Gucci e la battaglia legale ,9 milioni: la storia dietro il caso con Patrizia Reggiani e l’accusa di aver pagato la donna che uccise il padre

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Gucci e la battaglia legale ,9 milioni: la storia dietro il caso con Patrizia Reggiani e l’accusa di aver pagato la donna che uccise il padre

Dall’attico di Galleria Passerella, Allegra Gucci ha ricostruito il momento in cui la comunicazione della morte del padre ha cambiato la sua vita e quella della sorella Alessandra. In un racconto legato a una fase decisiva dei fatti giudiziari, il 27 marzo 1995 emerge come data cardine: Patrizia Reggiani, madre delle due donne, avrebbe fornito una parte della verità, mentre il resto si sarebbe trasformato in un percorso di scoperta e responsabilità durato nel tempo, fino a implicare anche la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

Questa vicenda trova oggi nuova risonanza attraverso un passaggio pubblico: quattro pagine e una ricostruzione cartacea in precedenza, e ora una narrazione connessa ai contenuti condivisi sul profilo Instagram delle sorelle Gucci. Il nucleo resta lo stesso: la lunga sequenza di controversie con la madre e con la stampa, con l’obiettivo di chiarire la propria versione di quanto avvenuto.

la sintesi legale: “chi ha ucciso ha incassato. chi ha perso il padre ha pagato”

Il senso complessivo della battaglia viene racchiuso in una formula netta: “Chi ha ucciso ha incassato. Chi ha perso il padre ha pagato”. La frase richiama l’esito di un confronto approdato ai livelli più alti, fino alla decisione della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo che, secondo la ricostruzione riportata, ha portato a un’archiviazione in ultimo.

Paola Franchi e l’origine della causa per il risarcimento

La vicenda prende avvio con la causa presentata dall’ultima compagna di Maurizio Gucci, Paola Franchi. Secondo quanto riportato, l’uomo sarebbe stato ucciso davanti al portone di casa in Via Palestro a Milano, tramite un sicario inviato dall’ex moglie. Dopo l’omicidio, Paola Franchi avrebbe intrapreso un’azione giudiziaria per ottenere un risarcimento nei confronti di Patrizia Reggiani.

Nel racconto di Allegra, emerge che la legge avrebbe stabilito un meccanismo attraverso cui le figlie dell’uomo ucciso avrebbero dovuto versare denaro alla madre condannata, in modo che quest’ultima potesse risarcire la propria ex compagna. All’epoca dei fatti, la narrazione parla di un’età di 14 anni per Allegra, mentre la procedura avrebbe riconosciuto a Paola Franchi un indennizzo pari a 700 mila euro, comprensivo di danni patrimoniali e morali.

l’accordo di St. Moritz e il “promemoria d’intenti” del 1993

Accanto al risarcimento riconosciuto alla Paola Franchi, rimane centrale una seconda questione: il debito che Patrizia Reggiani avrebbe dovuto riscuotere dalle figlie ed eredi, collegato ai contenuti di un accordo precedente. La ricostruzione indica un’intesa siglata con Maurizio Gucci il 24 dicembre 1993 a St. Moritz.

Il cosiddetto “promemoria d’intenti” avrebbe previsto l’obbligo di corrispondere all’ex moglie un vitalizio di 1,1 milioni di franchi svizzeri l’anno. Le figlie, secondo quanto riportato, avrebbero negato l’adempimento del vitalizio per l’intero periodo in cui Patrizia Reggiani avrebbe scontato la pena.

il principio confermato dalla giustizia italiana

La legge italiana, secondo la ricostruzione, avrebbe chiarito un punto decisivo: la validità dell’accordo di St. Moritz del 1993. Viene indicato che una sentenza d’Appello del 2015 e la sua conferma in Cassazione nel 2017 avrebbero ritenuto che il reato penale, cioè l’omicidio, non annullasse un contratto civile precedente.

Di conseguenza, le figlie ed eredi si sarebbero trovate obbligate legalmente a pagare la madre che avrebbe fatto uccidere il padre. Le obiezioni sollevate dai legali delle eredi, come indicato, avrebbero riguardato il tentativo di far valere l’ipotesi che fosse stata proprio Patrizia Reggiani a far uccidere l’ex marito, con un riferimento alla CEDU.

da vent’anni di atti giudiziari all’accordo privato

Il percorso avrebbe trovato una definizione solo di recente, con la firma di un accordo privato obbligato. La ricostruzione indica che l’esito avrebbe portato al versamento di 3,9 milioni di euro alla madre, a fronte di 43 milioni accumulati e dovuti, secondo i termini della controversia richiamata.

Le sorelle Gucci sostengono che non si tratterebbe di una storia chiusa e contestano la narrazione diffusa dai giornali. Nel comunicato richiamato, sarebbe stata respinta l’interpretazione di un “accordo segreto” e di una “pace con la madre”, affermando che non esisterebbe alcuna corrispondenza con la realtà giuridica o umana.

la trattativa e le conseguenze delle procedure esecutive

Il testo riportato descrive la trattativa come un processo protratto a lungo, in cui le due sorelle avrebbero dovuto negoziare sotto la minaccia concreta di procedure esecutive. Tra i rischi menzionati compare il pignoramento dei beni, inclusa l’abitazione.

Viene ribadito che l’intesa non sarebbe stata il risultato di una scelta libera, ma una soluzione obbligata davanti al rischio di procedure esecutive e pignoramenti. In questa cornice, viene indicato un riferimento complessivo ai tempi: dietro ai 3,9 milioni di euro sarebbero presenti vent’anni di provvedimenti, udienze, atti giudiziari e spese legali in Italia e in Svizzera.

Il racconto richiama anche un aspetto umano legato alle notti trascorse a gestire la situazione mentre lo Stato, secondo la ricostruzione, avrebbe esposto le due donne alla “mercé” di chi avrebbe ordinato la morte di loro padre.

personaggi e protagonisti citati nella ricostruzione

  • Allegra Gucci
  • Alessandra Gucci
  • Patrizia Reggiani
  • Maurizio Gucci
  • Paola Franchi
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