Impianti di sci, cacciatori e moto sui sentieri: come la montagna è sotto assedio
La montagna, in Italia, vive una doppia tensione: da un lato l’esigenza di mantenere l’identità dei territori e la qualità del paesaggio; dall’altro la pressione per rilanciare economie locali spesso legate a stagioni sempre meno prevedibili. Impianti sciistici, riforme legislative sulla gestione della fauna, sentieri attraversati da mezzi motorizzati e parchi nazionali sono elementi che finiscono per intrecciarsi, delineando uno scenario complesso in cui ambiente e politiche pubbliche diventano il vero punto di confronto.
impianti sciistici e tutela del paesaggio nelle montagne
Nel dibattito sull’offerta estiva e invernale, il presidente degli impiantisti di Confindustria Trento, Luca Guadagnini, sostiene che il paesaggio rappresenti il cuore dell’offerta e che, per questo motivo, gli operatori sarebbero i primi interessati a mantenere il territorio com’è. Sullo stesso orientamento si colloca la presidente di Anef, Valeria Ghezzi, che richiama il ruolo delle funivie come motore dell’economia di montagna e come presidio per la tutela delle Terre alte.
Accanto a queste posizioni, viene richiamato il peso che l’industria dello sci avrebbe avuto per decenni su alcune aree di montagna, con una trasformazione del territorio accompagnata da ritorni economici privati e da danni ambientali pubblici. Nel quadro considerato viene citato un dossier che stima su Alpi e Appennini 273 impianti sciistici abbandonati e 247 tra alberghi, residence e altre strutture turistiche o ricettive, oltre a complessi militari o produttivi dismessi o sottoutilizzati.
nuovi impianti sciistici e criticità legate alla crisi climatica
Con una crisi climatica indicata come evidente e con stagioni invernali sempre più brevi, nel contesto descritto si propone la realizzazione di ulteriori nuovi impianti in aree che vanno dal Comelico fino a Monte San Primo, arrivando alle Cime Bianche. Vengono inoltre richiamati casi specifici: il Terminillo, dove gli investitori non si sarebbero trovati, e la cabinovia di Socrepes, realizzata su una frana attiva.
priorità su servizi e smantellamento delle strutture obsolete
La linea contestataria espressa nel testo porta a contestare ulteriori strutture ambientalmente insostenibili. La lotta allo spopolamento viene indicata come un obiettivo che non dovrebbe essere perseguito con gli stessi strumenti utilizzati nel boom del dopoguerra, che avrebbero condotto alla situazione attuale. In alternativa, viene proposta l’esigenza di investimenti in servizi per i residenti, con riferimento a trasporto pubblico, sanità e scuole.
Un ulteriore punto riguarda l’uso dei fondi per lo smantellamento delle strutture obsolete e il recupero di spazio naturale. In questo quadro viene richiamato anche il Pnrr, ritenuto nei presupposti finalizzato anche a tale impostazione.
ddl 1552 e riforma della caccia: bioregolatori e cambiamenti nei calendari
Il ddl 1552, presentato come riforma dell’attuale legge 157/1992, introduce il ruolo dei cacciatori intesi come “bioregolatori”. La caccia verrebbe così inquadrata formalmente come attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi. Nel testo viene indicata la possibilità di estendere i calendari venatori con limiti meno rigidi sui richiami vivi, oltre a un aumento delle specie cacciabili.
Tra le ipotesi riportate rientrano anche la possibilità di cacciare in spiagge e in aree protette, con l’ausilio di visori ottici notturni. Il parere scientifico di Ispra non sarebbe più vincolante, ma meramente consultivo. A sostegno della riforma vengono riportate le tesi secondo cui i cacciatori avrebbero una conoscenza approfondita dell’ambiente, e la loro attività sarebbe ritenuta fondamentale per la conservazione del patrimonio faunistico e dell’ambiente.
critiche europee e revisione del ruolo della fauna selvatica
Il testo richiama un quadro di preoccupazioni: viene citata una lettera di richiamo della Direzione generale Ambiente della Commissione Europea, inviata a dicembre 2025, con critiche. Viene inoltre menzionata una richiesta più recente di chiarimenti al Mase da parte del presidente del Comitato permanente della Convenzione di Berna, a cui l’Italia avrebbe aderito con la legge 503/1981. Questi passaggi sono indicati come presupposti di una severa analisi da parte degli osservatori europei.
Per quanto riguarda la fauna selvatica, viene ricordato che secondo la legge sulla caccia vigente essa è considerata patrimonio indisponibile dello Stato, come bene della collettività da proteggere (art. 1 legge 157/1992). Nel testo viene prospettata, invece, una logica di “gestione” che, secondo l’impostazione descritta, finirebbe per attribuire un ruolo prevalente ai cacciatori.
moto sui sentieri e dibattito “la montagna deve essere per tutti”
La questione dei mezzi a motore sui sentieri viene presentata come complessa. Il testo afferma che, accanto a centauri che dichiarano rispetto per l’ambiente e per gli escursionisti, emergerebbero anche tanti esempi negativi in cui le regole sarebbero ignorate, anche per via della mancanza di controlli. Viene riportata la testimonianza diretta di un’attivista, che avrebbe ricevuto minacce: “ti schiaccio con la moto se ti ritrovo, tanto ho l’assicurazione”.
Pur con i dovuti distinguo, il testo non valuta positivamente l’escursionismo motorizzato e la presenza di motori in quota per puro divertimento, ritenendoli invece plausibili solo per motivi di servizio. Nel quadro descritto entra anche l’elemento delle biciclette, che diventerebbero parte del problema. Il dibattito “la montagna deve essere per tutti” viene presentato come un tema con diverse sfaccettature.
revisione legge 394/91 sui parchi e lavori in corso
Il testo segnala che nei palazzi si starebbe lavorando alla revisione della legge 394/91 sui parchi, lasciando intendere l’esistenza di un indirizzo di fondo sul quale si attendono sviluppi.
figure citate
- Luca Guadagnini
- Valeria Ghezzi
