Fiorello show al salone del libro tra caso garlasco e di donatello
Al Salone del Libro di Torino 2026 va in scena un incontro che unisce spettacolo e sapere televisivo con un ritmo raro da trovare altrove. Fiorello, showman siciliano noto per la capacità di coinvolgere grandi platee, si presenta nella cornice dell’evento insieme al critico televisivo Aldo Grasso per presentare il libro Cara televisione (Raffaello Cortina Editore). L’atmosfera resta immediatamente leggera, ma ogni scambio alimenta la conversazione con precisione e naturalezza.
fiorello e aldо grasso al salone del libro: duetto tra comicità e competenza
L’idea del confronto tra personalità lontane per stile sembra smentita dai fatti fin dalla prima battuta. Fiorello prende il centro della scena con un tono scherzoso e partecipato, rispondendo con ironia alla domanda sul libro di Grasso: “Il libro del dottor Grasso? L’ho letto sì… ehm… ne ho letto metà. Susanna mi ha fatto il riassunto”. Il pubblico segue il gioco senza perdere il filo: la conduzione di Fiorello, basata su mimica, variazioni di ritmo e comicità immediata, mantiene per un’ora un’attenzione costante, senza pause percepite come vuoti.
Lo showman si lascia andare anche a un passaggio biografico che trasforma il contesto in una piccola sceneggiatura. Dopo l’ovazione ricevuta nell’Auditorium torinese, cita la propria età con autoironia: “Tra quattro anni fanno settanta e verrò qui col girello”. L’energia resta alta anche quando il racconto sembra spostarsi su temi più ampi, come l’evoluzione della fruizione televisiva.
cara televisione: lettura, gioco scenico e mimica con l’interprete
Per trenta minuti Fiorello coinvolge Grasso “letteralmente in piedi”, costruendo un momento di comicità basato su un gioco di mimica e dialogo. A guidare la scena insieme al conduttore e al critico interviene l’interprete per sordomuti che accompagna l’incontro, trasformando il passaggio linguistico in una vera gag.
Il gioco inizia con la domanda: “Come si dice Fiorello nel linguaggio dei segni?”. La signora Anna mime un fiorellino a cui togliere i petali; la risposta provoca la reazione immediata della platea. Quando arriva il turno del nome di Grasso, la spiegazione viene resa attraverso un’altra mimica, con le mani “allargate” attorno al ventre, che Fiorello riproduce. La sequenza scatenata dalla comicità del gesto riporta l’Auditorium a pieno volume.
fiorello e la memoria della tv: varietà, telecomando e famiglia davanti allo schermo
Nel racconto si inserisce anche un confronto generazionale legato alla tecnologia e alle abitudini. Fiorello parla del periodo in cui il televisore non aveva nemmeno il telecomando: il primo dispositivo, racconta, sarebbe stato quello del fratello Beppe, che si alzava dal divano per cambiare canale; successivamente toccò a suo padre, che utilizzò un bastone lunghissimo per evitare di alzarsi. Il richiamo diventa un passaggio di memoria sull’imprinting televisivo: la tv in bianco e nero dei varietà del sabato sera, con nomi citati come Falqui, Johnny Dorelli, Walter Chiari e Raffaella Carrà.
Fiorello ricorda anche una scoperta legata ai colori: la prima volta in cui vide un campo da tennis, notò che era rosso e definì quell’istante con una reazione diretta. Da qui passa all’elemento più familiare: l’idea che un tempo la televisione unisse. Fiorello descrive che lo “spettacolo” aveva un centro domestico condiviso: ci si riuniva davanti alla tv con tutta la famiglia. Oggi, invece, la visione risulta più frammentata, con ciascuno che segue ciò che preferisce in modo autonomo.
La testimonianza di Rosario si sposta ancora su un periodo specifico: per tredici anni, durante il lavoro nei villaggi turistici, la televisione non l’avrebbe mai guardata; i programmi gli venivano raccontati dai turisti. Racconta così una perdita diretta della programmazione: “Mi sono perso tutti i programmi di Renzo Arbore” e sottolinea come la vita nei villaggi fosse scandita anche da canti e ritmo (“La vita è tutta un quiz”).
dal festivalbar a rai: il percorso di fiorello tra varietà e scoperta degli autori
La traiettoria si collega a un momento di svolta professionale legato al Festivalbar. Fiorello viene notato quando, sul palco, deve contribuire a riempire il vuoto creato dall’assenza improvvisa dei Red Hot Chili Peppers. A riconoscerlo sarebbe stato l’impresario Bibi Ballandi che lo lancia in Rai. In risposta alle parole di Grasso, Fiorello ricorda una finestra temporale: “Stasera pago io va in onda dal 2001 al 2004”.
Grasso definisce quel periodo come “uno dei più bei varietà della storia della tv”. Fiorello aggiunge un dettaglio sulla propria posizione: “Cantavo, ballavo, imitavo. Ero Di Martino prima di Di Martino”. Il racconto mette al centro l’esperienza dei villaggi turistici come palestra: è lì che avrebbe imparato a fare spettacolo con ciò che aveva a disposizione.
Fiorello insiste anche sul tema della scrittura e della presenza degli autori in televisione, sottolineando come l’incoscienza del percorso abbia potuto aiutare a muoversi e ad arrivare più preparato di quanto pensasse. La conversazione prosegue con Grasso che resta coinvolto nel confronto, mantenendo la dinamica tra racconto personale e lettura critica.
attenzione breve e format morbosi: il confronto sulla tv che cambia
Nel dialogo emerge un punto comune: la televisione amata dai due non esiste più con le stesse condizioni. Fiorello e Grasso indicano che, a eccezione di Sanremo, il contesto attuale avrebbe trasformato la durata dell’attenzione del pubblico. Grasso sottolinea che oggi il tempo di coinvolgimento sarebbe brevissimo, mentre Fiorello porta un esempio concreto: sua figlia, per riferirsi a una presenza televisiva, spiega di averla vista su Instagram o TikTok.
Il critico lega questa frammentazione a una presenza costante di contenuti orientati al crimine. Nel confronto entra anche un riferimento esplicito: “Io però quando sento il caso Garlasco cambio canale”. La frase chiude il cerchio tra testimonianza e valutazione pragmatica del pubblico, riportando il tema centrale del libro alla realtà quotidiana dei programmi.
ospiti e protagonisti dell’incontro
- Fiorello
- Aldo Grasso
- Anna (signora Anna)


