Ultimo rifiutato a factor e amici: la verità su maria de filippi e le prime canzoni
Ultimo, cantautore romano, ha incontrato gli studenti dell’università di Tor Vergata in un dialogo con lo psichiatra Paolo Crepet. Nel confronto, l’artista ha scelto di partire dalle domande, raccontando il proprio percorso con immagini concrete: l’energia dei grandi eventi, le ansie legate al palco, l’amore per il pianoforte e la musica, fino ai momenti più difficili, come la percezione di vuoto che può seguire i “bagni di folla”. L’incontro ha fatto emergere una figura in bilico tra ricerca interiore e lavoro quotidiano, in vista dell’uscita del nuovo album e di un maxi concerto in programma nella stessa area universitaria.
ultimo a tor vergata: tra domande personali e musica
Rivolgendosi alla platea, Ultimo ha sottolineato la propria vicinanza generazionale, dichiarando: “Ho la stessa età di alcuni di voi, mi faccio le stesse domande e non ho le risposte”. La scelta di presentarsi come “punto interrogativo” ha impostato il tono dell’intervento, centrato su un modo di guardare al futuro che non privilegia certezze immediate. Durante il colloquio, sono stati ricostruiti gli inizi, l’evoluzione del rapporto con la scrittura e il peso emotivo del successo, con riferimenti diretti a esperienze di tournée e alla sensazione di discontinuità tra la vita del concerto e quella di tutti i giorni.
rifiuti nei talent e percorso costruito nel tempo
Ripercorrendo i primi tentativi nel mondo della musica, Ultimo ha ricordato di essere stato rifiutato ad Amici e X Factor. Cantava brani poi diventati noti, come Giusy, Piccola stella, Sogni appesi, ma ha interpretato quelle esclusioni come il segnale che non era il momento giusto. Il cantautore ha rifiutato l’idea di un rancore verso chi non lo selezionò: l’assenza di ammissione è stata descritta come una circostanza corretta, fino a immaginare che, se avesse avuto modo di giudicare quel provino, probabilmente avrebbe detto no per mancanza di prontezza.
nessun messaggio polemico: la scelta come timing
Il racconto ha incluso anche un richiamo alla figura di Maria De Filippi. Ultimo ha affermato di aver già espresso il concetto secondo cui era appropriato non essere ammesso, spiegando che si tratta di un tema di timing: “c’è un tempo per ogni cosa”. L’impostazione complessiva dell’intervento ha mantenuto un registro coerente: crescita personale, consapevolezza dei limiti e assenza di rivendicazioni.
scrittura e carriera: dai club agli stadi
La traiettoria professionale descritta da Ultimo mette in fila tappe precise: nel 2017 è uscito il disco Pianeti; successivamente è arrivata la vittoria a Sanremo Giovani con Il ballo delle incertezze. Dopo quella fase, l’artista ha attraversato passaggi sempre più ampi, dai club ai palazzetti, fino al secondo posto al Festival del 2019 con I tuoi particolari. Da lì, l’ascesa ha portato al primo live all’Olimpico di Roma e infine a tour negli stadi, con un ritmo che l’ha portato, passo dopo passo, a riempire arene sempre più grandi.
non sentirsi all’altezza e idea di appartenenza delle canzoni
Nel parlare della scrittura, Ultimo ha dichiarato di non sentirsi all’altezza delle canzoni che produce. Ha definito la creazione come una specie di processo separato da sé, affermando che la canzone possiede una sfera propria: “È una magia, so che la canzone appartiene a un’altra sfera”. Nel rispondere alle richieste degli studenti, non ha offerto consigli diretti. Lo spunto condiviso si è concentrato sull’idea di conoscere i propri limiti e superarli attraverso ciò che riesce naturale: “Li ho cantati”. Nel quadro proposto, emerge anche un’osservazione legata all’educazione, con la proposta di una materia scolastica volta a far emergere capacità e inclinazioni personali.
mito della periferia ridimensionato e rapporto con la libertà
Durante l’incontro è stato affrontato anche il tema della crescita nelle periferie. Ultimo ha ridimensionato l’immagine del luogo come mancanza: ha raccontato di aver vissuto una vita in cui non gli è mancato niente. Dal momento in cui ha iniziato a suonare il pianoforte, a otto anni, la musica ha occupato uno spazio stabile nella sua quotidianità: non era “una cosa qualunque”, ma un’istanza personale che continua a essere al centro. L’artista ha poi collegato la fama al cambiamento del modo di scrivere.
dal primo disco al presente: scrittura e responsabilità emotiva
Secondo la ricostruzione di Ultimo, la scrittura delle prime canzoni aveva una leggerezza differente. I temi erano legati a ciò che allora riteneva solo personale, mentre oggi mantiene lo stesso atto di raccontare, pur riconoscendo che sarebbe ipocrita pensare a una libertà totale paragonabile al periodo del primo disco. Il passaggio dalla dimensione privata a quella pubblica è stato descritto attraverso un meccanismo di isolamento dalla realtà: la popolarità e i grandi concerti creano una sorta di bolla che separa dal resto della vita.
il vuoto dopo il tour e la domanda sul risveglio
Ultimo ha raccontato che, quando finisce i tour, vive una sensazione in cui tutto appare finto. Il confronto tra due giornate emerge in modo netto: la sera precedente avverte l’onda di amore davanti a 50-60 mila persone, mentre il giorno dopo si torna alla quotidianità e può perfino accadere che la televisione non si accenda. La domanda centrale diventa quindi come ci si risvegli in un giorno specifico: la prospettiva evocata è quella del 5 luglio, collegata alla fase successiva alle performance descritte nell’incontro.
il nome d’arte e la prova generale per i disabili
Nel racconto legato alle imminenti manifestazioni, Ultimo ha condiviso anche una riflessione sulla genesi del proprio nome d’arte. Secondo quanto dichiarato, la scelta nasce da gesti che costano poco a lui ma possono avere valore per gli altri. Il riferimento è stato associato a un evento che si terrà pochi giorni prima del maxi concerto.
prova generale del 2 luglio e vicinanza attraverso i gesti
Il 2 luglio l’artista aprirà le porte della prova generale a tutti i disabili che vorranno assistere. Ultimo ha collegato questa iniziativa alla motivazione del nome d’arte, presentandolo come strumento di vicinanza. La costruzione dell’evento viene descritta anche come realizzazione di una visione: è un’idea nata quando non si sapeva se sarebbe stato possibile organizzare un concerto con quelle dimensioni, con la sensazione che tra la visione e il compimento esista una continuità interna.
uscita dell’album e maxi concerto a tor vergata
Le informazioni relative al calendario comprendono l’uscita di un nuovo album, fissata per il 19 giugno, intitolato Il giorno che aspettavo. Per la parte concertistica, è previsto un appuntamento nella stessa cornice di Tor Vergata: il 4 luglio, nella spianata dell’università, Ultimo si esibirà in un maxi concerto stimato per 250.000 persone. L’evento viene inserito nel filo narrativo dell’incontro come passaggio finale di un progetto osservato nel tempo, connesso a una visione personale maturata negli anni.
personaggi e protagonisti dell’incontro
Ultimo e Paolo Crepet.

