Gatto mi ha morso al primo scatto: cosa ho imparato sul rapporto con i cani
Un marziano a Torino non sembra più una trovata: diventa un modo preciso per raccontare cani, linguaggio e relazioni attraverso immagini capaci di restare. Navid Tarazi, conosciuto online come Doggodaiily, ha trasformato macchine fotografiche, una pallina sonorizzata e crocchette in mano in un universo condiviso, fino a dare forma a un libro fotografico che riprende un tormentone: “Posso fare una foto al tuo cane?”. Il progetto trova spazio nel catalogo di Mondadori Electa e porta con sé storie, vita quotidiana, emozioni e una visione che mette l’inquadratura all’altezza del cane.
doggodaiily e il successo del libro fotografico su torino
La pubblicazione del volume è stata accompagnata da risultati considerati molto positivi, con vendite ben oltre le aspettative. La presentazione al Salone del Libro 2026 non ha attirato una folla numerosa, ma il contesto torinese racconta un’altra dinamica: in una città in cui i cani possono entrare pressoché ovunque, la presenza di Doggodaiily è rimasta fortemente concentrata e, secondo la cronaca, fatta di incontri capaci di valorizzare il singolo momento. Le presenze citate in quella sede sono tre, descritte come una per una speciale nel loro modo.
navid tarazi: un racconto “altra specie” che diventa linguaggio
Il percorso di Navid Tarazi si intreccia con una trasformazione culturale netta: arrivato in Italia poco più di tre anni fa, senza sapere l’italiano, ha imparato a leggere i significati anche attraverso la quotidianità. La sua storia non è presentata come un semplice contenuto social, ma come la narrazione fantastica di un alieno che, girandosi attorno, vede soltanto cani. L’esperienza si traduce in una fotografia che cerca profondità e un confidente umano, come se l’immagine nascesse da un’osservazione continua.
frasi e scoperte: dal bassotto “come cane” al cane che ti segna
Nelle parole riportate, Navid racconta dettagli che diventano regole del sentire. Un esempio riguarda l’uso comune del linguaggio: chi ha un bassotto non direbbe “ho un cane”, ma “ho un bassotto”. Un’altra scoperta riguarda il significato dell’esperienza personale: non tutti i cani sono i tuoi cani; ascoltando le persone, ha compreso che nella vita esiste un cane capace di lasciare un segno, e che quel cane rimane “il tuo” anche se se ne sono avuti altri o se ne avranno ancora.
torino e il rapporto con i cani: oltre razza e censo
La prospettiva di Doggodaiily include anche un confronto con l’ambiente di origine. Viene ricordato che in Iran i cani non possono apparire in strada, e che a Torino il rapporto tra persone e animali risulta eccezionale oltre le differenze di ceto e condizioni. La sintesi della sua visione è netta: quando fotografa, non vede un cane di razza, ma solo un cane. Questo approccio attraversa l’atto fotografico e la scelta narrativa.
fotografia a “altezza cane”: calma, rispetto e gesti che contano
Il cuore del progetto è descritto come una mescolanza delicata tra curiosità personale e profondità sensoriale, con una presenza costante di calma. Navid afferma di non aver mai avuto paura di fotografare i cani e, soprattutto, di aver imparato aspetti concreti del contatto. Viene riportato un esempio: alcuni gesti, come allungare una mano sopra la testa, possono innervosire l’animale, eppure tra quelli incontrati nessuno gli avrebbe morso. Questo tipo di attenzione viene presentato come parte della sua “alchimia” con il mondo canino.
gatti e “domani”: la pagina Instagram e il primo morso
Alle domande sul futuro, legate a una possibile pagina dedicata ai gatti, la risposta viene collegata a un episodio immediato: il primo giorno in cui ha fatto foto a un gatto, gli ha subito morso. Nel racconto, il parallelo tra cani e gatti non viene trattato come antagonismo, ma come segnale di una curiosità pronta a trasformarsi in esperienza. L’idea della nuova presenza social è indicata come un evento che accadrà presto.
memoriale e salice piangente: un senso di quiete nella memoria
La costruzione emotiva della narrazione include un richiamo a un’iniziativa specifica: il Memoriale dei Cani in piazza Sambuy a Torino. L’immagine evocata è quella di rami dondolanti e dolci di un salice piangente, capaci di raccogliere fotografie di cagnolini non più presenti. Navid viene descritto come qualcuno che collega quell’esperienza a un ricordo arrivato da New York: ha visto l’iniziativa, ha pensato che fosse giusto farne una anche a Torino, e ha indicato la presenza di difficoltà legate al verde pubblico, con l’auspicio che resti com’è. La conclusione che viene riportata ridimensiona la percezione del gesto: “in fondo è solo un albero in tutta Torino”.
persone e riferimenti citati nel racconto
Nel racconto compaiono riferimenti a figure e percorsi che contribuiscono a delineare il clima culturale attorno alla popolarità di Doggodaiily:
- Navid Tarazi, alias Doggodaiily
- Francesco Taverna
- Chico (maltipoo)
- Alberto Angela


