Fii Ben Amor: creatività e pensiero critico non vanno consegnati allintelligenza artificiale

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Fii Ben Amor: creatività e pensiero critico non vanno consegnati allintelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale può offrire strumenti utili all’educazione, ma l’obiettivo diventa chiaro quando si parla di abilità che formano il pensiero dei bambini. Yanis Ben Amor, executive director del Center for Sustainable Development della Columbia University, mette in evidenza la necessità di preservare alcune competenze come patrimonio umano, non trasferibile alle macchine. Il tema viene discusso durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, nel contesto del lavoro svolto con Fii Institute sulle “non-negotiable skills”.

competenze non negoziabili e rischio di delega all’ai

La riflessione parte da un rischio concreto: insegnanti e professori potrebbero, nel tempo, finire per trasferire all’AI capacità che i bambini, altrimenti, continuerebbero a sviluppare in modo diretto. Nel ragionamento di Ben Amor, non si tratta di un fenomeno isolato: nella storia dell’istruzione, alcune abilità sono cambiate con l’evoluzione degli strumenti disponibili. Un esempio richiamato riguarda il calcolo mentale, che in passato era considerato indispensabile e che poi, con la diffusione delle calcolatrici e degli smartphone, è stato praticato molto meno.

Con l’intelligenza artificiale, il rischio viene descritto come più ampio, perché la delega non riguarderebbe una singola funzione, ma potenzialmente interi passaggi di apprendimento. Per rispondere a questa problematica, negli ultimi due anni è stato avviato un lavoro internazionale con oltre 40 università, molte delle quali provenienti dal Global South, con l’intento di identificare le competenze che ogni bambino dovrebbe continuare ad acquisire “da ora e per sempre”.

quali competenze restano prioritarie: creatività, pensiero critico e oltre nove

Nel rapporto citato da Ben Amor compaiono competenze come creatività e pensiero critico. La ricerca, però, individua un insieme più ampio: vengono menzionate più di nove competenze, accompagnate da casi concreti utili a spiegare perché debbano essere protette. L’idea centrale rimane quella di garantire uno sviluppo formativo che mantenga un forte ancoraggio umano, evitando che funzioni fondamentali vengano sostituite da sistemi automatici.

impatti dell’ai sul lavoro: educazione, etica, sanità e macroeconomia

La discussione si allarga anche all’effetto dell’AI sul lavoro. Ben Amor richiama la partnership tra Columbia e Fii Institute, che osserva quattro ambiti: educazione, etica, sanità e macroeconomia. Per la dimensione occupazionale, il lavoro viene descritto come guidato da Jeffrey Sachs, con due rapporti dedicati all’impatto sui posti di lavoro.

segnali negli stati uniti e cause non riconducibili solo alla tecnologia

Un primo effetto viene indicato come già visibile negli Stati Uniti, in particolare tra i laureati che cercano un primo impiego: in quella fase le offerte diminuiscono. Ben Amor segnala però che attribuire tutto all’AI sarebbe troppo semplice. Una spiegazione proposta riguarda l’aumento di produttività dei team già presenti nelle aziende, con conseguente riduzione della necessità di assumere nuove persone. Un’altra riguarda il contesto economico complessivo, descritto come segnato da crisi successive e da un clima di incertezza che spinge le imprese a rallentare le assunzioni.

comunicazione aziendale e necessità di normalizzazione

Secondo Ben Amor, molte aziende possono preferire spiegare tagli o mancate assunzioni richiamando l’AI, perché si tratta di una motivazione percepita come più moderna e meno problematicamente comunicabile rispetto a una difficoltà economica. Per comprendere fino in fondo quanto l’effetto sia davvero legato alla tecnologia, viene indicata l’esigenza di un periodo di normalizzazione.

opportunità e prudenza: dalle innovazioni ai nuovi mestieri

Pur con i rischi evidenziati, viene richiamata anche una lezione derivante dalla storia delle innovazioni tecnologiche: ogni grande evoluzione ha eliminato alcuni lavori, ma ne ha anche creati altri che prima non esistevano. L’esempio riportato è il ruolo di prompt writer, definito come un mestiere che dieci anni fa sarebbe apparso incomprensibile ai più. In questa prospettiva l’AI viene presentata come una tecnologia capace di generare non solo rischi, ma anche opportunità, oggi difficili da prevedere con precisione.

figure citate nel contesto

  • Yanis Ben Amor
  • Jeffrey Sachs

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