Zelig, i primi dieci anni: bozzo racconta brignano presuntuoso e i rombiballe raul cremona e ale e franz

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Zelig, i primi dieci anni: bozzo racconta brignano presuntuoso e i rombiballe raul cremona e ale e franz

La storia di Zelig nasce come spazio di cabaret e cresce fino a diventare un punto di riferimento della comicità italiana, grazie a una continuità costruita nel tempo. La prima tappa si colloca il 12 maggio 1986 in uno spazio a Viale Monza: prima circolo, poi teatro e infine casa della trasmissione, che ancora oggi continua a vivere grazie al lavoro di Gino e Michele e Giancarlo Bozzo, insieme a Giancarlo Bozzo.

Il ricordo di quella partenza conserva un impatto vivido: mille persone non era il numero, ma la dimensione dell’afflusso viene descritta con forza da Bozzo, parlando di 5 mila persone arrivate in un locale da 120 posti a sedere. In quel contesto, il quartiere viene rappresentato come travolto dall’evento: traffico in tilt, tamponamenti e mega fari puntati verso il cielo. A distanza di anni, la formazione di quella sera resta un riferimento netto: Bozzo presentava e sul palco c’erano Claudio Bisio, Paolo Rossi e Antonio Catania. Nei primi giorni di cartellone compaiono poi nomi come David Riondino e Angela Finocchiaro, con ulteriori presenze come Silvio Orlando e Tonino Taiuti che interpretavano due suore.

zelig, una casa di cabaret che non si è spenta

Il successo iniziale, raccontato con lucidità, porta orgoglio ma non immediatezza economica. Nei primi dieci anni, Bozzo descrive una fase di forte precarietà: nessuno stipendio, condivisione della casa, e mangiare a teatro. Nel 1993 arriva una rara vacanza: un soggiorno in Grecia pagato dagli amici. Nel 1994 Bozzo torna per lo stesso motivo legato al passaggio personale che poi diventerà matrimonio, sostenuto dal contributo della futura moglie.

Una svolta arriva poco dopo con un’opportunità professionale in un villaggio in Kenya come capo animatore. Il confronto con Gino e Michele si trasforma in decisione: se non cambia la situazione, si lascia tutto. Da lì nasce la società Bananas, con quote partecipate anche da Aldo, Giovanni e Giacomo, Elio, la Gialappa’s, Antonio Albanese e altri. Nel 1996 arriva la proposta televisiva: Italia 1 propone di portare lo spettacolo in tv con Buon compleanno Zelig – 10 anni di risate, punto di avvio della storia televisiva. Da quel momento Bozzo inizia a percepire uno stipendio, pur ribadendo che non si tratta di ricchezza illimitata.

l’impostazione artistica di zelig

Alla nascita di Zelig, non viene indicata una volontà di contrapposizione ideologica contro esperienze televisive specifiche. Il racconto mette in primo piano un obiettivo di merito: cercare nel mondo della comicità cose buone, di buon gusto e con sostanza, da proporre al pubblico. La posizione viene descritta con chiarezza: non si tratta di essere contro qualcosa, ma sempre di essere a favore della comicità.

La percezione esterna richiama l’etichetta di radical chic, ma lo spazio viene tenuto ancorato a un prezzo sostenibile: nel locale non si spende oltre 18 euro per assistere a uno spettacolo. Bozzo sottolinea inoltre che si resta spesso in condizione di passivo e che la tenuta economica non può poggiare sul solo bigliettamento: si va avanti con la tv.

perché zelig funziona, secondo giancarlo bozzo

Le ragioni del successo vengono ricondotte a due elementi principali. Il primo riguarda il rispetto per il pubblico: per tutti gli spettacoli, anche quelli televisivi, viene mantenuto l’idea del biglietto da pagare. L’intento è assicurare che lo show interessi davvero chi viene a vedere, evitando presenze dovute a inviti non legati alla volontà personale di assistere. Il secondo punto mette al centro il lavoro: l’ambiente creato deve permettere a chi lavora di rispettare i colleghi e di sentirsi parte di un gruppo in cui nasce complicità. Il risultato viene collegato al modo in cui questa atmosfera arriva al cuore del pubblico.

