Screening cardiologico e nuove tecnologie nel safe hearts plan: cosa cambia secondo il cardiologo fedele
La prevenzione delle patologie cardiovascolari torna al centro del dibattito istituzionale grazie al Piano europeo per la salute cardiovascolare (Safe hearts plan), presentato come un documento capace di fornire indirizzi concreti su problemi che incidono in modo rilevante su mortalità e ospedalizzazioni. Durante un convegno dedicato al progetto, svoltosi nella Sala Zuccari del Senato, il presidente dell’Inrc, Francesco Fedele, ha posto l’accento sulla necessità di tradurre gli obiettivi europei in strategie attuabili nel contesto nazionale, mantenendo un livello alto di personalizzazione.
safe hearts plan e priorità delle patologie cardiovascolari
Il Safe hearts plan viene indicato come fondamentale perché introduce un documento di indirizzo sulle patologie cardiovascolari, collocate ai primi posti per mortalità e ospedalizzazioni. La cornice demografica rende il tema ancora più urgente: i numeri sono destinati ad aumentare nel tempo, in relazione all’invecchiamento della popolazione.
In questo quadro, l’Istituto nazionale ricerche cardiovascolari è descritto come un consorzio inter-universitario con il ruolo di interlocutore per personalizzare l’impostazione del piano e declinarla a livello nazionale, tenendo conto delle specificità del Paese.
i tre pilastri del piano: prevenzione, screening e terapie
Il Safe hearts plan poggia su tre elementi considerati cardine: prevenzione, diagnosi precoce tramite screening e terapia supportata dall’utilizzo e dall’accesso ai ritrovati farmacologici e alle nuove tecnologie. La struttura del piano, secondo quanto riportato, mira a intervenire sull’intero percorso di gestione del rischio cardiovascolare.
francesco fedele: prevenzione modulata sul paziente
Francesco Fedele ha evidenziato come i fattori di rischio cardiovascolari da controllare tramite campagne di prevenzione siano determinanti anche per il riconoscimento precoce del rischio. L’intervento di prevenzione, inoltre, può essere orientato in base a variabili individuali, incluso il genere.
Il punto sottolineato riguarda anche una dimensione spesso sottovalutata: le donne, che tendono a percepirsi meno esposte sotto il profilo cardiovascolare, presentano fattori di rischio particolari. Da qui la necessità di un controllo che risulti rilevante sia per la prevenzione primaria sia per la prevenzione secondaria.
approccio pragmatico agli stili di vita
Sul versante della prevenzione e degli stili di vita, Fedele ha invitato a adottare un metodo più pragmatico e personalizzato nella gestione del rischio cardiovascolare. La prevenzione non può essere impostata come schema unico: gli interventi devono essere modulati in base a caratteristiche e comportamenti del singolo paziente.
L’obiettivo, secondo l’impostazione illustrata, non coincide soltanto con l’eliminazione totale dei fattori di rischio, ma include la loro riduzione. È stato ricordato che molti pazienti, anche dopo un grave evento cardiovascolare, non riescono o non intendono smettere di fumare. In tali situazioni, vengono menzionate come possibili alternative le opzioni senza combustione rispetto al fumo tradizionale: pur non essendo prive di rischi, si configurano come uno strumento finalizzato a una riduzione del danno.
riduzione del rischio anche per alcol e fumo
Un’impostazione analoga viene proposta anche per il consumo di alcol. La posizione riportata è di evitare una demonizzazione totale e mantenere un approccio pragmatico, orientato a ottenere il miglior risultato possibile in funzione della persona presa in considerazione. L’orientamento generale resta quello di intervenire in modo realistico sulla riduzione dei rischi, calibrando gli strumenti sulla specificità del paziente.
Personaggi citati:
- Francesco Fedele, presidente dell’Inrc