Valutazione di impatto per le politiche di cinema e audiovisivo: il documento mai presentato pubblicamente

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Valutazione di impatto per le politiche di cinema e audiovisivo: il documento mai presentato pubblicamente

La gestione delle risorse pubbliche nel settore culturale sta attraversando un periodo di forte instabilità, segnato da contrasti e decisioni che alimentano tensioni tra visioni differenti. Sullo sfondo, però, emerge un nodo tecnico non più rinviabile: mancanza di un sistema informativo adeguato, assenza di controlli efficaci e valutazioni strutturate su efficienza ed efficacia dell’intervento pubblico. Senza questi strumenti, il governo del settore rischia di restare affidato a procedure opache e a meccanismi non verificabili.

deficit di sistema informativo, controlli e valutazioni

Il problema centrale viene descritto come carente sul piano tecnico. Nella gestione delle risorse pubbliche non risulterebbe presente un adeguato sistema informativo in grado di supportare decisioni e monitoraggi. A ciò si collega l’assenza di controlli adeguati e di valutazioni capaci di misurare l’efficienza e l’efficacia degli interventi dello Stato.

La conseguenza evidenziata è una governance debole, incapace di trasformare programmi e stanziamenti in risultati verificabili, con ricadute dirette sul settore culturale.

deficit di tecnocrazia e deficit di meritocrazia

Viene richiamato un deficit di tecnocrazia e un deficit di meritocrazia. Il governo di centrodestra avrebbe ereditato tali criticità dai predecessori, senza riuscire a introdurre una meritocrazia effettiva, nonostante la sua invocazione in campagna elettorale da parte di Giorgia Meloni.

La narrazione sottolinea anche la sostituzione di dinamiche preesistenti: ai gruppi e alle cerchie di area politica si sarebbero affiancati quelli legati ai militanti di Colle Oppio, con conflitti descritti come lotte fratricide.

valutazione di impatto della legge cinema: previsto, trasmesso, ignorato

Tra i tentativi di efficientamento viene citata la legge Cinema e Audiovisivo del 2016, entrata in vigore nel 2017 e presentata come un provvedimento che avrebbe dovuto introdurre una misura di verifica: la valutazione di impatto.

valutazione di impatto: tempi e finalità fissate

Secondo quanto indicato, la valutazione avrebbe dovuto consentire al Governo, al Parlamento e alla comunità professionale e artistica di comprendere se i fondi destinati allo sviluppo del cinema e dell’audiovisivo avessero prodotto i risultati attesi. I numeri riportati includono un importo inizialmente indicato come 400 milioni di euro l’anno, con crescita fino a 696 milioni nel 2024 e riduzione a 626 milioni per il 2026.

La valutazione avrebbe dovuto essere un rapporto di ricerca da inviare al Parlamento entro fine settembre dell’anno successivo a quello analizzato.

mancata presentazione pubblica e affidamento reiterato

La valutazione descritta risulterebbe mai presentata pubblicamente. Per anni sarebbe stata affidata allo stesso soggetto, ovvero Università Cattolica di Milano insieme alla società di consulenza Ptsclas spa. Ne emerge un quadro in cui il documento risulta formalmente prodotto e ritualmente trasmesso, ma ignoto alla comunità del cinema e dell’audiovisivo.

limiti della valutazione: tax credit, bilanci e commissioni ministeriali

La valutazione viene criticata anche per presunti limiti di visione. Sarebbe mancata la capacità di cogliere la degenerazione del tax credit. In parallelo, si sostiene che non sarebbe stata rilevata la dinamica per cui il Ministero della Cultura avrebbe impegnato risorse maggiori rispetto a quanto previsto dal Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo.

Viene indicato uno “splafonamento” che si tradurrebbe in oltre un miliardo e mezzo di euro.

selezione basata sull’intuitu personae

Ulteriori elementi riguardano i meccanismi selettivi dei contributi pubblici. Le commissioni ministeriali sarebbero state composte da esperti scelti sulla base della fiducia manifestata dal Ministro in carica, richiamando il principio “intuitu personae”.

Nel testo è riportato che Alessandro Giuli avrebbe ribadito l’indipendenza assoluta di tali commissioni, mentre queste sarebbero state formate da persone nominate dallo stesso Ministro.

città del cinema e “progetti speciali” senza contezza

Un ulteriore aspetto riguarda Cinecittà, indicata come utilizzatrice annuale di risorse ingenti per “progetti speciali” di cui non si avrebbe contezza.

nuovo affidamento e ritardi sulla valutazione 2024 e 2025

Viene segnalato un cambiamento, per la prima volta nell’anno precedente: il Ministero avrebbe scardinato il monopolio del tandem Cattolica-Ptsclas. L’anomalo bando sarebbe stato vinto dall’Università di Roma, Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali (Disse). Nel testo è evidenziata una considerazione secondo cui il dipartimento non sembrerebbe vantare un know-how specifico nella materia, senza aggiungere ulteriori dati.

valutazione 2024 non pubblicata

Si afferma poi che, a distanza di un anno dall’affidamento, la valutazione relativa all’

Per orientare le politiche di cinema e audiovisivo c’è una valutazione di impatto: un documento mai presentato pubblicamente

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