giornate difficili e momenti da dimenticare

Nel percorso compaiono anche episodi complessi, descritti come giornate difficili da cancellare. Nel 1988 viene raccontata una situazione in cui arriva un fornitore con richieste di pagamento e non c’è denaro disponibile: Bozzo si chiude in bagno alle 8 e esce alle 3 del mattino per evitare di farsi trovare. Un altro episodio riguarda Bruno Arena dei Fichi d’India: al termine di un’esibizione si sente male e viene portato in ospedale, con il seguito lasciato intuire senza ulteriori dettagli.

i nomi citati tra talenti, rompipalle e presunzioni

Bozzo affida alcuni esempi a Vanity Fair, includendo vari profili del palco. Tra i più grandi talenti citati compare Antonio Rezza, descritto come una figura complicata con un brutto carattere, ma riconosciuta per aver fatto cose eccezionali. Come rompipalle vengono indicati Raul Cremona e Ale e Franz. Tra chi sarebbe considerato più presuntuoso Bozzo menziona Enrico Brignano: un comico definito molto preso da sé, ma anche generoso. Per il più ingrato non vengono aggiunti dettagli: la risposta si limita a un generico non importa.

La categoria del più sottovalutato porta invece a Maurizio Milani. Il racconto insiste su un episodio specifico: Milani, alla prima esibizione da Zelig, arriva con un pacchetto e spiega che si tratta di biscotti al cocco di Codogno, portati per ringraziare l’opportunità; viene poi richiesto di restituirli il giovedì successivo. La reazione di Bozzo lo definisce un genio.

comicità, autocritica e identità politica

Bozzo affronta l’idea che la comicità sia prerogativa della sinistra collegandola all’autocritica. Per fare comicità, secondo il racconto, serve capacità di autocritica: su questo punto la sinistra risulterebbe avvantaggiata, mentre a destra si affronterebbe con maggiore difficoltà. Nel quadro vengono inseriti anche esempi di comici di area opposta, tra cui Pucci, citato però come non capace di far ridere Bozzo: viene descritto come ancorato a un mondo non più presente, o almeno che dovrebbe non esserci.

il rischio di scomparsa del marchio e il supporto nel 2023

La continuità di Zelig viene messa alla prova nel 2023, quando il marchio risulta parte del Gruppo Smemoranda. Bozzo racconta che il 15 marzo avrebbe dovuto tirare giù la clèr per sempre, interpretando la situazione come se fosse sul punto di morire il terzo figlio. Viene spiegato che l’azienda è stata coinvolta nel fallimento pur senza averne responsabilità diretta: l’anno precedente il marchio era stato venduto a Mediaset per una cifra molto importante, non ricevuta direttamente perché finita nei calcoli del fallimento, con una causa attribuita alla gestione non corretta della società.

In risposta, Bozzo indica che con Gino e Michele si è tentato di salvare il marchio prendendo in affitto il ramo d’azienda e poi acquistandolo. Con Mediaset vengono esclusi problemi: nessuna ingerenza, nessuna censura; al massimo sarebbe stata rimossa qualche battuta su “tal biscotto” o “tal prodotto”.

piersilvio berlusconi e il rapporto con zelig

Il racconto include anche un riferimento personale a Piersilvio Berlusconi, descritto con un grande carattere e con una partecipazione appassionata a Zelig. Il supporto viene riconosciuto e viene espresso un ringraziamento per la sua attenzione.

personaggi, ospiti e membri citati

  • Gino e Michele
  • Giancarlo Bozzo
  • Claudio Bisio
  • Paolo Rossi
  • Antonio Catania
  • David Riondino
  • Angela Finocchiaro
  • Silvio Orlando
  • Tonino Taiuti
  • Elio
  • la Gialappa’s
  • Aldo, Giovanni e Giacomo
  • Antonio Albanese
  • Bruno Arena
  • Antonio Rezza
  • Raul Cremona
  • Ale e Franz
  • Enrico Brignano
  • Maurizio Milani
  • Pucci
  • Piersilvio Berlusconi
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