Cina vs ue la guerra commerciale diventa legale chi ci rimette

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Cina vs ue la guerra commerciale diventa legale chi ci rimette

Dopo il 5G, la corsa ai veicoli elettrici e l’attenzione sulle terre rare, la tensione commerciale tra Cina e Unione europea cambia terreno e punta direttamente sul piano legislativo. La sequenza di mosse recenti, culminata con un provvedimento formale di Pechino, sposta l’attenzione da accuse e ritorsioni reciproche verso un confronto più strutturato: regole, procedure e confini giuridici che coinvolgono aziende e individui.

cina contro ue: nuova linea sulle indagini rsf e giurisdizione extraterritoriale

La decisione arriva con una nota ufficiale del ministero della Giustizia cinese, che qualifica le indagini promosse dall’Unione europea ai sensi del Regolamento sulle sovvenzioni estere (RSF) come “giurisdizione extraterritoriale impropria”. Nel testo contenente il provvedimento, la richiesta rivolta alle controparti è chiara: aziende e individui cinesi non devono fornire assistenza alle autorità di Bruxelles durante le fasi investigative.

Il nodo centrale riguarda il caso Nuctech, produttore cinese di strumenti per i controlli di sicurezza, finito nel mirino delle autorità comunitarie nel 2024. Secondo la contestazione, i sussidi ricevuti dall’impresa avrebbero potuto distorcere il mercato interno europeo.

caso nuctech: contestazioni cinesi e richiesta di difesa della sovranità

Pechino respinge l’impianto delle verifiche condotte dai funzionari europei e sostiene che, nel corso degli accertamenti, sarebbe stata imposta in modo arbitrario una vasta gamma di informazioni non necessarie legate al territorio cinese. In questa cornice, il provvedimento viene ricondotto alla volontà di tutelare la “sovranità nazionale”.

regolamento rcifej: fondamento giuridico e conseguenze per i trasgressori

La misura poggia su un impianto normativo specifico: il Regolamento della Repubblica Popolare Cinese sul contrasto all’applicazione extraterritoriale impropria di leggi e provvedimenti stranieri (RCIFEJ). Il regolamento è stato introdotto dal Consiglio di Stato ad aprile e attribuisce alle autorità cinesi nuovi e più ampi poteri per indagare imprese, governi e individui stranieri accusati di imporre “giurisdizione extraterritoriale ingiustificata” nei confronti di entità nazionali.

Secondo il decreto, chi viola le disposizioni può incorrere in misure quali divieto di ingresso nel paese, espulsione e sequestro di beni.

prima misura concreta: il passaggio dalle parole alle azioni

Il provvedimento cinese viene presentato come una svolta: non si limita al consueto scambio di accuse, ma introduce azioni concrete per ostacolare un’indagine estera considerata ingiustificata. Esperti citati da una fonte giornalistica indicano che l’ordinanza sull’extraterritorialità nasce per colmare lacune nel quadro giuridico cinese, finora ancorato a tre grandi aree legislative: sicurezza nazionale, relazioni estere e anti-foreign sanctions.

limiti delle norme precedenti e focalizzazione sul tema dell’extraterritorialità

Le norme esistenti, secondo gli analisti, non sarebbero state sufficienti ad affrontare adeguatamente la “giurisdizione extraterritoriale impropria” quando la presunta violazione non rientrava in modo esplicito in una minaccia diretta alla sovranità. Il nuovo regolamento amplia quindi la portata delle leve legali disponibili.

bloccanti e sicurezza della catena: periodo di sperimentazione normativa in cina

Le misure legate alla RSF arrivano in un contesto di forte sperimentazione normativa. Pochi giorni prima, Pechino aveva attuato per la prima volta le cosiddette Blocking Rules del 2021 a tutela di cinque raffinerie cinesi sanzionate dagli Stati Uniti per presunti acquisti illeciti di petrolio iraniano.

Nel frattempo, ad aprile, l’Unione europea aveva annunciato e poi cancellato provvedimenti sanzionatori contro due banche cinesi accusate di sostenere Mosca nella guerra in Ucraina: un passaggio descritto come “rottura di un tabù” nel quadro europeo. Sul versante cinese, sempre ad aprile risale il Regolamento sulla sicurezza industriale e della catena di approvvigionamento (RISCS), che consente alle autorità di indagare su imprese, governi e individui stranieri sospettati di violare principi di mercato, interrompere transazioni o imporre misure discriminatorie con danni sostanziali alla sicurezza della catena di approvvigionamento cinese.

bruxelles accelera: iaa, cybersecuritiy act e nuovo strumento contro la sovraccapacità

La crescente operatività regolatoria cinese viene letta in parallelo ai piani in corso a Bruxelles per rafforzare la risposta normativa. In particolare, il focus riguarda la finalizzazione dell’Industrial Accelerator Act (IAA) e il potenziamento del Cybersecurity Act.

