Hantavirus cosè come si trasmette e sintomi: contagio e rischio in italia
Un focolaio a bordo di una nave da crociera ha riportato l’attenzione su un tema delicato: l’hantavirus delle Ande. L’Organizzazione mondiale della sanità ha segnalato una serie di gravi malattie respiratorie in chi viaggiava insieme a membri dell’equipaggio, con casi confermati e sospetti identificati nei giorni successivi. L’Istituto superiore di sanità ha raccolto le risposte alle domande più frequenti su cos’è l’hantavirus, come si trasmette, quali sintomi può provocare, se esiste un vaccino e quali misure possono ridurre il rischio.
hantavirus delle ande: quadro del focolaio e identificazione del virus
Il 2 maggio l’Organizzazione mondiale della sanità ha segnalato un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo di una nave da crociera, coinvolgendo 147 tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Al 6 maggio 2026 risultavano identificati sette casi: cinque confermati in laboratorio e due sospetti. Nel totale dei casi risultavano tre decessi. Il virus è stato successivamente identificato come hantavirus delle Ande.
cosa sono gli hantavirus: zoonosi e tipi di infezione nell’uomo
Gli hantavirus sono virus zoonotici che infettano naturalmente i roditori e vengono trasmessi all’uomo occasionalmente. L’infezione nell’essere umano può determinare malattie gravi e, in alcuni casi, anche la morte. La gravità e il quadro clinico variano in base al tipo di virus e all’area geografica.
Più specie di orthohantavirus possono causare patologie nell’uomo. Nelle Americhe sono citati i virus Andes (Andv) e Sin Nombre (Snv); in Europa i virus Puumala e Dobrava. Nelle Americhe l’infezione è associata alla sindrome cardiopolmonare da hantavirus (Hcps), caratterizzata da progressione rapida e interessamento di polmoni e cuore. In Europa e Asia l’infezione è nota per determinare la febbre emorragica con sindrome renale (Hfrs), che coinvolge principalmente reni e vasi sanguigni.
Le infezioni da hantavirus sono considerate relativamente rare a livello globale. Nella Regione delle Americhe, nel 2025, otto paesi hanno segnalato 229 casi e 59 decessi, con un tasso di letalità del 25,7%. Nella Regione europea, nel 2023 sono state registrate 1885 infezioni (pari a 0,4 per 100.000), il valore più basso osservato tra il 2019 e il 2023. In Asia orientale, in particolare in Cina e Repubblica di Corea, la Hfrs continua a generare migliaia di casi ogni anno, con un’incidenza in calo nel lungo periodo. Ad oggi non risultano segnalazioni di casi umani sul territorio nazionale.
come si trasmette l’hantavirus e quali sono i sintomi dell’hps
modalità di trasmissione: contatto con roditori e superfici contaminate
L’infezione da hantavirus umano si acquisisce soprattutto attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti oppure toccando superfici contaminate. L’esposizione avviene tipicamente in attività come la pulizia di edifici infestati, ma può verificarsi anche durante attività ordinarie in aree fortemente infestate.
I casi umani vengono segnalati più spesso in ambienti rurali, ad esempio foreste, campi e fattorie, dove è più probabile l’esposizione a roditori. È indicata come limitata la trasmissione interumana della sindrome polmonare da ipersensibilità (Hps) in contesti comunitari caratterizzati da contatti stretti e prolungati. La possibilità di trasmissione interumana è documentata esclusivamente per il virus Andes, diffuso in particolare in Argentina e Cile, considerato anche quello collegato al focolaio sulla nave secondo le prime analisi.
Le infezioni secondarie tra operatori in strutture sanitarie sono state in precedenza descritte, con una frequenza che resta rara.
sintomi dell’hantavirus: andamento temporale e quadro clinico
La sindrome da hantavirus umano (Hps) include sintomi come mal di testa, vertigini, brividi, febbre, mialgia e problemi gastrointestinali, quali nausea, vomito, diarrea e dolore addominale. La fase successiva prevede l’insorgenza improvvisa di difficoltà respiratoria e ipotensione.
La comparsa dei sintomi avviene in genere da 2 a 4 settimane dopo l’esposizione iniziale, ma può manifestarsi già dopo una settimana e fino a otto settimane dopo l’esposizione.
Non esiste un trattamento antivirale specifico autorizzato né un vaccino contro l’infezione. La terapia è di supporto e si basa su monitoraggio clinico attento e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. L’accesso precoce alla terapia intensiva, quando indicato clinicamente, contribuisce a migliorare gli esiti, in particolare per i pazienti con sindrome cardiopolmonare.
rischio per la popolazione generale: valutazioni Ecdc e criteri di prevenzione
Secondo l’Ecdc, il rischio di contagio derivante dal focolaio sulla nave da crociera per la popolazione generale dell’area Ue/See è considerato molto basso. Le autorità portuali sono state informate e invitate a impiegare dispositivi di protezione individuale e precauzioni appropriate in caso di contatto con casi sospetti.
Il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie segnala inoltre che, anche qualora si verificasse una trasmissione dai passeggeri evacuati dalla nave, il virus non si trasmette facilmente. Di conseguenza, a condizione che vengano applicate misure di prevenzione e controllo delle infezioni, è ritenuto improbabile lo sviluppo di numerosi casi o di un’epidemia diffusa nella comunità.
Viene anche specificato che il serbatoio naturale del virus Andes non è presente in Europa: ciò porta a escludere l’introduzione del virus nella popolazione di roditori e, quindi, una trasmissione dai roditori all’uomo nel contesto europeo.
come proteggersi da hantavirus: riduzione dei contatti con roditori e sicurezza nelle pulizie
La prevenzione dell’infezione da hantavirus dipende soprattutto dalla riduzione dei contatti tra persone e roditori. Per il virus Andes, oltre a questo principio, si aggiungono precauzioni per limitare il rischio di contagi da malattie respiratorie, come igiene delle mani, etichetta respiratoria (ad esempio coprire le vie aeree quando si tossisce o si starnutisce) e distanziamento fisico.
misure anti-roditori e gestione delle aree contaminate
Le misure indicate per contrastare la presenza di roditori includono:
- mantenere puliti ambienti domestici e luoghi di lavoro, riducendo la presenza di fonti di cibo e rifugi per i roditori;
- sigillare aperture, crepe e punti di accesso che consentano l’ingresso negli edifici;
- conservare alimenti e rifiuti in contenitori chiusi e protetti;
- adottare procedure di pulizia sicure nelle aree contaminate da roditori o dai loro escrementi;
- evitare di spazzare o aspirare a secco urina, feci o materiali contaminati, per prevenire l’aerosolizzazione delle particelle virali;
- inumidire preventivamente le superfici contaminate con detergenti o disinfettanti prima della pulizia;
- lavare accuratamente le mani dopo attività a rischio o contatti con materiali potenzialmente contaminati.