Fabio volo si rompe una gamba in vespa tra rimini e riccione e parla di preghiera e figli non battezzati

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Fabio volo si rompe una gamba in vespa tra rimini e riccione e parla di preghiera e figli non battezzati

Una conversazione intensa, costruita su ricordi personali e passaggi di vita raccontati con naturalezza. Fabio Volo ripercorre origini, scelte e responsabilità familiari, intrecciando la nascita della sua attività di scrittore con la trasformazione del rapporto con il lavoro, la scuola e la genitorialità. Dal “brutto incidente in moto” che ha innescato la creazione del primo libro, fino alle riflessioni sulle differenze tra generazioni, emerge un percorso in cui eventi concreti diventano momenti fondativi.

fabio volo e la nascita dei libri da un incidente in moto

La storia parte da un episodio inatteso: Volo racconta di essersi spaccato una gamba in un incidente in moto. L’evento sarebbe avvenuto dopo la perdita della ruota dietro della Vespa sulla statale tra Riccione e Rimini. Il meccanico, a suo dire, non avrebbe montato correttamente il componente; la conseguenza fu il ricovero e un lungo periodo di immobilità in albergo.

Durante quei giorni, Volo descrive come abbia messo insieme i suoi appunti sui quadernoni. Da quella situazione sarebbe nato il suo primo libro, che ha ottenuto l’attenzione dell’agente. L’opera citata è “Esco a fare due passi”, pubblicata nel 2001 per Mondadori.

lavoro, scuola e resilienza: dalla panetteria del padre alla militanza creativa

Il racconto prosegue con un’immagine netta dell’adolescenza e delle prime attività lavorative. Volo dichiara di essere stato poco incline sia alla scrittura sia alla scuola, tanto da iniziare presto a lavorare come fornaio nella panetteria del padre.

Secondo quanto riferito, la “fame” avrebbe favorito la resilienza: la figura paterna viene descritta come ossessiva sul lavoro, con la regola secondo cui non si poteva restare seduti neanche dopo aver infornato. In quel contesto sarebbe emerso un ritmo imposto dall’ambiente familiare. Trasferitosi poi a Milano, Volo afferma di aver notato la differenza: avrebbe lavorato molto di più, con ritmi diversi.

genitori e figli: musica, religione e riflessioni sul tempo che passa

Volo dedica spazio anche ai figli, descrivendo una scena familiare legata alle preferenze musicali. Racconta che i due maschi, uno di 13 anni e l’altro di 11, ascoltano la trap. Il giudizio sulla produzione musicale viene formulato come “non male”, mentre sui testi il commento è più netto: “testi tremendi”.

La parte più personale riguarda il timore di ripetere dinamiche ossessive. Volo sostiene di non voler vedere i figli “ossessionati” come lui lo era in passato per una rivalsa sociale. Esprime anche una preferenza per una vita serena: i figli sono percepiti come già “dall’altra parte” rispetto al giovane Volo.

Nel confronto tra scelte religiose, Volo aggiunge un dettaglio: tutte le mattine medita e prega, mentre i figli non sarebbero battezzati e non praticano religione.

il rapporto con il padre: distanza, giudizi e la crescita del figlio

La linea generazionale nonno, figlio e nipoti viene usata per costruire un quadro di continuità e differenze. Volo descrive il padre come distante: dopo due anni con Le Iene, il padre gli avrebbe chiesto come andasse con le Tigri, senza aver mai visto una puntata. Questa distanza, per Volo, è diventata anche un elemento con cui costruire la propria vita e il proprio modo di relazionarsi con la famiglia.

Nel tempo emergono interrogativi sulla correttezza della distanza. Volo afferma che i figli lo vedono sempre e che si domanda se questo aspetto, rispetto alle differenze con la propria esperienza, sia davvero “giusto”.

la genitorialità di fabio volo: presenza quotidiana e rammarico per i nipoti

Volo riconosce che il padre, pur restando “contestato” e mantenuto a distanza, è stato considerato un genitore migliore di quanto lo sia lui. Lo stesso scrittore afferma di essere un padre molto presente: dichiara di aver passato ai figli più tempo di quanto suo padre ne abbia passato con lui nell’intera vita. Racconta inoltre di fare vacanze con i figli, mentre con il padre non sarebbero mai avvenute, e di seguirli in modo costante.

Il riferimento più specifico riguarda lo sport: Volo afferma di non perdersi una loro partita di calcio. Accanto a questo, però, resta un rammarico legato al tempo: il padre sarebbe morto prima di poter vedere i nipoti giocare.

Volo spiega di aver detto al padre ciò che doveva dire fino alla morte. Solo diventato padre avrebbe capito molte cose: sostiene di aver avuto domande che prima non aveva e di averle perse per sempre. Pur riconoscendo di essere stato fortunato, aggiunge che non aver mai visto il padre giocare con i figli rappresenta una grande perdita, un aspetto che gli manca.

personaggi citati nel racconto

  • Fabio Volo
  • Paolo Kessisoglu
  • Le Iene
  • le Tigri
  • Vespa
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