Forza germania: il tifo clandestino di giuseppe culicchia per rummenigge e co italia

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Forza germania: il tifo clandestino di giuseppe culicchia per rummenigge e co  italia

Un tifo nato per contraddizione, un amore calcistico che diventa memoria collettiva e una Germania raccontata come epopea personale: “La mia Germania” di Giuseppe Culicchia ripercorre le origini di una passione cresciuta tra immagini televisive, formazioni sgranate e un bisogno costante di stare dalla parte sbagliata. Nel racconto, la memoria dei Mondiali del 1970 e il fascino di Franz Beckenbauer si intrecciano con l’idea che certe sconfitte restino impresse, capaci di trasformarsi in identità.

la mia germania: la nascita di un amore clandestino calcistico

La storia parte da un’immagine concreta e fulminante: durante l’estate del 1970, mentre l’Italia vive la rimonta ai Mondiali messicani, un bambino di cinque anni rimane colpito dal gioco dell’austero Kaiser Franz Beckenbauer. Culicchia ricorda la scena legandola a un dettaglio decisivo, la lussazione alla spalla del giocatore tedesco al 65esimo della partita che verrà ricordata come “la partita del secolo”.

Nel momento in cui la spalla infortunata non interrompe l’energia e il campo continua a essere affrontato senza resa, il giovane tifoso interpreta un gesto sportivo come lezione morale: per Culicchia è un rifiuto di arrendersi che diventa determinante. Da qui nasce una posizione netta, quasi inevitabile, che lo spinge a sentirsi lontano dagli Azzurri e vicino ai tedeschi.

beckenbauer e la “prima ribellione” contro la figura paterna

Il libro collega la nascita del tifo a un passaggio di formazione più profondo: la chiamata in causa non riguarda soltanto la squadra preferita, ma l’intera relazione con il mondo adulto. Culicchia definisce quel momento come la prima ribellione nei confronti della figura paterna e come prima uscita pubblica di uno spirito orientato alla contraddizione.

Anche l’ambiente familiare entra nella dinamica del racconto: la scena del tifo si muove in un quadro corale, dove attorno al bambino si accendono reazioni e tensioni, compreso il padre barbiere. Eppure, quando nel flusso del gioco avvengono un dribbling e una parata, il bambino non si lascia trascinare dalla corrente: il suo orientamento resta fisso. La scelta di campo viene descritta come inequivocabile, al punto da non presentare esitazioni.

il tifo come meccanismo: forza, represso e memoria delle vittorie

“La mia Germania” non si limita a un singolo episodio. Il racconto diventa un carosello fatto di partite e di reazioni, tra biannuali tv accese e tifo represso. La passione viene presentata come uno snocciolamento appassionato di formazioni, una sintesi animata che attraversa decine di match.

Accanto a Beckenbauer, la narrazione richiama una lunga sequenza di campioni tedeschi, nominati come tappe di un percorso affettivo: da Breitner a Ballack, passando per Müller e Klose. La serie di riferimenti serve a rendere la Germania non soltanto un insieme di risultati, ma un repertorio di volti e ruoli capaci di rimanere vivi nel ricordo.

berlino e la ricucitura culturale dei luoghi

Il testo include anche una dimensione geografica e culturale: il legame con Berlino e con il suolo tedesco viene associato a una sensazione di pace emanata dai luoghi considerati cari. La narrazione assume così la forma di una madaleine proustiana, trasformando la memoria calcistica in esperienza del territorio, con una ricucitura che unisce sport e cultura.

sconfitta del 1970 e persistente orgoglio: quando le sconfitte restano

Il punto di svolta emotivo non è l’elenco delle vittorie future. Pur ricordando che la Germania vincerà tre Mondiali (1974, 1990, 2014) e tre Europei (1972, 1980, 1996), il racconto si concentra su una macchia: la sconfitta del 1970 continua a imprimersi nell’orgoglio di Culicchia, diventando una forma di interiorizzazione del risultato negativo.

Lo spunto storico viene attribuito a Alessandro Barbero, che formula l’idea secondo cui le vittorie passano mentre le sconfitte rimangono tali per sempre. A partire da questo principio, il testo evoca il fascino epico dell’Iliade e della figura di Ettore, presentata come protagonista sotto le porte Scee, in grado di sovrastare altri eroi narrati nelle pagine attribuite a Omero.

anti-juventino e frecciate: la memoria sportiva diventa pamphlet

La narrazione culmina in una componente polemica: “La mia Germania” viene descritta come un pamphlet anti-juventino. La prospettiva adottata richiama una serie di riferimenti a presunti favori arbitrali nella storia della squadra e introduce una rielaborazione della finale Italia-Francia 2006 ai Mondiali, con una frecciata rivolta all’ex juventino Lippi.

Nel racconto, Lippi viene indicato come responsabile—da giocatore con la Samp nel 1972—di aver favorito lo scudetto della Juve, così da svantaggiare il Toro. Il passaggio diventa ancora più diretto con l’evocazione di una palla granata che viene descritta come entrata in porta, seguita dalla convalida dell’arbitro.

personaggi citati nel racconto

  • Giuseppe Culicchia
  • Franz Beckenbauer
  • Alessandro Barbero
  • Albertosi
  • Domenghini
  • Lippi
  • Beckenbauer (Kaiser Franz Beckenbauer)
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