Franco nero paura della malattia e carriera ancora piena: tanti film

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Franco nero paura della malattia e carriera ancora piena: tanti film

Franco Nero torna a farsi sentire con energia e lucidità, dal Festival di Taormina, dove l’entusiasmo non passa mai in secondo piano. A 83 anni, il volto di Django e di numerosi film diventati iconici racconta una carriera ancora viva, la centralità dell’amore nella propria vita privata e un modo preciso di guardare al futuro senza cedere alla nostalgia.

Le parole arrivano da un’intervista pubblicata su Vanity Fair, costruita come un vero manifesto della curiosità: l’idea di fermarsi non è presente, mentre l’attitudine al cinema resta la leva principale per continuare.

franco nero e la carriera: entusiasmo, curiosità e futuro

Franco Nero dichiara con decisione di non essere prossimo alla fine: non parla di conclusione e afferma di dovere ancora realizzare tanti film. L’atteggiamento resta quello di chi sceglie di guardare avanti, rimandando i discorsi più nostalgici a un momento successivo: l’interesse principale si concentra sul presente e sul lavoro.

L’intervista descrive anche un rapporto continuo con la voglia di muoversi, di imparare e di restare aperti. A emergere è la convinzione che l’energia personale faccia da motore: “Il giorno che mi abbandonerà l’entusiasmo smetterò”, con l’immagine di sé come “eterno bambino”, orgoglioso della propria inclinazione a sorprendersi e a vivere il cinema come esperienza essenziale.

amore nella vita di franco nero: vanessa redgrave e un incontro sul set

Un capitolo importante riguarda l’amore. Franco Nero parla di colei che definisce la donna della sua vita, indicando la madre dei suoi figli, Vanessa Redgrave. Il loro incontro è collocato nel 1967 sul set di Camelot, diventato il punto di partenza di una relazione significativa.

Nei ricordi compare anche una serata legata al contesto dei premi: citando i nomi di Sidney Poitier e Vittorio De Sica, Nero racconta il David di Donatello del ’68 e sottolinea il fatto di esserci andato insieme a sua moglie. L’episodio resta un aneddoto, narrato senza impostazione malinconica: la linea guida, ancora una volta, è l’entusiasmo.

Nel racconto, l’amore non è soltanto sentimento: è anche un’esperienza da condividere. L’attore afferma di aver avuto la “fortuna di imparare molto dall’amore” e di aver trasmesso quel modo di intendere l’affetto ai nipotini, facendo dell’amore un valore praticato.

franco nero e le paure: malattia, sofferenza e idea di serenità

Alla domanda su cosa faccia paura, Franco Nero sposta l’attenzione su un punto concreto: non teme tanto il passare del tempo, quanto la malattia. Il ragionamento si concentra sulla differenza tra l’idea della fine e la condizione del dolore; la malattia, per lui, significa sofferenza e per questo dichiara di non voler soffrire.

La percezione della serenità viene poi collegata al clima internazionale. L’attore afferma di trovarsi in un momento descritto come “di guerra”, citando diverse aree: prima Putin e l’Ucraina, poi Netanyahu e Gaza, e infine l’Iran. Nel quadro emergono numeri e immagini di sofferenza, con riferimento a migliaia di palestinesi massacrati e ventitremila bambini.

franco nero e la canzone politica: un mare di piccoli lenzuoli bianchi

Accanto alla riflessione sulla vita e sulla paura, compare un elemento creativo legato alla sensibilità politica. Franco Nero racconta di aver scritto una canzone intitolata Un mare di piccoli lenzuoli bianchi, esprimendo orgoglio per il lavoro.

Nel tentativo di farla cantare, spiega di aver chiesto a diversi cantanti di interpretarla. La risposta, però, è stata frenata: hanno paura. La motivazione riportata riguarda il timore di esporsi, con l’idea che molti preferiscano realizzare “le loro canzonette” senza prendere posizione pubblica.

nominativi citati nell’intervista

  • Franco Nero
  • Vanessa Redgrave
  • Sidney Poitier
  • Vittorio De Sica
  • Putin
  • Netanyahu
“Io non sono alla fine della mia carriera, devo fare ancora tanti film. Di cosa ho paura? Della malattia. Se uno ha un incidente e muore, muore. La malattia è soffrire…”: parla Franco Nero
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