Pizzini segreti di messina denaro essere mafioso è un onore

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Pizzini segreti di messina denaro essere mafioso è un onore

Emergono dettagli inquietanti e fortemente caratterizzanti dai pizzini attribuiti a Matteo Messina Denaro, messaggi inviati alle sorelle durante la lunga latitanza. Le carte ricostruiscono un sistema di comunicazione raffinato e strutturato, ma anche un’idea distorta di identità criminale, culminante in frasi che rivendicano la “mafiosità” come segno di appartenenza e, in modo evocativo, richiamano persino l’Unità d’Italia attraverso una lettura politica fondata su siciliani “perseguitati, sopraffatti” da uno Stato indicato come prima piemontese e poi romano.

Le informazioni riportate dagli investigatori riguardano anche la natura dei contatti, i luoghi scelti per leggere e organizzare le comunicazioni e le modalità con cui il boss tentava di controllare la sorveglianza. Al centro delle dinamiche descritte, secondo la richiesta di arresto della procura di Palermo, figurano Bice e Giovanna Messina Denaro, indicate come figure che avrebbero gestito nel tempo comunicazioni e cassa di Cosa nostra per conto del fratello.

pizzini e rivendicazioni di appartenenza mafiosa di Matteo Messina Denaro

Tra i passaggi più citati dei messaggi sequestrati compare l’idea secondo cui essere incriminati di mafiosità, in quella fase, sarebbe percepito come un onore. Il contenuto assume i tratti di un manifesto identitario e si presenta come una rivendicazione personale e delirante, in cui l’ex capomafia afferma la propria appartenenza criminale e inserisce riferimenti all’identità storica del Paese.

rete di comunicazioni durante la latitanza: ruoli e obiettivi

Il materiale ricostruito dagli investigatori descrive un sistema sofisticato di scambio. Matteo Messina Denaro risulta arrestato il 16 gennaio 2023 e morto il 25 settembre dello stesso anno. Nel quadro delineato dalla procura di Palermo, il ruolo delle sorelle Bice e Giovanna viene indicato come determinante: avrebbero gestito per anni comunicazioni e cassa di Cosa nostra, operando in rappresentanza del fratello.

quali parti della rete vengono indicate come decisive

Secondo gli inquirenti, la rete non si limitava a veicolare messaggi, ma serviva anche a mantenere il funzionamento dell’organizzazione durante la latitanza. La richiesta di custodia cautelare si fonda sul timore che Bice e Giovanna possano custodire informazioni rilevanti relative a patrimoni e flussi di denaro, oltre a preoccupazioni connesse alla persistenza di somme ancora nascoste o in circolazione nell’ambito della rete mafiosa.

ossessione per le telecamere e istruzioni per distruggere i dispositivi

Nei pizzini emerge con forza l’attenzione del boss verso la sorveglianza tramite telecamere. In un messaggio dell’8 dicembre 2021 indirizzato alla sorella Bice, vengono impartite istruzioni dettagliate per riconoscere e rimuovere i dispositivi installati dagli investigatori. Le indicazioni includono riferimenti alla presenza di “buchi” o alla forma dei sistemi, con l’ordine di rompere tutto, staccare i dispositivi da dove sono collocati e buttarli a terra sotto una tettoia.

Il testo riporta anche un invito a rispondere alle proteste delle forze dell’ordine con una motivazione fondata su proprietà e legittimità: “Digli che sei a casa tua e non vuoi cose non tue”. Il contenuto delinea un approccio operativo finalizzato a neutralizzare eventuali apparati di controllo e a sostenere una versione difensiva.

luoghi degli scambi: il bagno come quartier generale

Gli inquirenti indicano che il punto centrale per le comunicazioni fosse il bagno dell’abitazione di Giovanna Messina Denaro, in via Piave a Castelvetrano. Lì viveva anche la madre del boss, circostanza che avrebbe giustificato il continuo movimento delle sorelle. Proprio in quel luogo, descritto come riparato da occhi indiscreti, le donne si sarebbero riunite per leggere i pizzini e organizzare i contatti con il latitante.

video e immagini come strumento di comunicazione

Le sorelle avrebbero inoltre realizzato video destinati a Matteo Messina Denaro per mostrargli le condizioni della madre anziana. In un’occasione, nelle immagini sarebbe comparso anche il nipote, figlio di Lorenza Alagna. Dopo aver visto le riprese del bambino, secondo quanto ricostruito, il boss avrebbe scritto: “Non ho provato nulla”.

fratture familiari e ordine di allontanamento

Il materiale descrive anche un rapporto segnato da profonde fratture con la figlia. In messaggi attribuiti al boss compare, tra le altre, l’istruzione di allontanare Lorenza dalla famiglia: “Ti sei scelta tu il tuo destino, non hai mai fatto parte di noi. Oggi te lo diciamo noi: la nostra storia finisce qua”. Solo negli ultimi momenti, a quanto riportato, Messina Denaro avrebbe riconosciuto legalmente la figlia, arrivando a farle accompagnare il feretro fino a Castelvetrano.

sistemi di comunicazione clandestina: condor e van gogh

Le indagini del Ros indicano due canali impiegati per le comunicazioni segrete. Il primo, denominato “Condor”, prevedeva incontri periodici in prossimità di una casa di campagna nel Trapanese, in un luogo dove in passato era stato allevato il cane di famiglia. In quelle circostanze sarebbero avvenuti scambi di lettere, denaro e beni.

Il secondo sistema, chiamato “Van Gogh”, si basava su un invio di corrispondenza tramite posta ordinaria. L’utilizzo della modalità ritenuta meno sospetta veniva indicato anche come strumento per aggirare i controlli investigativi.

pseudonimi legati alla frutta e nomi in codice dell’organizzazione

La rete comunicativa si distingueva anche per gli pseudonimi adottati. Quasi tutti, secondo la ricostruzione, risultavano collegati a frutta e prodotti affini. Rosalia Messina Denaro veniva indicata come “Fragola” o “Fragolone”, mentre i figli erano “Fragolino” e “Fragolina”. Giovanna e Bice erano invece “Ciliegia” e “Uva”; il marito di Bice, Gaspare Como, corrispondeva a “Uvetto”. Patrizia Messina Denaro risultava “Ananas” e il marito Vincenzo Panicola “Ananasso”.

Nel sistema di nomi in codice comparivano anche uomini d’onore esterni alla famiglia: il boss Giuseppe Guttadauro veniva indicato come “Mela”.

ruolo attribuito a Bice e Giovanna Messina Denaro nelle dinamiche mafiose

Per la procura di Palermo, nel tempo Bice e Giovanna avrebbero ricoperto un ruolo descritto come fondato su obbedienza, silenzio e connivenza, assumendo la funzione di garanti della sopravvivenza del capo mafia durante la latitanza. Gli investigatori considerano la possibilità che tali figure possano restare centrali negli equilibri dell’organizzazione anche dopo la morte del fratello.

La richiesta di custodia cautelare include inoltre il timore che le due sorelle possano avere in custodia informazioni decisive riguardo ai patrimoni e ai flussi di denaro di Cosa nostra, con somme che potrebbero essere ancora occultate o in movimento all’interno della rete.

personaggi menzionati nei messaggi e nei riferimenti investigativi

  • Matteo Messina Denaro
  • Bice Messina Denaro
  • Giovanna Messina Denaro
  • Lorenza Alagna
  • Gaspare Como
  • Patrizia Messina Denaro
  • Vincenzo Panicola
  • Giuseppe Guttadauro
“Essere incriminati di mafiosità è un onore”, i pizzini di Messina Denaro e il ruolo delle sorelle nella rete del boss

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