Sanzioni e lockdown, dietro le scelte politiche i costi umani

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Sanzioni e lockdown, dietro le scelte politiche i costi umani

Le sanzioni internazionali sono spesso raccontate come strumenti di pressione politica, ma i dati descrivono un impatto molto concreto sulla salute pubblica. Un nuovo insieme di provvedimenti europei, l’orizzonte di ulteriori restrizioni e la persistenza di misure unilaterali da parte degli Stati Uniti si inseriscono in una cornice più ampia: l’idea che colpire l’economia significhi colpire anche le persone, con conseguenze che si misurano in vite spezzate, in modo particolarmente severo tra i più giovani. Il tema, quindi, non riguarda soltanto la geopolitica, ma anche il costo umano delle decisioni.

pacchetto ue di sanzioni russia e quadro globale delle restrizioni

Da pochi giorni l’Unione Europea ha varato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Federazione Russa, nel contesto iniziato dal febbraio 2022, cioè dall’avvio del conflitto in Ucraina. La dinamica delle restrizioni non si esaurisce nell’Europa orientale: viene richiamata anche la guerra in Iran, con l’indicazione che l’Iran sarebbe stato soggetto a rigide sanzioni economiche da parte degli Usa da oltre 45 anni. Parallelamente, l’attenzione si sposta su Venezuela, con il riferimento al fatto che sarebbe rimasto sotto sanzioni statunitensi anche dopo un presunto “passaggio democratico e umanitario” del presidente eletto.

Guardando in avanti, il testo sottolinea un possibile prossimo obiettivo militare degli Usa legato a Cuba, descritta come già da tempo interessata da un regime di sanzioni unilaterali. Nel quadro complessivo viene richiamato anche un elemento quantitativo: il primato di Cuba come paese sottoposto a restrizioni per oltre 60 anni.

sanzioni e mortalità: risultati dello studio su 152 paesi

La tesi centrale è che le sanzioni distruggono vite, perché gli effetti sulla salute pubblica sarebbero tali da rendere la mortalità comparabile a quella generata dalle guerre. La ricostruzione si appoggia a uno studio pubblicato su The Lancet, che avrebbe analizzato le sanzioni inflitte da ONU, UE e USA nel periodo 1971–2021 e stimato l’impatto sulla mortalità in 152 paesi sanzionati.

Secondo i risultati riportati, le sanzioni più letali sarebbero quelle unilaterali e economiche, soprattutto quelle imposte dagli USA. A essere colpiti in modo più marcato sarebbero i bambini sotto i 5 anni. La dimensione temporale indicata evidenzia che dal 2010 al 2022 il 25% dei paesi del mondo sarebbe stato coinvolto da qualche forma di sanzione.

La sintesi quantitativa proposta è netta: in 50 anni le sanzioni di ONU, UE e USA avrebbero causato oltre 28 milioni di morti. Nella parte di elaborazione dei dati inclusi nell’articolo e nella sua appendice, che viene descritta come molto corposa, gli Stati Uniti risulterebbero responsabili di circa 26 milioni su 28, pari al 93% del totale indicato. Di queste, circa 4,6 milioni sarebbero bambini con meno di 5 anni.

effetti sulla salute: fragilità del sistema e costi umani sulle fasce deboli

La salute pubblica viene descritta come un sistema complesso e fragile, fondato su equilibri delicati e su connessioni numerose. In tale prospettiva, le politiche che agiscono sull’economia finirebbero per uccidere le persone, con ricadute più pesanti su gruppi discriminati e deboli. Lo stesso schema sarebbe visibile anche in ambito sanitario durante la pandemia, richiamando l’idea delle misure di lockdown concepite secondo un principio di “rischio zero” e adottate senza considerare pienamente le conseguenze sociali ed economiche.

lockdown e sanzioni: logiche condivise e impatto su economia informale e servizi

Nel testo viene citata l’analisi di Thomas Fazi e Toby Green sulle misure restrittive, considerate particolarmente devastanti nei paesi in via di sviluppo. Secondo quanto riportato, nel libro “The Covid consensus” sarebbe sostenuto che l’aumento di povertà e disuguaglianze non deriverebbe principalmente dal virus, ma da politiche come lockdown generalizzati, interruzione delle economie informali, chiusura dei mercati e chiusura di scuole.

La ricaduta descritta interessa milioni di persone nel Sud globale, prive di reti di protezione sociale, con un crollo immediato di redditi e accesso a servizi essenziali. Le conseguenze sarebbero considerate indirette su salute, nutrizione e istruzione.

Lo schema viene poi collegato alle sanzioni economiche: tali misure ridurrebbero l’accesso a beni essenziali, medicine e cibo, peggiorando le condizioni sanitarie. Parallelamente, le restrizioni pandemiche—lockdown, chiusura delle scuole, limitazioni ai movimenti—avrebbero inciso sulla salute pubblica. In particolare, il blocco delle attività economiche ridurrebbe le entrate pubbliche, diminuendo risorse per ospedali e assistenza, mentre aumenterebbe la mortalità indiretta, includendo casi legati a diagnosi e cure mancate.

costo umano e vulnerabilità: quando la dimensione sociale viene trascurata

Il testo mette in evidenza un parallelo: restrizioni pandemiche e sanzioni economiche condividerebbero una stessa logica, ossia decisioni politiche adottate in nome di obiettivi superiori che trasferiscono i costi umani sulle popolazioni più fragili. Le popolazioni interessate vengono descritte come più lontane dai centri di potere che determinano le scelte, mentre il prezzo ricade sui più vulnerabili, con la “moneta” rappresentata dalle loro vite.

Un riferimento finale richiama l’idea sintetizzata dalla frase inglese “it’s the economy, stupid”, usata per ribadire che, in queste dinamiche, la dimensione economica e sociale risulta determinante per comprendere gli esiti sulla vita delle persone.

personaggi e autori citati

  • Thomas Fazi
  • Toby Green
Dietro sanzioni e lockdown la stessa logica: scelte politiche con costi umani

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