Le due misure non citano esplicitamente la Cina, ma incidono in modo potenzialmente rilevante sui settori ad alta tecnologia: l’IAA, se approvato, imporrebbe condizioni rigorose alle aziende cinesi impegnate nei comparti high-tech europei, tra cui l’obbligo di creare joint venture con aziende locali e trasferire know-how. Il Cybersecurity Act, invece, limiterebbe l’accesso ai mercati europei in ambiti come telecomunicazioni, semiconduttori, cloud computing e veicoli connessi.

nuovo strumento europeo per l’eccesso di capacità produttiva

In parallelo, la Commissione europea punta entro l’estate a ottenere l’approvazione degli Stati membri per un nuovo strumento finalizzato ad affrontare la sovraccapacità produttiva cinese. Secondo una ricostruzione riportata da un quotidiano economico, tra le proposte figurerebbero limiti alle forniture straniere, con quote indicate tra 30% e 40% per singolo paese, a sostegno di settori colpiti da un’impennata di importazioni a basso costo, come chimico e macchinari industriali.

incertezze e conformità: rischio incrociato per aziende straniere

Nel quadro complessivo emergono timori di crescente opacità normativa e difficoltà interpretative. L’attenzione si concentra sul linguaggio dei regolamenti considerato ambiguo e sui chiarimenti ritenuti inadeguati. Un docente citato in ambito accademico osserva che, anche se le misure sarebbero indirizzate principalmente alle aziende cinesi, l’ampiezza delle disposizioni potrebbe portare, in futuro, a estensioni anche verso imprese estere.

La preoccupazione principale viene collegata alla regolamentazione dei dati. Nella stessa cornice, viene richiamato il divieto cinese relativo all’acquisto di Manus da parte di Meta. La lettura complessiva è che i dati rappresentino “l’ultima frontiera” della competizione geopolitica tra Cina, Stati Uniti e Unione europea.

incudine e martello: violare ue o infrangere le norme cinesi

Per le aziende straniere si delinea uno scenario definito come incudine e martello. Mantenere rapporti con partner cinesi per ridurre i rischi legati alle sanzioni di Pechino potrebbe comportare violazioni di norme europee. In alternativa, rispettare le restrizioni di Bruxelles potrebbe esporre a violazioni della legge cinese, con conseguenze potenzialmente includenti sanzioni amministrative, esclusione dagli appalti pubblici, limitazioni su import/export, trasferimento di dati e persino misure su ingresso/uscita e soggiorno in Cina per i responsabili legali.

La dinamica viene descritta come una forma di “decoupling giuridico”, con blocchi economici che puniscono le imprese in base alla scelta di osservare le regole dell’altro, aumentando incertezza legale e costi di conformità.

controlli geoeconomici e ruolo delle terre rare: pressione crescente sulle catene globali

Un rapporto della Camera di Commercio dell’UE in Cina descrive come, dal 2020, Pechino si sia affidata con frequenza senza precedenti a “controlli geoeconomici”, misure economiche orientate al raggiungimento di obiettivi geopolitici. Nel periodo compreso tra 2021 e 2025 vengono indicati trenta episodi di restrizioni alle esportazioni, di cui dieci avrebbero riguardato segmenti critici delle catene di approvvigionamento globali, includendo anche le esportazioni cinesi di terre rare.

Dal 2020 successivo, anche l’export di prodotti stranieri sarebbe sottoposto alle leggi di Pechino quando include componenti o tecnologie di origine cinese.

esito del confronto diplomatico e complicazioni per Bruxelles

Il summit tra Xi Jinping e Donald Trump, concluso con una sostanziale vittoria diplomatica della Cina e pochi risultati economici concreti, viene indicato come un elemento che complica la posizione di Bruxelles. Il quadro descritto evidenzia difficoltà nel coordinare una strategia coerente tra i 27 paesi che da anni devono affrontare la questione della concorrenza e delle restrizioni legate alla Cina.

protagonisti citati e contesto geopolitico

Sono menzionate diverse figure legate al contesto politico e diplomatico, oltre ai soggetti aziendali direttamente coinvolti nelle contestazioni e nelle misure.

  • Donald Trump
  • Xi Jinping
  • Henry Gao
  • Nuctech
  • Manus
  • Meta
La guerra commerciale Cina-Ue si sposta sulle leggi. E le aziende straniere si ritrovano tra l’incudine e il martello

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