Chip nel cervello per comunicare : come funziona per chi ha la sla

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Chip nel cervello per comunicare : come funziona per chi ha la sla

Una scommessa tecnologica che diventa pratica quotidiana e due passi avanti nelle interfacce cervello-computer e nella stimolazione cerebrale: i risultati descritti tra ricerca clinica e sviluppo di sistemi basati su segnali cerebrali mostrano come la tecnologia possa passare dalla fase sperimentale all’uso più vicino alla vita reale.

interfacce cervello-computer: uso a casa e comunicazione per la sla

Per due anni un uomo affetto da una grave paralisi e da difficoltà nel parlare legate alla sclerosi laterale amiotrofica (sla) è riuscito a comunicare e a utilizzare un computer grazie a un chip impiantato nel cervello. La particolarità del caso, secondo quanto riportato da Nature Medicine, risiede nel fatto che l’uomo ha impiegato il dispositivo stando a casa, nel contesto della vita di tutti i giorni, anziché usarlo in un ambiente controllato tipico dei laboratori e con la presenza continua di professionisti.

Il dispositivo è stato utilizzato quasi ogni giorno, per un totale di oltre 3.800 ore. Questo elemento indica una continuità d’impiego che mira a dimostrare la possibilità di integrare le interfacce nella quotidianità, mantenendo la capacità del sistema di trasformare l’attività cerebrale in azioni pratiche.

studio coordinato da stavisky e brandman: significato dei risultati

Il risultato è frutto di un gruppo di ricerca coordinato da Sergey Stavisky e David Brandman dell’Università della California a Davis. Lo studio mette in evidenza che le brain-computer interfaces (bci) possono funzionare non solo come strumenti di sperimentazione, ma anche come dispositivi potenzialmente capaci di entrare nel quotidiano.

Le bci vengono descritte come sistemi che rilevano segnali elettrici direttamente nella corteccia cerebrale e li traducono in comandi per controllare dispositivi esterni. Gli autori indicano però un passaggio importante: un solo caso non è sufficiente per tratte conclusioni definitive. Per consolidare l’efficacia e l’affidabilità della tecnica, vengono considerate necessarie ulteriori ricerche volte a valutarne l’efficienza.

chip con intelligenza artificiale: autonomia e cammino nei malati di parkinson

Una seconda linea di ricerca riguarda un sistema composto da chip e intelligenza artificiale. In questo caso i risultati coinvolgono 40 malati di parkinson, con l’obiettivo di ottenere un miglioramento del cammino e una maggiore autonomia.

decodificatori in tempo reale e stimolazione calibrata

Il lavoro, guidato da Politecnico di Losanna (epfl) e Ospedale Universitario di Losanna (chuv), descrive l’uso dell’ia per creare decodificatori capaci di operare in tempo reale. Tali decodificatori interpretano, a partire dall’attività cerebrale, i movimenti che la persona intende compiere.

Una volta identificata l’intenzione motoria, i segnali vengono utilizzati per calibrare la stimolazione elettrica in pochi secondi. L’obiettivo è rendere una tecnica consolidata da oltre 30 anni più adattabile alle circostanze operative.

Il coordinamento del progetto è attribuito a Jocelyne Bloch ed Eduardo Moraud di epfl e chuv.

ricercatori citati nei risultati

  • Sergey Stavisky
  • David Brandman
  • Jocelyne Bloch
  • Eduardo Moraud
Un malato di Sla con paralisi e difficoltà nel parlare comunica da due anni nella vita di tutti i giorni grazie a un chip impiantato nel cervello
Categorie: SaluteTecnologia

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