Fii e Hovland: il futuro dell AI, controllo di e modelli senza kill switch esterni

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Fii e Hovland: il futuro dell AI, controllo di  e modelli senza kill switch esterni

La sovranità dell’intelligenza artificiale non si gioca soltanto sulla scelta dei modelli più avanzati, ma sull’intero ecosistema software che li rende utilizzabili: dati, calcolo e deployment. Bjorn Hovland, ceo di CIQ, colloca il tema dentro la competizione geopolitica legata ai cosiddetti modelli frontier, sottolineando come l’infrastruttura tecnologica diventi un fattore decisivo per garantire controllo e continuità operativa.

controllo sovrano dell’intelligenza artificiale: l’infrastruttura software come leva

Secondo Bjorn Hovland, la questione della sovranità riguarda l’intero livello infrastrutturale sotto ai modelli, con l’obiettivo di consentire un controllo locale dell’intelligenza artificiale. In questa prospettiva, l’attenzione si concentra sulla possibilità di gestire in modo autonomo le componenti necessarie per usare i sistemi di AI: dalla gestione dei dati fino all’esecuzione delle attività e alla messa in produzione.

CIQ opera proprio sul livello infrastrutturale: l’azienda risulta tra i principali sostenitori di Rocky Linux, una delle distribuzioni Linux più diffuse nei carichi di lavoro legati all’AI. In parallelo, sviluppa prodotti orientati a automazione e orchestrazione, funzionali a rendere governabile l’uso dell’AI in ambienti diversi.

uso dell’AI in data center proprietari e presso hyperscaler

La direzione indicata da Hovland mira a mantenere un controllo sovrano sull’infrastruttura AI indipendentemente dal luogo in cui l’elaborazione avviene. La gestione può riguardare un data center proprietario oppure infrastrutture di terze parti presso hyperscaler come Google e AWS.

open source e open weight: il recupero del ritardo rispetto ai modelli frontier

Nel quadro delineato da Hovland, l’evoluzione dei prossimi tre-cinque anni porterà un’accelerazione verso una forma più strutturata di controllo locale dell’intelligenza artificiale. Rimangono però centrali le dinamiche di potere: i modelli frontier restano nelle mani di pochi soggetti e possono essere influenzati da decisioni politiche o regolatorie.

Come esempio del rischio di dipendenza viene citato l’episodio legato a Mythos, con un intervento del governo statunitense che ne ha limitato l’accesso. Da qui la necessità di individuare alternative capaci di ridurre l’esposizione a restrizioni esterne.

vantaggio strategico dei modelli open: 6-12 mesi di ritardo, poi divario ridotto

La risposta individuata da Hovland passa per modelli open weight e open source. Queste soluzioni, secondo la sua valutazione, tendono a presentare una distanza di 6-12 mesi rispetto ai modelli frontier, con un progressivo avvicinamento nel tempo. Il risultato atteso è che capacità inizialmente disponibili solo in sistemi chiusi possano entrare nell’ecosistema aperto nell’arco di pochi mesi.

strumenti per adattare e distribuire l’AI con controllo locale

In questo scenario, strumenti come quelli sviluppati da CIQ diventano rilevanti perché consentono a governi, imprese e organizzazioni di utilizzare modelli open, adattarli, addestrarli e implementarli mantenendo un controllo locale su dati e capacità di calcolo.

Il punto centrale non viene presentato come solo tecnico: il tema è indicato come strategico, legato alla necessità di evitare dipendenze da soggetti esterni che possano spegnere o limitare l’accesso a tecnologie considerate essenziali.

fii priority europe e incontri riservati per una discussione più sovrana sull’AI

Eventi come Fii Priority Europe vengono descritti da Hovland anche come occasioni per spostare la discussione sull’AI verso una dimensione più sovrana. Il valore non è attribuito soltanto ai panel pubblici, ma alla concentrazione di decisori, leader, investitori e tecnologi nello stesso contesto.

Le conversazioni considerate più importanti, nella visione riportata, avvengono fuori dal palco, negli incontri riservati, dove si costruiscono relazioni e si scambiano idee in modo più diretto.

il futuro dell’AI: controllo, interoperabilità e indipendenza senza “kill switch”

La corsa all’AI viene ricondotta a un contesto geopolitico, ma l’esito dipenderà anche da chi riuscirà a offrire controllo, interoperabilità e indipendenza. La conclusione attribuita a Hovland indica che il futuro andrà alle società capaci di addestrare, adattare e distribuire l’intelligenza artificiale senza dipendere da parti esterne dotate di un possibile “kill switch”.

personalità citate

  • Bjorn Hovland (ceo di CIQ)
Categorie: Tecnologia

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