Guerra in ucraina finirà male per kiev secondo carrère

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Guerra in ucraina finirà male per kiev secondo carrère

Emmanuel Carrère torna a intrecciare letteratura e memoria, con un nuovo lavoro che allarga lo sguardo a più generazioni e a più continenti. L’idea di base passa da un nucleo narrativo riconoscibile: la madre, bussola emotiva e culturale di ogni viaggio scritto. Con Kolchoz, Carrère porta in primo piano una Russia che non smette di tornare, come ossessione e origine, ma anche come spazio in cui si concentra la rovina e il destino.

kolchoz di emmanuel carrère: una storia che attraversa generazioni

Nei primi passaggi del romanzo compare un addio, rivolto alla madre Helene, nominata come punto di passaggio decisivo. La dimensione personale si intreccia con un’ampiezza temporale che diventa struttura dell’opera: la stesura ha richiesto un anno e mezzo e si sviluppa su quattro generazioni e un secolo intero. Scrivere, per Carrère, viene descritto come un’esperienza capace di farlo sentire ricco e libero mentre attraversa tutto questo arco.

la russia di carrère tra ossessione e destino

La Russia nei libri di Emmanuel Carrère appare come qualcosa di più di un luogo: diventa ossessione, origine e rovina. In Kolchoz, il termine kolchoz richiama le aziende agricole collettive dell’Urss, ma a casa di Carrère assume un significato diverso, legato all’infanzia e a un rituale: stare a letto tutti insieme. Il richiamo riporta anche a un momento specifico: quando la madre muore, lui e i fratelli si ritrovano al centro delle stesse pareti per compiere, per l’ultima volta, quel gesto chiamato kolchoz.

famiglia e scrittura: la madre come valore assoluto

La domanda sulla genealogia familiare riguarda se, senza quella madre, Carrère sarebbe diventato lo scrittore che è. La risposta insiste su un fattore decisivo: la scrittura come valore assoluto presente nella sua crescita. La madre, a scuola, diceva che non era essenziale avere voti cattivi; ciò che contava davvero era che i ragazzi leggessero. In questo contesto lo scrivere viene definito come un prolungamento naturale della vita.

una frase russa indelebile: “operazione speciale per la pace”

Alla richiesta di una parola russa più indimenticabile, Carrère propone un riferimento recente: l’idea che in Russia non si parli più di guerra e pace, ma di operazione speciale per la pace. La frase, presentata come battuta in circolazione, diventa per lui un esempio di lingua e cambiamento.

helene carrère: morte, carattere e inconscio “a cielo aperto”

All’interno delle prime pagine di Kolchoz l’addio è rivolto alla madre Helene, descritta come una figura che “se ne è andata a modo suo”. Viene sottolineato che anche la morte è presentata come coronamento di una vita. La scena del funerale viene raccontata con un contesto istituzionale: erano presenti la storica specialista dell’Unione Sovietica e segretaria dell’Accademia di Francia, e anche Macron, il presidente ricordato con un tratto preciso, associato al fatto che “non suda”.

Carrère collega questa caratteristica a un discorso formulato dalla madre: per lei non era a modo sudare, e di conseguenza neppure era a modo dormire. La sala ride quando emergono queste descrizioni. Nel racconto, Helene viene anche associata a una dimensione psicologica: apparteneva a persone che non sanno di avere un inconscio e, soltanto più avanti, lo riconoscono, trasformandolo in qualcosa di visibile, definito “a cielo aperto”.

macron e l’ucraina: politica, criteri e orizzonte della guerra

Macron entra nel discorso anche come soggetto potenziale per un ritratto ulteriore. Carrère afferma che gli piacerebbe scrivere un terzo ritratto. Il secondo sarebbe già esistito al G7 in Canada, dove era presente anche Meloni. In quell’occasione Carrère collega il proprio modo di giudicare i politici a un criterio: supportare l’Ucraina.

Alla domanda su come finirà la guerra di Kiev, Carrère prevede uno scenario negativo, legandolo a un presupposto: la guerra è iniziata male, e quindi teme finisca male. Racconta inoltre di essere stato diverse volte in Ucraina dall’inizio del conflitto. Nell’ultima visita ha girato un documentario sui treni che da Kiev arrivano al fronte: da un lato l’eroismo, dall’altro una stanchezza estrema, definita come un sentimento quasi schizofrenico. Nel ragionamento emergono due poli contrastanti: da una parte l’idea che i morti non debbano essere morti invano; dall’altra la consapevolezza che non torneranno le frontiere prebelliche.

scrittura e confini: temi difficili e distanza giusta

Carrère dichiara di non avere progetti in corso e di non sapere cosa scriverà in futuro. Per lui la difficoltà più grande è individuare un tema. Nel contesto dell’intelligenza artificiale afferma che, secondo una narrazione diffusa, gli scrittori avrebbero una specialità o un aspetto magico non sostituibile. Il punto sollevato da Carrère è che questa convinzione potrebbe essere un’illusione.

frontiere letterarie e frontiere geografiche

Altra parte del confronto riguarda le frontiere, sia letterarie sia geografiche. Carrère racconta di essere stato in West Bank pochi mesi prima, nel mese di febbraio, ma di non essere riuscito a scriverne. Nell’attesa indica l’idea della bonne distance, cioè la distanza giusta, necessaria per riuscire a farlo.

una barriera contro il male alle persone reali

Carrère riconosce anche un confine da non superare: una barriera che deve impedire di fare del male alle persone reali. Nella sua esperienza afferma di averla superata scrivendo un Romanzo russo, in cui dice di aver maltrattato la madre e la compagna dell’epoca. Non dichiara pentimento esplicito, ma afferma che non lo rifarebbe.

personaggi citati

  • Emmanuel Carrère
  • Helene
  • Macron
  • Meloni
Emmanuel Carrère: “Guerra in Ucraina? Finirà male per Kiev. In Russia non si parla più di Guerra e Pace, ma di operazione speciale per la pace”

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