Inflazione di hormuz si può combattere col rialzo dei tassi dubbi e spiegazioni

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Inflazione di hormuz si può combattere col rialzo dei tassi dubbi e spiegazioni

Il rialzo dei tassi d’interesse è presentato come una leva per contenere l’inflazione, ma il suo impatto coinvolge anche conseguenze economiche e politiche difficili da ignorare. Nel ragionamento economico di riferimento, l’azione delle banche centrali segue regole precise: quando l’inflazione resta alta, il costo del denaro viene aumentato per ridurre la quantità di moneta in circolazione e, di conseguenza, il suo utilizzo. La scelta diventa quindi una decisione “squisitamente europea”, legata al mandato e agli obiettivi di stabilità dei prezzi.

rialzo dei tassi e inflazione: perché le banche centrali alzano il costo del denaro

Secondo la teoria economica richiamata, in presenza di un periodo di alta inflazione le banche centrali devono alleggerire la pressione sulla domanda attraverso l’aumento dei tassi. L’aumento del costo del denaro mira a far diminuire il denaro in circolazione e a ridurne il “costo” complessivo per l’economia.

Nel contesto descritto, l’affermazione secondo cui non si sarebbe mai sostenitori dell’aumento dei tassi viene indicata come incoerente con la logica economica del controllo dell’inflazione. L’argomento poggia su un passaggio centrale: se l’inflazione cresce, la misura diventa coerente con l’impostazione di politica monetaria basata sul target.

inflazione e mandato bce: il target al 2% e la spinta a intervenire

Le motivazioni della stretta vengono collegate agli sviluppi inflazionistici associati alla guerra in Iran. In quel scenario, l’inflazione risulta già arrivata al 3% ed è considerata destinata a salire ulteriormente. Per la Bce, il riferimento di mandato è esclusivamente il mantenimento dell’inflazione al 2%: di conseguenza, l’aumento del costo del denaro viene presentato come una scelta “obbligata” all’interno dei vincoli istituzionali.

crescita e prestiti: il possibile effetto collaterale della stretta

Una volta aumentati i tassi, il ragionamento si sposta sull’impatto possibile al di fuori dell’obiettivo inflazione. La relazione descritta è diretta: meno prestiti significa meno crescita. Questo punto viene considerato particolarmente delicato per un’economia europea indicata come già stagnante, dove ridurre ulteriormente la disponibilità di credito può trasformarsi in un elemento di freno.

inflazione di hormuz: uno shock di offerta che non si spegne solo con i tassi

La questione centrale diventa la natura dell’inflazione. Se l’incremento dei prezzi fosse legato principalmente al eccesso di denaro in circolazione, l’aumento dei tassi risulterebbe coerente come risposta immediata. Nel ragionamento presentato, però, l’“inflazione di Hormuz” viene interpretata come shock di offerta, con dinamiche diverse da quelle dell’inflazione puramente monetaria.

materie prime e domanda poco elastica: perché la stretta può non bastare

Lo scenario descritto fa riferimento al ruolo del costo delle materie prime provenienti da mercati esterni a quello europeo. Vengono citate merci come elettricità e benzina. In questi casi, la domanda viene indicata come caratterizzata da bassa elasticità, cioè la riduzione dei consumi non avviene in modo proporzionale all’aumento dei prezzi. Per questo motivo, l’inflazione di natura “da offerta” non risponderebbe allo stesso modo della componente influenzata dalla politica monetaria.

Il richiamo storico riguarda il 2022, quando il rialzo dei tassi non sarebbe servito a diminuire l’inflazione, ma sarebbe valso soprattutto a evitare che aumentasse ulteriormente. La misura viene quindi descritta come limitata nella sua capacità di incidere sulla causa dello shock.

effetti sul sistema bancario: profitti più alti e meno liquidità per l’economia

Se l’impatto sul fronte inflazione viene considerato incerto nel caso di uno shock di offerta, viene invece sottolineata la direzione degli effetti sui soggetti finanziari. Maggiori tassi d’interesse di riferimento vengono presentati come un incentivo per gli istituti bancari a produrre condizioni più favorevoli lato raccolta e impiego: meno prestiti e maggiore costo dei finanziamenti sui rapporti già in essere.

I dati richiamati indicano un cambiamento nel periodo 2022-2024: in Italia le banche avrebbero incassato 112 miliardi di profitti, mentre nel sistema sarebbero stati immessi 60 miliardi in meno rispetto agli anni precedenti. In questa lettura, la stretta monetaria si traduce in un effetto più immediato sulla redditività bancaria rispetto alle ricadute auspicabili sulla stabilità dei prezzi.

conclusione: regole europee, tasche dei banchieri e meno liquidità per famiglie e imprese

Il quadro complessivo viene sintetizzato con una conclusione netta: il rialzo dei tassi, pur mosso dall’intento di abbassare l’inflazione, finirebbe per rimpinguare i profitti degli operatori finanziari, mentre famiglie, aziende ed economia riceverebbero meno liquidità e, in ultima analisi, meno risorse per sostenere attività e consumi. Il tutto viene ricondotto alla cornice delle regole europee che orientano la politica monetaria.

figure citate

  • Tajani (ministro citato nel contesto delle dichiarazioni sull’aumento dei tassi)
L’ “inflazione di Hormuz” si può combattere col rialzo dei tassi? Ho i miei dubbi
Categorie: Economia

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