Ex portiere del milan spiega come ha speso 350 milioni in un anno e oggi non ha più nulla
Da promessa del calcio italiano a uomo costretto a ripartire da zero: la parabola di Angelo Pagotto racconta una serie di cadute, rinascite e rimpianti che continuano a pesare, soprattutto quando entrano in gioco i rapporti familiari. L’ex portiere, che in carriera ha vestito i colori di Napoli, Sampdoria e Milan, oggi vive una seconda vita come allenatore dei portieri. Nonostante la nuova strada, resta il bisogno di fare i conti con alcune scelte e con ciò che non è mai stato possibile recuperare.
angelo pagotto, il milan e i soldi spesi senza freni
Tra i momenti che Pagotto cita con più rammarico, l’approdo al Milan a metà degli anni Novanta occupa un posto centrale. Per lui si è trattato di un’occasione vista come quasi impossibile da rifiutare, ma che ha finito per aprire una fase complicata della sua esperienza. L’ex portiere ammette che quel periodo è stato vissuto con difficoltà, anche per il proprio carattere impulsivo, che gli avrebbe impedito di accettare alcune dinamiche presenti nello spogliatoio. A peggiorare il quadro contribuì anche la vita lontana dal campo.
Pagotto descrive una spesa particolarmente sorprendente: “Entro da Versace e acquisto praticamente tutta la nuova collezione. Vado alla cassa e quasi mi viene un infarto”. Il conto, aggiunge, sarebbe stato di 10 milioni delle vecchie lire. Guardando indietro, attribuisce parte del rimpianto all’idea che servisse più pazienza e maggiore capacità di attendere i tempi giusti. Un riferimento significativo compare quando parla di come sarebbe potuta cambiare la sua traiettoria, collegando il tema della pazienza al compagno Ambrosini: “Se avessi avuto la pazienza di Ambrosini, probabilmente avrei vinto il suo stesso numero di Champions League”.
angelo pagotto, squalifiche per doping e reinvenzione lontano dal calcio
Secondo la ricostruzione fornita, dopo l’esperienza rossonera arrivarono i problemi più gravi. Inizia con una vicenda legata a un presunto scambio di provette, seguita poi dalla seconda squalifica per uso di sostanze proibite. La conseguenza fu la radiazione, successivamente ridotta a otto anni. Si trattò, per Pagotto, di un colpo durissimo, perché lo costrinse a reinventarsi al di fuori del mondo del calcio.
Tra le attività svolte per sopravvivere, Pagotto racconta lavori come cameriere, cuoco e magazziniere, con una quota significativa dell’esperienza maturata in Germania. Un percorso segnato anche dalla depressione rese necessaria l’intrapresa di un cammino psicologico. In questo scenario, indica un elemento decisivo: la moglie, che lo avrebbe aiutato a ricostruire la propria vita e a trovare la strada per rialzarsi.
angelo pagotto, depressione, psicologia e il sostegno familiare
Nel racconto emerge con forza la dimensione personale della ripartenza. La necessità di affrontare la depressione si traduce in un lavoro di tipo psicologico, descritto come parte integrante della rinascita dopo la rottura con il calcio. La figura della moglie viene presentata come un supporto concreto, legato alla ricostruzione della quotidianità e alla possibilità di riprendere in mano la propria vita.
rapporto con i figli di angelo pagotto: dolore e silenzi
Se il calcio ha consentito di ottenere una seconda possibilità, la ferita più profonda resta aperta. Pagotto parla dei figli Alex e Gaja, dichiarando di non avere oggi un rapporto con loro. Confessa che non vengono, non vogliono parlare e non intendono incontrarlo, rendendo la distanza ancora più dolorosa. Il rimpianto più grande è legato all’impossibilità di spiegare ciò che è accaduto negli anni più difficili: “Mi piacerebbe potergli spiegare cosa è successo”.
Continua anche a inviare messaggi per compleanni e festività, senza ricevere risposta. Nel quadro emotivo descritto, l’esito desiderato viene sintetizzato con una frase diretta: “Ricevere la risposta dei miei figli, in questo momento, mi renderebbe l’uomo più felice del mondo”.
Personaggi citati:
- Angelo Pagotto
- Ambrosini
- Alex Pagotto
- Gaja Pagotto
