Decreti sicurezza: allerta rossa lancia l’osservatorio online sui diritti dei cittadini
La compressione dei diritti non arriva sempre con annunci immediati: spesso emerge gradualmente, attraverso misure che restringono spazi, libertà e possibilità di movimento nella vita quotidiana. Dopo cinque decreti di sicurezza in quattro anni, la domanda su quanto si siano ristretti i diritti fondamentali diventa centrale, anche perché diverse libertà, tra cui il diritto di riunione pacifica, risultano già intaccate. A tenere insieme dati, evoluzioni territoriali e criticità giuridiche contribuisce AllertaRossa, osservatorio online sui diritti civili che pubblica informazioni e analisi pensate per essere più accessibili.
allertarossa e la mappa delle zone rosse: dati, evoluzione e impatto urbano
AllertaRossa realizza un lavoro di monitoraggio e mette a disposizione una mappa delle “zone rosse”, con la visualizzazione dell’evoluzione e dell’espansione nel tempo. Le aree vengono indicate come istituite nelle città a partire da dicembre 2024, sulla base di una direttiva emanata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
Secondo il gruppo di lavoro, ciò che inizialmente viene descritto come temporaneo può diventare permanente e finire per incidere sul panorama urbano. L’effetto descritto riguarda la compressione della sfera dei diritti dei cittadini, in un contesto in cui la misura amministrativa modifica concretamente gli spazi della quotidianità.
identificazioni e controlli: sproporzione nei numeri tra milano e altre città
Il confronto tra territori viene sostenuto anche da una serie di dati riportati nel monitoraggio. Per l’area metropolitana di Milano, nel 2025 le forze di polizia avrebbero effettuato 1.938.464 identificazioni, pari a 600 controlli ogni 1.000 abitanti, con una crescita del 13% rispetto al 2024.
Nel medesimo periodo, per l’area metropolitana di Londra le identificazioni indicate sono 138mila, pari a 15 ogni mille abitanti. Per Los Angeles, risultano 80 ogni mille abitanti, includendo anche i controlli legati a infrazioni stradali. La lettura che emerge dal materiale presentato è che la differenza di intensità sia marcata, rendendo evidente il tema della proporzionalità.
provvedimenti amministrativi e limitazioni quotidiane: dal daspo agli obblighi di firma
Oltre ai numeri dei controlli, la criticità principale viene ricondotta al crescente ricorso a provvedimenti amministrativi ritenuti capaci di limitare i diritti senza che sia presente un controllo giurisdizionale. Le misure descritte vengono presentate come preventive e capaci di rendere off limits intere aree della città.
La lista delle forme di restrizione richiamate include:
- ordini di allontanamento
- Daspo urbano
- Daspo dei locali pubblici
- obblighi di firma
- divieto di uscita nelle ore serali
Viene inoltre segnalato un impatto economico rilevante: le multe possono arrivare a decine di migliaia di euro. Tra gli esempi riportati rientrano le sanzioni per chi convoca un presidio senza preavviso alla questura.
ricorsi amministrativi e costi: difficoltà di contestazione e garanzie differenziate
La contestazione dei provvedimenti viene descritta come complessa e onerosa. L’appello al Tar viene indicato come un percorso costoso: viene citato un contributo unificato di 650 euro, a cui si aggiungono le spese legali e tutte le altre voci correlate. In questa prospettiva, il sistema amministrativo sarebbe meno accessibile rispetto ad altre forme di tutela.
La riflessione formulata nel materiale sostiene che la giustizia amministrativa discrimini a partire dal censo e che non offra le stesse garanzie della giustizia penale.
supporto ad attivisti e rete associativa: assistenza legale, psicologica e digitale
AllertaRossa dichiara l’obiettivo di informare e sensibilizzare su questi temi, con l’intenzione di indirizzare verso un supporto adeguato chi si trova a subire provvedimenti legati alla repressione dell’impegno civile e politico. Il focus viene indicato soprattutto sugli attivisti più giovani e su coloro che non hanno alle spalle grandi organizzazioni.
Il gruppo di lavoro risulta composto da volontari e attivisti di Amnesty International, Arci, artivismo.milano e NAGA. La collaborazione viene collegata all’Hub di Protezione, un progetto nazionale a cui aderiscono diverse associazioni e professionisti. L’assistenza menzionata riguarda aspetti legali, psicologici e digitali.
assenza di trasparenza e mancata risposta alle istanze: diritto di accesso e controllo democratico
Un altro nodo segnalato è l’assenza di trasparenza. Viene evidenziato che, rispetto ad altri Paesi, l’Italia non risulterebbe all’altezza. Pur esistendo una legge sulla trasparenza ritenuta chiara, il ministero dell’Interno e sue articolazioni, tra cui la Prefettura di Milano, non risponderebbero alle istanze dei cittadini. Nel quadro descritto, questo comportamento finirebbe per vanificare, nei fatti, il diritto di accesso e il controllo democratico sull’operato della pubblica amministrazione.
La motivazione indicata dal gruppo di lavoro collega i costi dell’operazione alle difficoltà di rendere disponibili i dati e i bilanci. La creazione delle zone rosse, la mobilitazione di personale e mezzi dell’esercito e la presenza costante di polizia, carabinieri e guardia di finanza vengono considerate attività non prive di costi. In questa prospettiva, il bilanciamento tra spesa e risultati sarebbe un aspetto che il ministro Piantedosi non riuscirebbe a sostenere pubblicamente.
paradosso sul bilancio criminalità: calo dei reati e interrogativo sull’efficacia
Nel materiale presentato viene segnalato un paradosso: nello stesso comunicato di dicembre 2024 con cui la Prefettura di Milano avrebbe annunciato l’istituzione delle “zone rosse”, sarebbe stato tracciato anche il bilancio sulla criminalità a Milano nell’anno precedente. Secondo quanto riportato, il quadro mostrerebbe un drastico calo dei reati che il provvedimento avrebbe dovuto prevenire.
I dati indicati includono:
- -10% i reati di strada e le rapine in pubblica via
- -17,5% i furti con destrezza
Da qui nasce la domanda centrale riportata: a fronte della mobilitazione di uomini e mezzi, viene messo in discussione a cosa e a chi sia servito l’impianto operativo.
Personaggi e membri del gruppo citati nel monitoraggio:
- Matteo Piantedosi
- Amnesty International
- Arci
- artivismo.milano
- NAGA
