Uomo Ragno
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